George Floyd

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“I can’t breathe!” Non riesco a respirare. È morto così George Floyd, 46 anni, nero, afroamericano, sdraiato pancia a terra, il collo schiacciato dal ginocchio di un poliziotto di Minneapolis (Minnesota), il sangue che gli cola dal naso. "Non uccidetemi" dice. Quando arriva la barella e viene caricato sull'ambulanza, George non si muove più, è già troppo tardi. La sua colpa? Una banconota da 20 dollari falsa. “I can’t breathe!” Non riesco a respirare. Sono le stesse, identiche, parole che aveva pronunciato sei anni fa, a New York, Eric Garner, anche lui nero, anche lui afroamericano, anche lui morto soffocato mentre veniva arrestato con l'accusa di vendere sigarette contraffatte. Causa ufficiale di morte: arresto cardiaco. A distanza di sei anni non c'è ancora un colpevole per la morte di Garner. Non c'è – e probabilmente non ci sarà mai – un colpevole neanche per George Floyd. Non c'è mai stato per Michael Brown, ucciso a Ferguson a colpi di pistola, e per una lista infinita di neri morti ammazzati per strada da agenti bianchi, senza processo, né alcuna giustizia. Questa, anche questa, è l'America, la terra dei diritti. I diritti di qualcuno e non di tutti. Un luogo dove, se sei nero, se sei povero, un agente può toglierti la vita in pieno giorno, davanti a tutti, senza neppure essere incriminato. Dove essere afroamericano è una sentenza di morte. Che quest'immagine faccia il giro del mondo. Che questo nome, George Floyd, non sia dimenticato. Che questa frase diventi una pietra d’inciampo dell’umanità. “I can’t breathe” Non riesco a respirare. L. Tosa Seguite anche le altre nostre pagine @arteaitempideisocialnetwork @idischichehannosegnatounepoca @ilmegliodeicartonianimati

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Non so cosa pensare davanti a questo. Guardo la foto, e vedo soltanto quel volto impassibile, le mani in tasca, gli occhi vuoti, e un uomo che sta morendo senza un motivo. Non è una tragedia, non è un errore, è un assassinio brutale e disumano. E non riesco ad accettare che sia successo davvero, che quell’uomo sia morto cosi, senza nemmeno il tempo di spiegare, con il respiro mozzato e la vita che gli scorreva addosso, sempre più debole, sempre più dolorosa. Pochi minuti per uccidere un uomo. Senza nemmeno pensarci. Senza guardarlo negli occhi, e vederci dentro la paura, il terrore, il ricordo della famiglia, e il futuro che non avrà mai. Infiniti giorni per portare addosso il segno indelebile del suo sangue, anche quando verrà lavato via, e non resterà altro che una divisa impeccabile, le tasche vuote, e le stesse mani bianche da nascondere. Nemmeno il coraggio di mostrarle, quelle mani che hanno condannato un uomo per il colore della sua pelle. Morto in strada, sull’asfalto di ghiaccio. E le sue ultime parole sono state soltanto una richiesta di aiuto. Non riesco a respirare, ha detto. Non lo ha aiutato nessuno. Un popolo di fantocci davanti al predatore, sagome vuote, immobili, che si arrabbiano solo perché gli altri si sono arrabbiati. Ma è sempre troppo tardi. Quell’uomo poteva essere salvato, ma nessuno lo ha fatto. Una famiglia lo aspettava a casa, e lui non è mai tornato, morto senza nemmeno poter chiedere scusa, o asciugare le lacrime di chi oggi piange la sua mancanza. Non si può morire così. Ma non si può nemmeno uccidere con l’indifferenza stampata in faccia, con la presunzione di essere migliori, e pensare di avere il diritto di poter togliere la vita, come un Dio, o come un signore della guerra, solitario e unico soldato di sé stesso. Questa non è la civiltà, non è la democrazia occidentale, non è un mondo giusto, se continuano a morire uomini per colpa del pregiudizio, e se il razzismo continua a restare impunito, anzi, legalizzato, come un pensiero qualunque sul tempo. E se dobbiamo piangere altre vite, e non stupirci nemmeno più del fatto che il poliziotto fosse bianco e la vittima di colore, forse è stato superato un limite che non avrebbe dovuto essere raggiunto. Il limite della dignità umana. Perchè quell’uomo è morto soffocato, un corpo inerte, schiacciato da un poliziotto in divisa, che per quella divisa dovrebbe garantire giustizia, e invece si è trasformato in giustiziere. Oggi hanno un nome, domani ne avranno un altro, e non servirà a niente scandalizzarsi, e ogni volta dimenticare e fingere che non sia mai successo. Perchè non si può morire così. Ma non si può nemmeno vivere con la paura che un giorno, per un solo errore, e per quelle mani scure con cui sei nato, un uomo in divisa ti uccida. Senza processo, senza diritti, come una bestia da macello. E se mi chiedono cosa ne penso, ecco, mi fa paura. Più di tutto il resto, mi fa paura. Perchè George Floyd non è stato ammazzato solo dall’uomo in divisa. No, è stato ammazzato anche da tutti quelli che sono stati rimasti a guardare. Omertà. Anche l’omertà uccide, sapete? Finché ci sarà omertà, finché non si troverà il coraggio di combattere per il diritto alla vita, le cose non cambieranno. E George Floyd verrà dimenticato, sepolto e pianto dalla sua famiglia, citato in quelle liste dei massacri ingiustificati, degli afroamericani uccisi dai poliziotti bianchi, ma la giustizia, quella vera, lui non l’avrà mai. È per quella lista che si dovrebbe combattere. E per tutti quelli che sono vivi, e sognano un mondo in cui si possa convivere in pace, senza odio, senza guerra, e senza dover lottare per esercitare un diritto universale, inalienabile, sacro: il diritto a vivere.

17 pensieri su “George Floyd

  1. E sì che i films di Hollywood vorrebbero farci credere che i neri hanno anche posizioni importanti nella polizia: giusto come quella di George Floyd sotto il ginocchio del razzista e, di sicuro, suprematista in divisa.

  2. Tutto incredibile.
    Leggendo la notizia, e guardando le immagini, mi sono detto “non sarà mica morto *davvero*”?
    Ed invece sì. Siamo ancora a questi livelli, in una America dove il germe razzista ancora prospera, anche grazie ad una politica sociale che permette tutto ciò.
    I poliziotti sono stati licenziati? Grazie al caxxo, e chissenefrega? Mica ritorna in vita il deceduto!

  3. Il mio pensiero l’ho espresso tante volte e lo ribadisco ancora una volta: che sia negli Usa o in Russia o Cina o in qualunque altro posto, Italia compresa (Cucchi solo l’ultimo caso eclatante) la verità è che in tutte le forze dell’ordine del mondo trovano posto i peggiori delinquenti carogne infami della società. Non saranno la maggioranza ma ci sono e sono in ogni forza un cospicuo numero di individui che dietro lo scudo protettivo della divisa agisce spesso in spregio di ogni legge civile e morale. Sono un cancro e andrebbero estirpati se non fosse che spesso godono di protezioni così estese e forti che raramente qualcosa cambia. In questo caso c’è l’aggravante razzista ma non è quella la lettura per comprendere quello che succede in ogni angolo di mondo. Questa è semplicemente feccia, gente intrisa di odio e frustrazione, gente che trova copertura politica in tutti quei partiti e movimenti suprematisti, sovranisti, nazionalisti…legge, patria, dio, ordine bla bla bla e tuta quella solfa che esce di solito dalle loro menti bacate. Un mondo civile li manderebbe a scavare nelle miniere più profonde…senza che ne possano più uscire…

  4. io non lo so ma credo che leggendo in giro qua e la, su svariati argomenti, quello che mi rimane è pensare che infondo la più grande fortuna che abbiamo è che molte persone non abbiano realmente il coraggio di trasformare le parole in fatti…

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