Sono affetti stabili

Visto che da una settimana sono tutti giuristi esperti e psicologi della mente umana, vorrei dire la mia su un tema quanto mai attuale: i cosiddetti affetti stabili. Un termine per indicare tutte quelle persone che rientrano nella categoria dei congiunti, ma che non sono citati in alcun documento ufficiale. Non fatevi ingannare dal nome, eh no.

Sono da ritenersi congiunti i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge).

Gli amici? No. Non sono affetti stabili. Per carità, lo capisco, ci sono quelli con settecento amici che avrebbero organizzato assembramenti epocali, come si può affermare che un amico non conti niente? Non puoi scegliere la famiglia in cui nascere, ma puoi scegliere gli amici, e tante volte sono proprio loro a salvarci la vita, ad ascoltarci, a proteggerci, perfino da noi stessi. Amici fin dalla prima infanzia, io me li ricordo tutti, anche quelli che se ne sono andati, quelli di cui non so più niente, e quelli che ho perso per una mia sciocca mancanza di coraggio. Ci ho messo un po’, ma poi l’ho capito. Ho capito quanto l’amicizia sia speciale, ma l’ho capito appena in tempo, prima di essere allontanata dal mondo reale per una pandemia. La quarantena ha diviso tutti, ha creato distanze, ha generato silenzi, e per due mesi ho visto gli amici solo da uno schermo, figure intangibili a due dimensioni, ma ora è innegabile, sono stanca. Sono stanca perfino di quelle videochiamate che mi fanno sentire così lontana. Problemi da niente, lo so. A tante gente manca il lavoro, la famiglia, la salute, a troppi è mancata la vita, e con quale diritto posso protestare se mi mancano gli amici? Ma è la sensazione che tutto ci competa, che se qualcuno deve subire in silenzio quelli siamo noi. Noi che non lavoriamo in fabbrica, ma studiamo alla scrivania. Noi che rappresentiamo il futuro, ma vediamo il futuro sempre più nero. Siamo visti come un pericolo, il pericolo della disonestà. Ma tutti i miei amici sono chiusi in casa da due mesi, a guardare dalla finestra quelle persone che le regole non le rispettano mai. Siamo qui, senza certezze, con la gioia per i traguardi raggiunti che forse vivremo a metà, ma non abbiamo mai alzato la voce per questo. Perchè veniamo sempre dopo, perché tanto siamo giovani, e allora possiamo sopportare. Proprio ieri ho assistito ad una discussione avvilente, un anziano che non voleva fare la fila al supermercato, e ha risposto ad un ragazzo dicendo che le file le dobbiamo fare noi, noi che siamo giovani. E perché? Perchè dobbiamo portare noi il peso di un paese che non sa gestirsi? Passando perfino per quelli disonesti, che questa benemerita fase due non la vedranno nemmeno. Non sono fidanzata, non ho cugini, mio padre tornerà al lavoro, ho un solo nonno ma vorrei proteggerlo, e poi ho gli amici, che non posso vedere. Nemmeno quell’amica che per me è come sorella, che ha dormito a casa mia, che conosce i miei genitori come io conosco i suoi, e che spesso mi capisce anche meglio di me. Ma per la legge non è un affetto stabile. Noi, che non siamo mai riuscite a star lontane più di una settimana, e che aspetteremo ancora, perché siamo persone oneste. Lo chiamano distanziamento sociale. Ma solo a me fa paura questa parola? Mi sono accorta che se rispetti le regole, tutti ti guardano strano. Se rispetti il metro di distanza e fai lo slalom tra la gente, tutti ti fissano come se fossi matto. O è perché sono giovane? Il problema è che non siamo tutti uguali, certo, ma nel nostro caso è più semplice generalizzare. Siamo quelli dei festini illegali, delle grigliate sui tetti, degli aperitivi in giardino. No. Non è così. Non siamo tutti così. E non siamo nemmeno immuni dalla mancanza, perchè è pesante, ma a nessuno sembra importare. Facciamo lezione da soli, davanti al computer, studiamo da soli, passiamo il tempo da soli, e c’è perfino chi è rimasto bloccato lontano da casa, con gli affitti da pagare, i libri da comprare, degli esami da sostenere. Ai maturandi, poi, è stato tolto tutto. L’ultima gita, l’ultima foto di classe, l’ultimo giorno di scuola, l’ultima campanella, e nessuno ci pensa? Non è solo l’esame di maturità. Non sono solo esami universitari. Non è solo voti e documenti firmati, è la nostra vita, e in questo momento è difficile per tutti, lo so, ma lo è anche per noi. Non siamo più forti solo perché siamo giovani. Tanti di noi sono fragili, soli, e anche a loro è stato proibito di vedere gli amici perché non sono affetti stabili. Ma vorrei rispondere per loro. Perché quando ho un problema, io ho bisogno degli amici. Quando sto male, chiedo aiuto agli amici. Quando ho voglia di sfogarmi, lo faccio con gli amici. Anche quando sono felice, lo condivido con gli amici. E non è la stessa cosa farlo da uno schermo, o rinunciarci del tutto. Qual è la differenza con un fidanzato? Non esiste forse un legame affettivo anche con gli amici? Eppure sono gli amici che ci vedono soffrire per le relazioni sbagliate, che ci vedono prendere decisioni folli, ma sono sempre lì, ogni giorno al nostro fianco, nonostante tutte le nostre cazzate. Vi dirò di più: la fiducia di un amico è tra le cose più preziose che la vita ci regala. E nessuno può venirmi a dire che un amico non sia un affetto stabile. Non un decreto, non un ministro, non un parlamento. Lo rispetto in quanto legge, e come me tutti i miei amici, ma continuerò a sentirmi vittima fino a quando i giovani verranno considerati un pericolo. Si parla di noi come se fossimo numeri, esami da sostenere, tutta la vita da vivere, ma anche noi sappiamo soffrire, in silenzio. Vediamo i nostri genitori in difficoltà, il nostro paese in ginocchio, il mondo stesso al collasso, e ci viene chiesto di studiare, di pensare al futuro, senza neanche poter chiedere: ma quale futuro? Perchè io, appena potrò, guarderò gli amici in faccia e lo chiederò a loro.

15 pensieri su “Sono affetti stabili

  1. Come ti capisco cara Penny, io non più alcun parente. La mia famiglia è conpost da tre amiche, una abita in Germaia perciò la vedo una volta all’anno. Carla è come una sorella e vive sola come me in un paese vicino, mi sto domandanado quando potremo rivederci.

  2. Il problema di questo paese ( va be’, uno dei tanti!) è che siamo maledettamente incapaci di essere concreti e speriamo che debba sempre essere la legge o qualcuno a dirci cosa fare, come , quando così da avere delle norme di cui poi potersi lamentare o da poter eludere, infrangere ecc ecc. Se fossimo invece pratici e concreti basterebbe semplicemente usare il buonsenso e il buon senso per essere applicato necessità solo di poche accortezze che, se seguite, bastano. Della serie, evita di stare al chiuso dove ci sono tanti sconosciuti, nel caso devi proteggiti, poi se vieni a contatto ti lavi. Stop. Tutto il resto è inutile paranoia e terrorismo. E non ne abbiamo bisogno perché genera risentimenti, paure e comportamenti disumani.

    • Certo, sta tutto lì. Ma le multe purtroppo restano, e se non si vuole correre il rischio di dover sborsare, l’unica soluzione è attenersi alle norme. Sempre dovendo fare i conti con i furbi, che non hanno nè buonsenso nè rispetto per le norme

      • E purtroppo per ogni furbo abbiamo anche la controparte delle forze dell’ordine che in questi giorni spesso è riuscita a dare il peggio di se multando li dove davvero non ce n’era bisogno con comportamenti indegni. Anche da quel lato troppo spesso manca il buonsenso.

      • Ne ho parlato nell’ultimo post: la maggior parte di loro io la licenzierei in tronco. Certi lavori meritano rispetto soprattutto da parte di chi li svolge! Personalmente sono davvero schifato da tutto un sistema che porta sempre di più a sentire lo Stato non come parte di noi ma come una sorta di nemico da cui star lontano. E questo non va bene…

      • Un esempio? Quelli che multano gli anziani sull’autobus perche si sono scordati di timbrare il biglietto (e il biglietto lo avevano in tasca nuovo nuovo), esempi come questi ce ne sono tanti.

  3. “Vediamo i nostri genitori in difficoltà, il nostro paese in ginocchio, il mondo stesso al collasso, e ci viene chiesto di studiare, di pensare al futuro, senza neanche poter chiedere: ma quale futuro?”

    Ottima domanda !!!

    E’ proprio su quello che tutti dovrebbero riflettere; invece almeno il 90 / 95% delle persone vegeta e dorme, non si informa, si beve tutta la propaganda che i media gli propinano in dosi massicce, credono ai servitori di ben altri padroni, si perdono nelle comodità e negli agi tecnologici senza curarsi degli effetti collaterali, socializzano (almeno credono di farlo) su social indecenti rinunciando sempre più ad interagire con un contatto diretto e sincero.
    Intanto il loro futuro glielo stanno fottendo …
    ciao

    • Si cerca di essere ottimisti ma anche obiettivi, e a volte mi sembra che ci si focalizzi su dei cavilli quando in gioco c’è ben di più. Ma se viene posta la domanda, comincia a retorica

  4. Uno a questo punto può andare a trovare un amico o una amica dello stesso sesso, e se viene fermato può affermare di essere legato con questa persona da un affetto omosessuale.
    Possono obiettare?

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