Un venerdì sera alternativo

Ieri ho trascorso una bella serata. So che potrà sembrare inopportuno, in fondo è brutto manifestare gioia in un momento drammatico, in cui centinaia di persone muoiono ogni giorno, ma la chiave per farsi coraggio, lottare, e trovare perfino il modo di sorridere, è qui, accanto a noi. Noi che siamo in quarantena, che vediamo un futuro nero, che abbiamo paura, ed è normale. Il nostro unico dovere è quello di restare a casa, e ci pesa, certo, ma dovremmo capire che non siamo in prigione. Siamo fortunati. È fortunato chi è sano, con una famiglia sana, i propri cari accanto, e magari la possibilità di lavorare da casa. Non sono tante le persone fortunate, a volte ci penso, e mi rendo conto di quanto sia sciocco lamentarmi, arrabbiarmi, perché ho tutto quello che si può desiderare, e che molti non possono avere. Ma se c’è un modo per poter evadere, anche soltanto per una sera, da una realtà mostruosa e sanguinaria, allora forse vale la pena di trovarlo. Tutti noi.

Per questo ne parlo. Perchè sono stata bene. E perchè non esistono distanze, barriere fisiche, o scuse che possano allontanare. Anzi, per assurdo si è un po’ tutti più vicini. Abbiamo bisogno di un conforto, di saperci in salute, di scherzare per esorcizzare una situazione surreale, e nel ventunesimo secolo abbiamo mille possibilità, tra i messaggi e le videochiamate, tra i social network  e i telefoni fissi. Ieri abbiamo organizzato un venerdì sera tra amiche, tutte in pigiama, davanti alle telecamere dei computer. Abbiamo parlato, abbiamo riso, abbiamo sognato sulla fine di questa quarantena, e ci siamo divertite così, a distanza, senza poterci abbracciare, ma guardandoci negli occhi come in tutti quei venerdì sera trascorsi assieme. Sì può, certo che si può. E non è cambiato niente. Ritrovarsi in videochiamata anziché in un pub, e non doversi nemmeno preoccupare di come vestirsi, perché tanto siamo tutte sul letto con le felpone e i pantaloni della tuta. E così un venerdì sera in casa si trasforma in una piacevole serata, e per me, che avevo paura di perdere quei legami in costruzione, è stato importante. Vedere e sentire le loro voci, come se fossimo tornate a un mese fa, e immaginare di essere tutte nella stessa stanza, tutte vicine, magari separate da un vetro, ma ugualmente insieme… E’ un modo per affrontare gli ostacoli, per stringersi la mano a distanza, per rallegrare delle giornate tutte uguali, e perché no, anche pensare a quando tutto questo sarà finito. Si condivide la speranza, la voglia di normalità, il desiderio di poter fare le valige e partire, si parla tutto, ci si fa perfino qualche foto, un fermo immagine dello schermo con i riquadri delle nostre camere. Ironia della sorte, ne parlavamo proprio quindici giorni fa, in quel sei marzo che è stato il nostro ultimo venerdì sera fuori casa. Ci eravamo promesse di dare inizio a una tradizione, di vederci almeno una volta alla settimana, una sorta di appuntamento fisso, di rifugio dalla routine universitaria, e invece si siamo ritrovate tutte in quarantena, in lotta contro una pandemia. Assurdo. Ma non ci si può arrendere. Non così, non adesso, non quando abbiamo la fortuna di essere tutte al sicuro, e probabilmente senza alcun diritto di lamentarci davvero. Si scherza su questo, si parla di correre su e giù per le scale, di salire sul tetto, di fare sport sul terrazzo, ma in fondo che cosa possiamo chiedere di più? Abbiamo l’opportunità di stare insieme, di inaugurare davvero quella tradizione, di organizzare davvero una volta alla settimana una serata nostra. Pensare che da bambina non sopportavo parlare al telefono. Scappavo via, e quando la mamma mi costringeva, schiacciando il telefono contro il mio orecchio, io rispondevo a monosillabi, con una timidezza che esplodeva, perché non vedevo la faccia dell’altra persona e mi sentivo a disagio. Se mi avessero detto, qualche mese fa, che sarei stata per ore in videochiamata, non ci avrei creduto. Ma forse, in questa quarantena, mi sono resa conto ancora di più di quanto ci tengo, di quanto io non voglia perdere quelle amicizie, e di quanto io abbia bisogno di certezze, di punti fermi, di sapere che ci sono. Anche da lontano. A mezzanotte siamo rimaste in due, ma per un tempo indefinito abbiamo continuato a parlare, a raccontarci le nostre vite, aneddoti divertenti e ricordi, perché in fondo ci conosciute da meno di un anno, ma in così poco tempo è nata una bellissima amicizia. Siamo state noi a prometterci di vederci ogni settimana, noi a proporre la tradizione del venerdì sera, e l’ultima volta, quel sei marzo così lontano, si parlava di andare alle terme, o a giocare a biliardo, o ancora di riunirci a casa per prenotare le vacanze estive. L’ho accompagnata in auto, quella sera, e ci siamo salutate con l’impegno preso di vederci presto. Ma ieri, quando ho spento il computer, mi è sembrato di essere tornata indietro nel tempo.Mi è sembrato di aver appena parcheggiato l’auto in garage, di essere appena tornata a casa, di aver appena salutato tutte con un bacio sulla guancia. E’ stato strano darci la buonanotte a tarda ora, e anziché scrutare il cielo stellato, vedere uno schermo nero. Ma finirà questo momento, la realtà cambierà di nuovo, e torneremo a vivere la nostra vita all’aria aperta. Io ci credo, e mi impegno, nel mio piccolo perché ciò accada. In fondo mi rendo conto di essere parecchio fortunata.

16 pensieri su “Un venerdì sera alternativo

  1. Se siamo arrivati al punto che si deve aver anche paura di essere felici e di sentirsi vivi allora è davvero preoccupante! Invece credo che bene avete fatto e bene fai ad esserne contenta.😈

  2. Abbiamo diritto a essere felici, sereni, a godere di quanto di bello ci arriva. Forse che se fossimo tutti lì a piangere, cambierebbe qualcosa? Invece mi ha fatto bene leggere le tue parole positive 🙂

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