Non credo esista un argomento più delicato

“L’aborto non è la soluzione a stili di vita incivili.”

– Matteo Salvini, politico, accusa le donne straniere di intasare il pronto soccorso per compiere il sesto aborto.

Matteo, lascia che ti risponda in poche righe. Probabilmente me ne serviranno di più, ma spero che la libertà di parola mi consenta di essere esaustiva. Allora, premetto che non mi risulta che i pronti soccorsi siano intasato da donne che vogliono abortire. Semmai i reparti ospedalieri dedicati. E credo che i dati di cui vai parlando, i sei aborti di fila o le sette settimane del feto, tu te li sia palesemente inventati, perché esiste una cosa chiamata privacy a tutela dei cittadini. Ma andiamo oltre, guarda, ti concedo anche il beneficio del dubbio. Hai mai letto la legge 194? Ti risulta che si parli di stili di vita? Ti rispondo io: no. Si parla di aborto, aborto entro i primi 90 giorni, dopo adeguate visite di medici e psichiatri, aborto per finalità terapeutica, aborto in caso di pericolo di vita della madre. Posso capire che sia difficile da immaginare, una donna che non vuole più il proprio figlio, che incivile! Hai mai pensato a quelle donne rimaste incinte a seguito di una violenza? Con quale coraggio guardare negli occhi un bambino, frutto di un dolore sovrumano, di una ferita difficile da rimarginare, e con quale forza riuscire ad amarlo, vedendo nei suoi occhi quelli del proprio stupratore? E hai mai pensato a quelle ragazze giovani, a volte minorenni, che per un errore giovanile si sono fidate, abbandonate ad un uomo che non è pronto ad essere padre? Hai mai pensato a tutti quei bambini indesiderati, che sono stati messi al mondo e poi rifiutati, odiati, allontanati? Hai mai pensato a quei bambini che ancora oggi si domandano: perché? Perché non mi voleva? Perché non mi cerca più? Bambini a cui è stata strappata l’infanzia, bambini nati con una cicatrice, invisibile, profonda, di un amore mancato fin dall’inizio. E hai mai pensato a chi non si può permettere degli anticoncezionali? Pensi che piovano dal cielo? Pensi che ce li regalino, a noi donne? Non ti sei mai fermato a pensare che forse, dico forse, qualcuno non abbia le stesse possibilità degli altri? E come si fa a crescere un figlio, se non ci si può permettere neanche un anticoncezionale? Come si fa a mettere al mondo un bambino condannandolo alla povertà? Tu chiami tutto questo stile di vita incivile. Come se fosse colpa della madre. Colpa sua se ha subito violenza, colpa sua se ha commesso un errore a sedici anni, grave, certo, ma che potrebbe condannare due vite all’infelicità, e colpa sua se non ha i soldi per crescere un figlio, se ha deciso non farlo soffrire come già soffre lei. È questo che ritieni incivile? Ma ti faccio ancora una domanda. Hai mai letto quella dannata legge di cui vai parlando? Sei arrivato al punto in cui si parla di aborto per salvare la vita alla madre? È incivile questo? O forse soltanto una scelta obbligata e dolorosa, che lascerà per sempre le tracce di un rimorso orrendo, e su cui nessuno, né tu, né io, abbiamo diritto di parola? E hai mai pensato a quei feti in cui i medici rilevano qualcosa di strano, un errore genetico, uno sviluppo difforme, la certezza che non potranno mai avere una vita normale? Dimmi, in quanti riescono a vivere una vita normale? In quanti riescono a vivere una vita felice? Serve qualcuno che li assista, un adulto che possa dedicarsi anima e corpo a loro, una casa che li protegga, una sicurezza economica su cui contare, una scuola che li aiuti a crescere, una società che li accolga, un paese che abbatta le barriere e il pregiudizio. E noi abbiamo tutto questo? Non è lecito che una madre possa avere paura per suo figlio, quando ancora oggi chi è storpio, nano, o affetto da sindrome di down, viene discriminato e allontanato? Quando si guarda con pietà una carrozzina, un bastone per ciechi, una gamba di metallo, ma in pochi alzano lo sguardo agli occhi della persona, in pochi si fermano a parlare con lei, perché il diverso fa ancora paura?

Non si può capire senza viverlo in prima persona. Si può ragionare, ci si può affidare alla medicina, alla religione, alle proprie idee razionali, ma poi lì cambia tutto. Quando quella minuscola cellula viene concepita, cambia tutto.

E non è lo stile di vita ad essere incivile. È incivile un aborto che provochi del male fisico, alla madre, certo, ma anche al figlio, ed è per questo che è importante, anzi, è vincolante il parere dei medici. È incivile un aborto immotivato, se il bambino sarebbe cresciuto sano, amato, nutrito, accolto da una famiglia, ed è per questo che è importante, anzi, è vincolante il parere degli psichiatri. Era incivile l’aborto clandestino, operato in pessime condizioni igieniche, mettendo a rischio la vita della madre, e con la possibilità di provocare soltanto un danno al bambino, irreversibile. Ma quello che è più incivile, più di tutte le parole dette e le discussioni affrontate, incivile è lucrare su un argomento del genere, che è delicato, personale, e quanto di più lontano dalla politica ci possa essere. Incivile è giudicare una donna senza sapere la sua storia, giudicare per un gesto estremo, che il più delle volte è fatto in nome di un amore troppo grande, e non per odio o volontà di uccidere come qualcuno crede. Incivile è generalizzare, strumentalizzare, pensare di poter sfruttare la sofferenza altrui per un tornaconto personale. Questo è incivile.

Qualcuno adesso mi chiederà: come si fa ad affermare che entro i primi 90 giorni, con un aborto, non si spezza una vita? Sinceramente, non lo so. Non sono un medico, e a dir la verità a scuola ero anche scarsa in biologia. Probabilmente la vera spiegazione è proprio quella che viene fornita: comporta meno rischi. Nessuno afferma che in quei primi 90 giorni il bambino non sia vita. Ma nella nostra presunzione di esseri umani condanniamo l’aborto, e intanto, per dirne una, cuciniamo serenamente un uovo sodo per cena. Perché? Perchè non ci fa alcun effetto togliere la vita all’embrione di un pulcino? E allo stesso modo ammazziamo gli insetti, macelliamo i giovani agnelli, peschiamo, e non ci preoccupiamo di salmoni gravidi o cuccioli di trote. Vite che per noi sono meno degne delle altre, vite che a stento consideriamo come tali. È che vediamo gerarchie anche dove la Natura non le aveva previste. Guai a chi tocca noi, i nostri cani o i nostri gatti, ma le altre vite sì. Perché? Esiste una spiegazione scientifica? Esiste una prova per cui uccidere un embrione umano sia più grave dell’uccidere una zanzara, un agnello, o bollire un uovo? No, non esiste. Ma è da secoli che la vita umana è considerata più preziosa, più sacra, più di valore, da secoli che quando si parla del comandamento di non uccidere si pensa alle guerre, e non al traffico di pellicce o alla caccia sportiva. È per questo che l’aborto ci disturba tanto. Perché la vita di quel bambino per noi vale tantissimo. Ma forse dimentichiamo che il dono della vita a un figlio non può essere un obbligo, una sofferenza, un rischio, perché è un dono sacro e sublime, che va trattato con rispetto, giustizia e amore.

Non vi so spiegare il perché dei 90 giorni. Ma penso che tutti dovremmo provare a metterci nei panni di una madre, che non è pronta a donare qualcosa di così prezioso come la vita, che si sente in trappola nel proprio corpo, e che se arriva a fare una scelta così drastica, forse, è perché davvero non trova un’altra via di uscita, e preferisce subire tutto il dolore da sola piuttosto che trasferirlo sul proprio figlio. Non è incivile, questo. Io credo sia soltanto amore.

Non è condannando una donna che si è già condannata da sola che si difende la Vita. Non pensate che abortire sia una scelta semplice, perché non lo è. Mai.

28 pensieri su “Non credo esista un argomento più delicato

  1. Lasciamo perdere…
    Io stamattina ascoltavo allibita Mario Adinolfi….
    Non ho tempo per la microcefalia da idiozia.
    Tutto cambia niente cambia.
    Noi non dobbiamo farci portare via il Diritto di scelta.
    Punto
    Che gente triste…

  2. Io mi auguro che qualche donna, donna in e di politica, e che qualche giornalista donna scriva o dica qualcosa al riguardo. Sono le donne, e solo loro, che dovrebbero parlare di un argomento che le riguarda fisicamente e moralmente in prima persona.

  3. personalmente ritengo che l’argomento aborto sia così complesso da non poter essere analizato decentemente su un palco politico. meno che meno usato per propaganda.
    ci sono sedi migliori e adatte, capci da imbracciarne tutti i lati, dal religioso al filosofico.
    non è possibile mettersi nei pann di un’altra persona a meno di aver vissuto la medesima vita in paralello. ma si può supporre che ci siano politici che nella lro infnazia si siano sentiti respingere dalla propria madre e che in età adulta sfoghino il trauma in modi grotteschi

    • Esatto, un argomento del genere non può essere trattato in questo modo, per di più mettendoci sempre in mezzo la questione “straniero”.. difficilmente in un paese come il nostro e con la presenza massiccia della Chiesa si troverà un accordo, ma esiste una legge al riguardo che sembra non sia nemmeno stata letta…

  4. In ogni argomento che esprime, parla a vanvera, esprime concetti evasivi, elenca numeri inventati, palesemente sbagliati.
    Tratta allo stesso modo argomenti come aborto, nutella, migranti e ilva.
    Non credo sia da prendere sul serio, ma in milioni lo fanno. Quindi probabilmente lo stupido sono io.

  5. A parte che il soggetto in questione ci delizia praticamente con una mxxxxxxxa al giorno, qui chiaramente vuole il consenso di tutti i bacchettoni baciapile capaci solo di andare a messa la domenica e di passare il resto della settimana a criticare gli altri La 194 NON SI TOCCA e anzi vorrei tanto che qualche politico/a si decidesse a superare i limiti cattolici e la rendesse OBBLIGATORIA in ogni ospedale. Che se tu non vuoi abortire, io mica te lo impongo, ma se voglio abortire io, perchè tanta difficoltà? A monte di tutto, per una donna è devastante!

  6. Hai usato, generosamente, il verbo pensa rivolgendoti a un occultatore di denaro pubblico,tra l’altro razzista e colonialista. Forse su un punto ha ragione, perché evidentemente, lui conosce solo quelle migliaia e migliaia di donne(chissà a quale estrazione sociale derivano, sicuramente né della gleba, né della plebe delle periferie e né – udite, udite:proletarie, operaie, disoccupate o mangiatrici a tradimento)che quando hanno saputo di essere incinte si sono schiattate dalle risate. E i loro fidanzati, mariti, clienti o violentatori dalla rabbai e quella sfrontatat ilarità a buon mercato(giustamente) le hanno abbuffate di mazzate e cazzottoni in faccia e sulla pancia, dove risiede la fonte del peccato. In fondo, quando una donna “esce”incinta, la colpa è soltanto sua. Evidentemente non vuole altro che raggiumgere l’orgasmo e divertirsi come una diavola, una strega, una janara; praticamente, una lussuriosa dannatissima poco di buono. I medici poi, di fede cattolica e danarosa, che non praticano l’aborto in un ospedale pubblico, hanno terrore di queste megere cartomanti. E le temono grandemente. Però, privatamente, chiudono un occhio e intascano, tramite la segretaria, il pattuito. Ho visto donne, giovani e meno giovani, che dopo aver abortito sono andate a casa ma anche nel bosco e in strada e accoppiarsi animalescamente con i loro uomini: pretendevano di essere nuovamente incintate. E se l’uomo si rfiutava, perché non si sentiva bene psicologicamente, loro, quelle donnacce, li minacciavano. Tutte le donne che hanno abortito e continuano ad abortire, ballando la tarantella, dovrebbero essere radiato dall’albo. E niente. Ecco tutto. O no?

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