Umberto Eco

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli

– Umberto Eco, parlando ai giornalisti, durante la cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in Comunicazione e Cultura dei media

29 commenti Aggiungi il tuo

  1. Micio Alpha ha detto:

    Brava… Eco era top.
    Tu sei Penny Eco.😄😄😄😄💘😘

  2. Nicola Bianchini ha detto:

    Personalmente la ritengo una frase che andrebbe cancellata da ogni memoria oppure citata quale esempio del più gretto sciovinismo intellettuale. Intanto chi sono gli imbecilli? Il discrimine è tracciato da Umberto Eco? Chi legge i suoi libri è legittimato e gli altri no? perché gli imbecilli inoltre non dovrebbero avere il diritto di parola?
    Ognuno deciderà per sé cosa dire e fare, gli altri agiranno di conseguenza.

    1. Ehipenny ha detto:

      Non voleva essere un’offesa per nessuno, diciamo che la frase la inserirei in un contesto in cui esistono delle verità difficilmente confutabili, e che sui social è molto semplice additare o far la voce grossa. La intendo riferita a questo, un esempio stupido? Qualcuno che si impunta sostenendo che 2+2=5, e dà degli ignoranti a tutti gli altri. Questo accade sempre più spesso sui social, e molto più raramente nella vita reale. Come mai? Esistono regole di convivenza civile, insultare una persona guardandola in faccia è più difficile, fare i leoni da tastiera è molto più facile. Chi sono gli imbecilli? Non posso parlare per Eco, ma per me sono proprio quelli che diffondono accuse infondate, insulti immotivati. Per dire, ho letto che sui social qualcuno scrive che che tutti i cinesi sono a rischio coronavirus perché hanno un DNA diverso dal nostro. Non discuto il diritto di parola, ma forse forse un po’ Eco lo capisco, ecco
      Spero di aver chiarito, comunque non voleva essere un’offesa per nessuno

  3. Claudio Capriolo ha detto:

    Fruttero & Lucentini avrebbero detto: è la prevalenza del cretino.

  4. Giuliana ha detto:

    Anche gli imbecilli hanno un’anima

    1. Ehipenny ha detto:

      Certo ci mancherebbe

      1. Giuliana ha detto:

        Era ironico 😁

      2. Ehipenny ha detto:

        Aah non avevo capito! 😂

  5. Vittorio ha detto:

    gli imbecilli sono le persone “deboli”, cioè di coloro che hanno bisogno di un metaforico bastone cui appoggiarsi. l’opinione di un “imbecille” è di conseguenza un opinione debole o illogica, per cui fiacca e tacitabile al bancone di un bar

    1. Ehipenny ha detto:

      È debole ma può anche avere conseguenze pesanti, è questa la loro pericolosità

      1. Vittorio ha detto:

        Dipende da che tipo di persona è chi ascolta

  6. Claudio Capriolo ha detto:

    Ma no, Umberto Eco non può essere tacciato di sciovnismo intellettuale. La questione da lui posta è in realtà molto più complessa di come sembra. Tom Nichols, professore allo U.S. Naval War College e alla Harvard Extension School, si è occupato del problema in un saggio fondamentale, pubblicato in italiano con il titolo La conoscenza e i suoi nemici. L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia.

    1. Ehipenny ha detto:

      Ho risposto infatti al commento a cui probabilmente ti riferivi, comunque prendo volentieri l’indicazione del saggio, non lo conoscevo :

  7. Micio Alpha ha detto:

    Ti consiglio di Eco, fra i tanti: il fascismo eterno e migrazioni e intolleranza.

    1. Ehipenny ha detto:

      Me lo segno subito

      1. Micio Alpha ha detto:

        Ecco la vera Penny 🌶🌶🌶🐷😘

  8. Neda ha detto:

    Vero è che nello spazio virtuale si trova di tutto e non tutti i lettori sanno discernere il vero dal falso, per cui si genera l’idea di essere informati senza avere l’obbligo di approfondire e ricercare la verità. Questa è l’epoca in cui molti “ignoranti” ignorano di non sapere e credono di sapere tutto.

    1. Ehipenny ha detto:

      Lo penso anch’io, o comunque è una cosa diffusa ecco

  9. Fritz Gemini ha detto:

    Ciao Penny, tiri in ballo un discorso molto delicato, purtroppo citando una frase infelice di Eco, che non ho mai condiviso non per il suo contenuto, ma per la forma. Cerco di spiegarmi. Il discorso sulle post-verità, fake news, creduloneria, venne affrontato in maniera egregia da Eco in un suo romanzo (il suo piu’ ostico): “Il pendolo di Focault”, molto prima che internet e i social arrivassero nelle nostre quotidianeità. Tutta la società dei mass media, che Eco studiò per buona parte della sua carriera di cattedratico, è in buona parte un dar voce ad un numero sempre più vasto di persone, perdendo inequivocabilmente in profondità, ma anche in veridicità. Eco non fece mai menzione pubblica di questo concetto, o almeno lo tenne ben stretto a sè, oppure lo rese alquanto “nebulotico” nel romanzo che citavo prima. Spiacque vedere che a fine carriera, poco prima della sua dipartita, sbracò con quell’uscita molto da bar, e per di più in un consesso molto particolare: quello del conferimento di una laurea honoris causa, in una delle più importanti università italiane (non stiamo parlando delle università da 4 soldi che stanno spuntando come funghi negli ultimi anni, ma di Torino). Ho sempre dato peso alla forma, quasi come alla sostanza (non mi reputo un aristotelico, ma il grande filosofo greco alla fine non aveva tutti i torti sul binomio sostanza-forma), ed è proprio in una sede come quella, da una persona che tra l’altro ha studiato tutta la vita questi fenomeni, che si pretendeva a mio avviso una forma diversa e meno da social/bar per un discorso molto serio, direi quasi esiziale. Spiace essere duro, ma succede anche ai grandi, sbagliare, macchiare con una boutade (anche se in buona fede) decenni e decenni di studi (successe anche a Borges che può ritenersi il precursore di Eco, scivolare su una battuta infelice di cui poi si penti amaramente), ed infine rivelare molto di quello che poi sono a livello personale, al di là della loro erudizione (nel caso di Eco, forse la vetta per quanto riguarda l’Italia). Con stima. Pietro

    1. Nicola Bianchini ha detto:

      Mi permetto di aggiungere che forse quella frase rischia addirittura di dare ancora più credito ai chiassosi e pericolosi tromboni che un po’ ovunque si sentono. Carlo Maria Cipolla aveva affrontato un tema simile, nel suo strepitoso saggio sulla Stupidità umana. Ma Cipolla parlava di stupidità e non di imbecillità, e mi pare che vi sia una sostanziale differenza di merito, non fosse altro che il grande storico economista, da par suo, collocava la misurazione della stupidità su rigorosi assi cartesiani, come il rapporto fra un danno/benessere arrecato con le proprie azioni a sé e agli altri altri e non dava una vociata buttata a caso e veramente mal posta. Io ho sempre detestato quella frase, ancora di più la depreco in questo preciso momento storico in cui si sente chi vorrebbe patentare i diritti civili o simili. Perché può anche essere vero che tutti hanno adesso opportunità di dire stupidaggini (e quella appena citata ne è un limpido esempio) ma la frase di Eco può essere imboccata anche in senso inverso, ovvero che c’è qualcuno che questo diritto non dovrebbe averlo a priori. Grazie a tutti per questo scambio di opinioni. E’ sempre un piacere condividere idee con persone garbate.

      1. Fritz Gemini ha detto:

        In realtà il mio intervento riguardava più la forma che la sostanza. Sostanzialmente Eco aveva ragione; mentre formalmente il suo intervento fu pessimo, sia per la circostanza, sia per la sua storia di studioso di mass media, per la modalità in cui venne palesato, per le parole usate (molto infelici), e per l’appiattirsi proprio sul linguaggio tipico di coloro che usano questi mezzi spargendo post verità, fake news e tesi complottiate. Fu un sonoro e fragoroso auto goal. Spero di aver chiarito meglio il mio intervento di cui sopra, e ringrazio la padrona di casa Penny per lo spazio concessomi.

      2. Ehipenny ha detto:

        Ringrazio anch’io per questo confronto, è sempre costruttivo quando è cosi  Non avevo pensato ad un risvolto in questo senso, o meglio, non ho visto nella frase la categorica privazione del diritto di parola, quanto più la mancanza di un confronto che faccia prevalere le verità e le opinioni espresse con garbo. In un mondo virtuale in cui molti gridano, offendono e poi non sanno argomentare, manca il confronto, ecco. Ma ti ringrazio per aver messo in luce sfumature diverse che non avevo tenuto in considerazione

    2. Ehipenny ha detto:

      Ciao, innanzitutto ti ringrazio perché ho letto con interesse il commento, ammetto di aver scelto la frase più per il concetto in sè piuttosto che per il contesto che vi ruota attorno, non conoscendolo e non avendo mai approfondito nemmeno Umberto Eco al di là dei romanzi più noti. La forma è importante, anche se io tendo a dare maggior rilievo alla sostanza, ma questo dipende anche da fattori soggettivi.. certo vi sono sedi e contesti in cui forse si dovrebbe contare fino a 10 prima di dire qualcosa, o prima di rinunciare a spiegare le intenzioni dietro un’affermazione, cosa che in questo specifico caso secondo me c’erano, e avrebbero reso giustizia al pensiero

      1. Fritz Gemini ha detto:

        Grazie a te. Hai suscitato un bel dibattito. Restiamo in sintonia sul succo del contenuto della frase che hai citato.

  10. fulvialuna1 ha detto:

    Certo alla parola imbecille può essere attribuita più di qualche definizione caratteriale…forse oggi si parla troppo facilmente e soprattutto sui social.

    1. Ehipenny ha detto:

      La penso anch’io così

  11. Ehipenny ha detto:

    Ringrazio anch’io per questo confronto, è sempre costruttivo quando è cosi 🙂 Non avevo pensato ad un risvolto in questo senso, o meglio, non ho visto nella frase la categorica privazione del diritto di parola, quanto più la mancanza di un confronto che faccia prevalere le verità e le opinioni espresse con garbo. In un mondo virtuale in cui molti gridano, offendono e poi non sanno argomentare, manca il confronto, ecco. Ma ti ringrazio per aver messo in luce sfumature diverse che non avevo tenuto in considerazione

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