Umberto Eco

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli

– Umberto Eco, parlando ai giornalisti, durante la cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in Comunicazione e Cultura dei media

36 pensieri su “Umberto Eco

  1. Personalmente la ritengo una frase che andrebbe cancellata da ogni memoria oppure citata quale esempio del più gretto sciovinismo intellettuale. Intanto chi sono gli imbecilli? Il discrimine è tracciato da Umberto Eco? Chi legge i suoi libri è legittimato e gli altri no? perché gli imbecilli inoltre non dovrebbero avere il diritto di parola?
    Ognuno deciderà per sé cosa dire e fare, gli altri agiranno di conseguenza.

    • Non voleva essere un’offesa per nessuno, diciamo che la frase la inserirei in un contesto in cui esistono delle verità difficilmente confutabili, e che sui social è molto semplice additare o far la voce grossa. La intendo riferita a questo, un esempio stupido? Qualcuno che si impunta sostenendo che 2+2=5, e dà degli ignoranti a tutti gli altri. Questo accade sempre più spesso sui social, e molto più raramente nella vita reale. Come mai? Esistono regole di convivenza civile, insultare una persona guardandola in faccia è più difficile, fare i leoni da tastiera è molto più facile. Chi sono gli imbecilli? Non posso parlare per Eco, ma per me sono proprio quelli che diffondono accuse infondate, insulti immotivati. Per dire, ho letto che sui social qualcuno scrive che che tutti i cinesi sono a rischio coronavirus perché hanno un DNA diverso dal nostro. Non discuto il diritto di parola, ma forse forse un po’ Eco lo capisco, ecco
      Spero di aver chiarito, comunque non voleva essere un’offesa per nessuno

  2. gli imbecilli sono le persone “deboli”, cioè di coloro che hanno bisogno di un metaforico bastone cui appoggiarsi. l’opinione di un “imbecille” è di conseguenza un opinione debole o illogica, per cui fiacca e tacitabile al bancone di un bar

  3. Ma no, Umberto Eco non può essere tacciato di sciovnismo intellettuale. La questione da lui posta è in realtà molto più complessa di come sembra. Tom Nichols, professore allo U.S. Naval War College e alla Harvard Extension School, si è occupato del problema in un saggio fondamentale, pubblicato in italiano con il titolo La conoscenza e i suoi nemici. L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia.

  4. Vero è che nello spazio virtuale si trova di tutto e non tutti i lettori sanno discernere il vero dal falso, per cui si genera l’idea di essere informati senza avere l’obbligo di approfondire e ricercare la verità. Questa è l’epoca in cui molti “ignoranti” ignorano di non sapere e credono di sapere tutto.

  5. Ciao Penny, tiri in ballo un discorso molto delicato, purtroppo citando una frase infelice di Eco, che non ho mai condiviso non per il suo contenuto, ma per la forma. Cerco di spiegarmi. Il discorso sulle post-verità, fake news, creduloneria, venne affrontato in maniera egregia da Eco in un suo romanzo (il suo piu’ ostico): “Il pendolo di Focault”, molto prima che internet e i social arrivassero nelle nostre quotidianeità. Tutta la società dei mass media, che Eco studiò per buona parte della sua carriera di cattedratico, è in buona parte un dar voce ad un numero sempre più vasto di persone, perdendo inequivocabilmente in profondità, ma anche in veridicità. Eco non fece mai menzione pubblica di questo concetto, o almeno lo tenne ben stretto a sè, oppure lo rese alquanto “nebulotico” nel romanzo che citavo prima. Spiacque vedere che a fine carriera, poco prima della sua dipartita, sbracò con quell’uscita molto da bar, e per di più in un consesso molto particolare: quello del conferimento di una laurea honoris causa, in una delle più importanti università italiane (non stiamo parlando delle università da 4 soldi che stanno spuntando come funghi negli ultimi anni, ma di Torino). Ho sempre dato peso alla forma, quasi come alla sostanza (non mi reputo un aristotelico, ma il grande filosofo greco alla fine non aveva tutti i torti sul binomio sostanza-forma), ed è proprio in una sede come quella, da una persona che tra l’altro ha studiato tutta la vita questi fenomeni, che si pretendeva a mio avviso una forma diversa e meno da social/bar per un discorso molto serio, direi quasi esiziale. Spiace essere duro, ma succede anche ai grandi, sbagliare, macchiare con una boutade (anche se in buona fede) decenni e decenni di studi (successe anche a Borges che può ritenersi il precursore di Eco, scivolare su una battuta infelice di cui poi si penti amaramente), ed infine rivelare molto di quello che poi sono a livello personale, al di là della loro erudizione (nel caso di Eco, forse la vetta per quanto riguarda l’Italia). Con stima. Pietro

    • Mi permetto di aggiungere che forse quella frase rischia addirittura di dare ancora più credito ai chiassosi e pericolosi tromboni che un po’ ovunque si sentono. Carlo Maria Cipolla aveva affrontato un tema simile, nel suo strepitoso saggio sulla Stupidità umana. Ma Cipolla parlava di stupidità e non di imbecillità, e mi pare che vi sia una sostanziale differenza di merito, non fosse altro che il grande storico economista, da par suo, collocava la misurazione della stupidità su rigorosi assi cartesiani, come il rapporto fra un danno/benessere arrecato con le proprie azioni a sé e agli altri altri e non dava una vociata buttata a caso e veramente mal posta. Io ho sempre detestato quella frase, ancora di più la depreco in questo preciso momento storico in cui si sente chi vorrebbe patentare i diritti civili o simili. Perché può anche essere vero che tutti hanno adesso opportunità di dire stupidaggini (e quella appena citata ne è un limpido esempio) ma la frase di Eco può essere imboccata anche in senso inverso, ovvero che c’è qualcuno che questo diritto non dovrebbe averlo a priori. Grazie a tutti per questo scambio di opinioni. E’ sempre un piacere condividere idee con persone garbate.

      • In realtà il mio intervento riguardava più la forma che la sostanza. Sostanzialmente Eco aveva ragione; mentre formalmente il suo intervento fu pessimo, sia per la circostanza, sia per la sua storia di studioso di mass media, per la modalità in cui venne palesato, per le parole usate (molto infelici), e per l’appiattirsi proprio sul linguaggio tipico di coloro che usano questi mezzi spargendo post verità, fake news e tesi complottiate. Fu un sonoro e fragoroso auto goal. Spero di aver chiarito meglio il mio intervento di cui sopra, e ringrazio la padrona di casa Penny per lo spazio concessomi.

      • Ringrazio anch’io per questo confronto, è sempre costruttivo quando è cosi  Non avevo pensato ad un risvolto in questo senso, o meglio, non ho visto nella frase la categorica privazione del diritto di parola, quanto più la mancanza di un confronto che faccia prevalere le verità e le opinioni espresse con garbo. In un mondo virtuale in cui molti gridano, offendono e poi non sanno argomentare, manca il confronto, ecco. Ma ti ringrazio per aver messo in luce sfumature diverse che non avevo tenuto in considerazione

    • Ciao, innanzitutto ti ringrazio perché ho letto con interesse il commento, ammetto di aver scelto la frase più per il concetto in sè piuttosto che per il contesto che vi ruota attorno, non conoscendolo e non avendo mai approfondito nemmeno Umberto Eco al di là dei romanzi più noti. La forma è importante, anche se io tendo a dare maggior rilievo alla sostanza, ma questo dipende anche da fattori soggettivi.. certo vi sono sedi e contesti in cui forse si dovrebbe contare fino a 10 prima di dire qualcosa, o prima di rinunciare a spiegare le intenzioni dietro un’affermazione, cosa che in questo specifico caso secondo me c’erano, e avrebbero reso giustizia al pensiero

  6. Ringrazio anch’io per questo confronto, è sempre costruttivo quando è cosi 🙂 Non avevo pensato ad un risvolto in questo senso, o meglio, non ho visto nella frase la categorica privazione del diritto di parola, quanto più la mancanza di un confronto che faccia prevalere le verità e le opinioni espresse con garbo. In un mondo virtuale in cui molti gridano, offendono e poi non sanno argomentare, manca il confronto, ecco. Ma ti ringrazio per aver messo in luce sfumature diverse che non avevo tenuto in considerazione

  7. Io la penso come te. Ne parlai anche qui: https://klaudiomi.wordpress.com/2015/06/12/leco-degli-imbecilli/
    E riguardo al chi è Eco o chicchessia per dare patenti di imbecillità credo che tale “patente” molta gente se la da da sola nel momento in cui, a mezzo internet, pretende di imporre ad altri una propria idea che , solitamente non ha alcun fondamento. Un conto è la libertà di parola e di opinione ed un altra cosa è parlare a vanvera o peggio ancora trollare. Ecco, sono certo che la frase di Eco (che pur restava una battuta sarcastica) voleva essere più un invito a riflettere sul cattivo uso dei social da parte di molte persone che non un insulto.
    Un esempio riguarda un sito sportivo (Eurosport) su cui amavo commentare. I miei commenti erano sempre inerenti a valutazioni tecniche e sportive riguardo uno sport a me caro che seguo che è il volley. In particolare quello femminile. Bene, i miei commenti uniti a quelli di pochi altri appassionati erano subissati letteralmente di insulti e frasi omofobe e razziste. Si parlava di nazionale e loro dicevano che quella non era la nazionale italiana ma africana e questo era uno dei più passabili. Bersagli preferiti Egonu e Sylla. Ora…dopo diverse mie denunce che sono andate avanti per mesi il sito non faceva assolutamente nulla tanto che ad un certo punto smisi di commentare. Da qualche giorno ho scoperto che i commenti sono stati chiusi e non è più possibile intervenire. Le persone come me ci hanno perso. Come definire tutta quella gente che era li solo per odiare, insultare, denigrare, offendere se non degli imbecilli? Forma? No…erano dei perfetti imbecilli e di gente così i social ne è piena e la qualifica non la da ne Eco ne io ma se la danno da soli ogni qual volta semplicemente superano dei confini di buon senso e di civiltà.

    • Sottoscrivo tutto ciò che hai scritto, probabilmente spiega al meglio tutto quello che ho pensato e racchiuso nella frase di Eco senza esplicitarlo… sono cresciuta mentre crescevano anche i social, i commenti il più delle volte sono al limite dell’accettabile, senza contare quelli sgrammaticati e gli insulti. Con i programmi tv poi si è raggiunto l’apice

      • Ah beh, la TV è un mondo a parte dove regna la capra delle capre anche se l’imbecille tra uno schiaffo ed un urlo non perde mai tempo per dare agli altri il suo status! I social per contro sono pieni di odio, gente che riversa le proprie frustrazioni sulle disgrazie di altri. Fatto sta che stanno rendendo il mondo irrespirabile e, non escludo che, visto l’andazzo, per escludere loro verranno esclusi tutti come ha fatto Eurosport.

      • Ah beh, o tutti o niente, a meno che non si legiferi sul mondo dei social come da sempre è stato fatto nel mondo reale… il che non sarebbe tanto assurdo visto quanto tempo passiamo nel virtuale

      • Si, basterebbe quello che in parole semplici secondo me si dovrebbe tradurre in ti iscrivi con nome e cognome, se insulti altri utenti ed il sito che ti ospita ti denunciano.A quel punto la denuncia conduce a processo, vieni condannato.Se recidivo pena raddoppiata e perdita del diritto di accesso alla rete. Stop.Semplice.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.