Cronache di una pandemia

C’è qualcosa, al di là dell’oceano, qualcosa di pericoloso, di invincibile. Ne parlano tutti, e tutti scappano, chiedono aiuto, ma nessuno sa descrivere quel mostro, nessuno ha idea di come fermarlo. Non è una guerra, è troppo silenziosa, non vedo polvere, non sento spari, e i cadaveri non giacciono per strada, ma protetti in un ospedale nuovo. Non ci sono tracce di sangue, non si sentono grida, ma… possibile? Che sia colpa di un prepotente? Qualcuno che minaccia il mondo, che è riuscito a piegare un paese, e che magari attraverserà l’oceano e arriverà qui? Strano. Sì, strano, perchè di solito si erge almeno una voce fuori dal coro, un eroe che mostri coraggio, e invece niente. Sono tutti zitti, spaventati, chiusi in casa, nessuno parla e nessuno si alza sopra la folla. Hanno tutti quelle mascherine sul volto, ma… Non c’è un incendio, non è per colpa di un fumo tossico, e l’inquinamento non è mai stato un ostacolo insormontabile. No, dev’essere qualcosa di più grave. Qualcosa che ha giustificato la chiusura delle scuole, dei parchi divertimenti, dei centri commerciali. Ho pensato a tutto, anche a un segreto inquietante che non si avrebbe interesse a rivelare. Quante volte è successo, quante volte le conseguenze sono state causate da una scelta, non un errore umano, ma l’egoismo dei più potenti. Forse un veleno ha contaminato i campi, e chiunque mangi quel grano, quella frutta, quella verdura, probabilmente soffre di un male indicibile e spaventoso. Sarebbe troppo da mostrare, una responsabilità troppo grande. Eppure… No, non può essere. Basterebbe una legge, uno stop alle vendite, non avrebbe senso. E se gli astronomi ne sapessero qualcosa? Se un oggetto stesse per sfiorare la Terra? Se ci fosse il rischio di un impatto, e stessero cercando tutti un riparo? Non sarebbe una follia, il panico ha generato morti, distruzione, abomini che l’umanità, quella razionale, non saprebbe nemmeno spiegarsi. Ma allora perché restare? No, no. La gente ha paura, ma in qualche modo ha fiducia. Fiducia che, qualunque cosa sia, si troverà una soluzione.

Ve lo dico io cos’è. La fragilità umana, che appare in un attimo così chiara, così inguaribile, così dolce. La debolezza davanti ad un male invisibile, come l’aria che respiriamo, quella pura, o quella impregnata dei gas delle auto, dell’odore di sigaretta, del fumo dei camini. È un male che non ha una forma, una faccia, un punto debole da colpire, non ha un cervello, non può scegliere le sue vittime, così colpisce chi incontra, uomini e donne, anziani e bambini. Vigliacco! Ma quello che fa più paura è il suo silenzio. I passi che non s’odono nemmeno di notte, il colore che si confonde con il cielo, e non esiste uno scudo, un’arma difensiva, non puoi arrestarlo, sparagli con la pistola, calciarlo via. È una bestia crudele, forse siamo ad un passo dal capire come sconfiggerla, ma intanto la gente muore. La gente muore, e tutto quello che i giornali sanno fare è seminare il panico. Come se la paura bastasse a impietosire un lupo invisibile, e improvvisamente fossimo tutti al sicuro.

La verità è un’altra: siamo fragili.

Senza le nostre protezioni d’acciaio, senza un nemico in carne ed ossa, senza un colpevole da punire, siamo fragili. Senza i nostri vaccini, senza gli intrugli dei medici, senza una cura sicura, siamo fragili. Ci spaventa una malattia. E cos’è cambiato, da quando un tempo ci spaventava l’ebola, o la peste, o la febbre spagnola? Ogni volta si corre contro il tempo, perché non siamo mai pronti ad affrontare il grande male invisibile, ma siamo sempre pronti a combattere, senz’armi, con i libri aperti e un cervello. Una battaglia impari, eppure abbiamo sempre vinto, abbiamo difeso il nostro diritto alla vita, e certo, in tanti sono morti in silenzio, senza mai essere citati nei libri o aver ricevuto una medaglia al coraggio, non eroi, ma soltanto malati. Eppure la storia è fatta anche di questo. Di nemici che ci spettano in quanto essere umani. In quanto fragili. In quanto dannatamente mortali.

E alla paura di chi non conosce quel nemico, ci sarà sempre qualcuno che risponderà alzandosi, rimboccandosi le maniche, e trovando una nuova arma. Ugualmente invisibile, ugualmente forte, ma con un solo unico nemico: la malattia.

[Titolo preso da “Il sole 24ore”]

11 pensieri su “Cronache di una pandemia

  1. Un amico era in vancanza con la moglie in Thailandia per festeggiare il pensionamento di lui. Vacanza, serenità, lontano dalle preoccupazioni e dai pensieri, felici di godersi un po’ di tempo insieme dopo tanti anni di lavoro.
    Domenica mattina si è svegliato ed ha trovato la moglie morta durante il sonno. La morte ci cerca a Samarcanda…

    • Non scusarti, non c’è motivo anzi… purtroppo non ci si abitua mai, non so se credere al destino o semplicemente al caso, resta il fatto che a tutti è concesso un tempo, e sarà sempre troppo breve… quello che a noi spetta è viverlo nel miglior modo possibile, e anche se non vale niente, io penso che il tuo amico sia stato felice fino alla fine, con le persone amate accanto. Ti abbraccio e spero di aver trovato qualche parola giusta ❤

  2. Mi unisco al commento di Evaporata: poche settimane fa un caro amico, in ottima salute e voglia di vivere, è morto in un incidente stradale. Un attimo prima era vivo, era qui, un attimo dopo … Cosa vuoi che sia un po’ d’influenza

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