Bohemian rhapsody

Non c’ero quando sono nati i Queen, non c’ero l’anno del Live Aid, non c’ero alla scomparsa di Freddie Mercury. Non conosco alla perfezione la loro storia, ho letto in giro le incongruenze della trama del film, ne ho preso atto per curiosità personale, ma questo cambia molto poco. La pellicola è emozionante. Ricordavo Rami Malek dai tempi di “Una notte al museo”, e non oso immaginare l’immane lavoro che ha compiuto, lo studio e l’interpretazione di un personaggio come Freddie Mercury, complesso, profondo, tormentato. Il film racconta la storia dei Queen dalla loro formazione al Live Aid del 1985, una storia in parte romanzata, ma fedele all’essenza di un gruppo rock che ha fatto la storia della musica. Quello che emerge è una band dalla personalità unica, una capacità creativa fuori dal comune, una voglia di sperimentare contro ogni regola, ogni aspettativa, ogni uso comune, che ancora oggi la rendono moderna, innovativa, senza ombra di dubbio ineguagliabile. Magistrale è l’idea di ispirarsi all’opera per l’album contenente, tra tutte, proprio “Bohemian Rhapsody”, il discusso brano di sei minuti che nel film porta alla rottura con Ray Foster, dirigente della Emi. Un fatto estremizzato, ma che mette in evidenza quanto i Queen fossero una presenza dirompente nel mondo discografico, portatrice di una musica nuova come non era mai stata fatta prima.

“Sarà un disco rock and roll, con la grandezza dell’opera, il pathos della tragedia greca, l’arguzia di Shakespeare, la gioia debordante del teatro musicale. Sarà un’esperienza musicale! Non sarà solo un altro disco.”

La figura di Freddie è centrale nel film, come cantante e parallelamente come persona. Accanto agli sviluppi della band viene mostrato il lato più intimo di Freddie, le sue debolezze, la solitudine, la ricerca difficoltosa del proprio essere. Si racconta del matrimonio con Mary, seguito dalla scoperta della propria omosessualità, viene mostrata la relazione con Paul Prenter e la vita stregolata con lui, le feste alcoliche e le avventure sessuali incontrollate. Luci e ombre di un’esistenza non facile, di un uomo che ha faticato a trovare dei punti di riferimento che non fossero nella musica. Eppure il suo genio, il suo estro artistico, unito a quello di Bryan May, Roger Taylor e John Deacon, hanno dato vita a dei capolavori immortali. La sceneggiatura non dipinge un rapporto idilliaco, non mostra quattro artisti perfettamente unanimi, bensì racconta quel processo creativo fatto di confronti, discussioni, cambiamenti, prove nate dal nulla o da un’idea momentanea. Non è una scrittura convenzionale, come del resto non lo sono i Queen.

Siamo quattro emarginati male assortiti che suonano per altri emarginati: i reietti in fondo alla stanza che sono piuttosto certi di non potersi integrare. Noi apparteniamo a loro

La musica è la protagonista indiscussa del film. Una colonna sonora di 22 brani che anno dopo anno raccontano l’evoluzione della band, la sua crescita e le sue sfaccettature. I costumi sono perfetti, ti catapultano negli anni Settanta e Ottanta, tra i grandi nomi della musica e i grandi concerti, sotto i palchi su cui Freddie si muoveva insieme al microfono. Non solo Rami Malek, ma tutti gli attori sono stati scelti con cura, a immagine e somiglianza dei componenti dei Queen. È un piccolo capolavoro di riproduzione d’immagine, – qualcuno dirà, a discapito della trama -, ma “Bohemian Rhapsody” non vuole essere un documentario. È un film, e come tale regala emozioni, ricordi, la curiosità di informarsi, il desiderio di ascoltare di nuovo la loro musica, forse con un pizzico di consapevolezza in più.

La pellicola si conclude nel 1985 con il Live Aid, l’enorme concerto di beneficenza al Wembley Stadium, organizzato per combattere la fame in Africa. Si conclude prima della malattia di Freddie, quel male incurabile che era l’Aids, e che lo ha portato alla morte nel 1991. Si conclude con quella che è forse una delle immagini più belle della storia della musica. Un palco, uno stadio, 72mila presenze, due miliardi di telespettatori in 150 paesi. E Freddie Mercury, che più di tutti sapeva interagire con il pubblico, Freddie Mercury su quel palco lo ha fatto cantare, rispondere al suo Ay-Oh, battere mani e piedi su “We will rock you”, come se fosse un corpo unico e amico. Freddie Mercury resterà un’icona della musica rock, un performer e cantante unico, una personalità indimenticabile, un artista che tutti, a prescindere dalla generazione, dovrebbero poter ascoltare.

Freddie Mercury: Brian, fermati. Non farlo. Ma in questo momento, rimane tra noi, va bene?, solo noi. Ma per favore, se qualcuno di voi si preoccupa, o aggrotta le sopracciglia o, peggio ancora, se mi annoia con la sua pietà, sono solo secondi sprecati, secondi che potrebbero essere usati per fare musica, perché siete tutto ciò che voglio fare con il tempo che mi rimane. Non ho tempo di essere la loro vittima, il loro ragazzo poster dell’AIDS, la loro storia di ammonimento. No, decido io chi sono. Sarò quello che sono nato per essere, un artista, per dare alle persone ciò che vogliono. Vai in cielo, Freddie fottuto Mercury.

Roger Taylor: Sei una leggenda, Fred.

Freddie Mercury: Hai dannatamente ragione, vero. Noi siamo tutti leggende. Ma hai ragione, io sono una leggenda. Ora dammi la possibilità di mettere in ordine le mie piccole corde vocali, e andremo a fare un buco attraverso il tetto di quello stadio.

John Deacon: In realtà, Wembley non ha un tetto.

Freddie Mercury: Va bene.

Brian May: No, ha ragione, non lo ha.
Freddie Mercury: Allora faremo un buco nel cielo. […] Ora anche se piangete come dolci bambine, vi amo ancora. Va bene, basta.

15 pensieri su “Bohemian rhapsody

  1. Di quel film -oltre alla pelle d’oca per l’interpretaziome di Malek, la somiglianza dell’attore che ha interpretato Bryan May e la riproduzione particolareggiata all’estremo del concerto di Wembley- mi è rimasto il senso di “verismo” che mi ha trasmesso.
    Artisticamente Mercury non era un dolce orsacchiotto, al contrario era una tipica primadonna da palco, un vanitoso stronzo con un talento fuori dal comune… e così è stato rappresentato, senta trucchi, angoli smussati o finta pietà.
    Nel vocabolario dei sinonimi, alla voce ‘carisma’, dovrebbero inserire il nome di Freddie Mercury.
    P.s. bella recensione, come al solito.

    • Scusami per la risposta tardiva! Concordo con te, prima di vederlo ho letto svariate recensioni che evidenziavano alcuni errori di trama, ma io penso che l’intento (riuscito) fosse quello di rappresentare un quadro di Mercury e dei Queen il più realistico possibile… comprese le sbavature
      Grazie del commento!

  2. Adoro i Queen e Freddie Mercury per me è un mito. Ho visto il film che mi è piaciuto molto. Rami Malek ha imparato alla perfezione ogni mossa di Freddie e la somiglianza dell’attore che interpreta Brtan May è stupefacente.

  3. I Queen, e Mercury, erano osannati da milioni e milioni di fans.
    Prova a pensare il dramma – in quegli anni – nel sapere che era malato e che poi sarebbe morto.
    Ora è un film, a quel tempo era vita reale.

  4. Quando Freddie morì mi trovavo su un autobus a Londra e dopo che diedero la notizia alla radio tutti piangemmo come bambini. Non era solo un cantante ma era il simbolo di una libertà che non esiste più. Io c’ero ed è stato un trauma. Niente era più lo stesso. Io non ero e non sono una fan dei Queen ma tutti amavamo Freddie perchè lui era unico. Non conoscevo la storia sua personale e quando ho visto il film son rimasta stupita e molto colpita. Tutti dovrebbero vederlo perchè bisogna seguire il proprio talento e non farsi ostacolare mai da nessuno.

    • Io l’ho conosciuto nell’ultimo periodo e devo dire anche grazie al film, per tutto il mito che si è creato e le enormi aspettative… non sono state deluse, almeno per me. Freddie è un signor nessuno per le nuove generazioni, ahimé è brutto da pensare, ma forse un merito di questo film è proprio quello di far rivivere la loro musica, che non merita certo di finire dimenticata

  5. Anche io ho apprezzato moltissimo il film, come il musical che avevo visto anni fa a Londra. Sono andata a sentire Brian May dal vivo. Ho visto la casa natale a Zanzibar (ma non è rilevante) I Queen sono i Queen, unici e irripetibili, per Freddy

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.