La strada di Swan: un libro che ho abbandonato

Ne ho lette ventuno pagine, ma non sono riuscita a proseguire. È raro che io abbandoni un libro, solitamente mi intestardisco, riuscendo a finire anche romanzi di seicento pagine, romanzi noiosi, romanzi che non mi appassionano, solo per il gusto di dire “sì, l’ho letto”. Ebbene, questa volta mi arrendo. “La strada di Swan” è sicuramente un bel pezzo di storia della letteratura, ma capisco che Proust abbia faticato a trovare chi gli pubblicasse il romanzo. Non è nè avvincente nè di facile lettura. È prolisso, descrive i più microscopici dettagli, tre righe per parlare della maniglia della porta, altre sei righe per descrivere le sedie di vimini della veranda. Sono state le ventuno pagine più sudate della mia vita, seconde solo a “Il libro del cortegiano” di Castiglione, scritto nel sedicesimo secolo. Penso sia al massimo il terzo romanzo che non riesco a finire. Mi dispiace, perché forse al termine della prima sezione il ritmo si faceva più rapido, ma non si possono saltare centottanta pagine e cominciare a leggere dal mezzo. Va contro i miei principi. Piuttosto preferisco rimettere il libro al suo posto. Non so dirvi di cosa parli, posso solo anticiparvi che nelle prime ventuno pagine lascia libero sfogo ai suoi pensieri di narratore, ricordando a tratti la sua infanzia e descrivendola minuziosamente in ogni particolare. Nessun evento importante, nessuna descrizione fisica dei personaggi, nessun dialogo, niente di niente. Pagine e pagine scritte fitte, senza punti e a capo, senza paragrafi. Pagine che mettono ansia per quanto sono piene di parole. Frasi lunghe e prive di punteggiatura che ti fanno domandare chi stia parlando e di cosa. Non mi hanno lasciato niente, nessuna emozione, nessuna sensazione che non sia di sonno. Mi dispiace, caro Marcel Proust, ma ti comunico la mia irrevocabile resa.

28 pensieri su “La strada di Swan: un libro che ho abbandonato

  1. Lessi tutta la Recherche a vent’anni. A vent’anni di distanza devo ammettere che delle 2800 pagine mi è rimasto poco e onestamente non credo lo rileggerei mai. Ciò nonostante non mi sento di bocciarlo. Se ti verrà la voglia di leggerlo in futuro suggerirei di continuare. Nel caso volessi comunque proseguire, ti suggerisco di vedere il film (lentissimo) “Il tempo ritrovato” di Raul Ruiz

      • A me era successo di studiare alle superiori sia Joyce che Proust. Cercai di iniziare l’Ulysse e la Ricerca intorno ai 19 anni, ma desistetti subito. Tre anni dopo, scoprii che davano al cinema il film che ti ho citato. Nonostante fosse lento e non avessi letto il romanzo volli vederlo (tra l’altro sulla porta del cinema vi era un articolo che invitava a vedere il film solo dopo aver visto il romanzo). Non ci capii molto, mi feci trasportare dai ricordi di scuola, e dalle immagini, puro flusso di coscienza. E fu un’esperienza bella. Uscito dal cinema mi diressi in una libreria ed acquistai La strada di Swann. Lo lessi in due settimane e proseguii per un anno nella lettura. Alla fine rividi il film in cassetta. Una parte dei miei 20 anni. Lo lascio come testimonianza, magari ti da qualche spunto. È da molto che cerco di scrivere qualcosa su Proust, grazie a questo post ci sono un po’ riuscito

      • Molto interessante! Nelle mie liste di libri ci sarebbe anche Joyce, l’ho studiato anche meglio di Proust a scuola.. chissà magari vedendo il film riesco a ricominciare 😄

      • Penny, oggi per puro caso, ho scoperto che a 10 anni dalla visione di quel film avevo scritto un post sul mio blog. So che non e’ mai elegante fare pubblicita’ sui blog altrui dei propri post/blog. Se lo faccio e’ solo perche’ ne e’ nata una discussione in merito. Se ti va di leggere la mia recensione, con spunti alla lettura, lascio qui il link. Buona serata. Pietro

        https://fritzgemini.wordpress.com/2009/08/07/marcel-proust-il-fiume-dei-ricordi/

  2. Si vede che non era il momento, Nemmeno io mi torturo con inutili sofferenze. Per esempio a me non piace Murakami, mi sono immolata in un paio di libri, poi basta. Eppure piace a tutti ed è anche in odore di Nobel

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