Antropocene – La mostra

Siamo davvero consapevoli dell’impatto che l’uomo ha sull’ecosistema? Sappiamo leggere dietro ai numeri, ai paroloni dei politici, ai segnali di allarme degli studiosi? Abbiamo idea di cosa succeda sulla nostra Terra, a pochi passi da noi, o in quei paesi di cui sentiamo sempre parlare? No, non abbiamo in mente la distruzione, l’inquinamento, la rovina del suolo, l’estinzione delle specie animali, forse perché ci fa paura, perché un po’ vorremmo rimanere ignari, perché sappiamo in cuor nostro di sbagliare, ma sembra impossibile poter rimediare. Antropocene, l’età dell’uomo. Perchè in questa nuova era è l’uomo a dominare il mondo, a controllare la natura, ad avere l’impatto maggiore sugli equilibri terrestri. Non è assurdo? Una creatura così piccola, fragile, insignificante, che sta distruggendo il terreno, abbattendo foreste, riempiendo gli oceani di rifiuti, e lo fa indisturbata, costruendo macchine sempre più grandi, violente, mostruose.

La mostra Antropocene è uno sguardo sulla Terra a trecentosessanta gradi. Fotografie morte, appese ad una parete, che sembrano quasi rompere il silenzio in un grido di aiuto. Fotografie che mostrano il dolore di una Natura ferita, che non può sanguinare ma che soffre, come un corpo spezzato nelle ossa. Fotografie che non richiedono una spiegazione, perché raccontano perfettamente una triste storia: quella di una Terra sfruttata e manipolata per anni, che inizia a crollare sotto il peso di una popolazione in crescita, egoista e avida di denaro.

È terribile. Attraversi le sale con il peso della tristezza, della preoccupazione, ma ancora di più della consapevolezza che un giorno, forse, non esisterà nemmeno una Terra da continuare a distruggere. I miei figli vedranno mai gli elefanti? Le tigri? La barriera corallina? I ghiacciai? La foresta Amazzonica? Sapranno mai che un pezzo del pianeta se n’è andato? Che lo abbiamo bruciato, scavato, sepolto sotto la plastica? Capiranno che siamo stati noi? Ci perdoneranno? Riusciranno ancora a guardarci negli occhi, sapendo che potevamo fare qualcosa, e invece siamo rimasti a guardare?

Il numero di elefanti è diminuito del 30% solo considerando il periodo dal 2007 al 2014. Entro il 2050 nei mari ci saranno, in termini di peso, più rifiuti di plastica che pesci. Il ritmo di deforestazione attuale equivale alla perdita di 27 campi da calcio al minuto. La quantità di cemento prodotta dall’uomo potrebbe avvolgere interamente la Terra con uno strato di 2 millimetri di spessore. Nel 2100 la popolazione mondiale supererà gli 11 miliardi. La produzione agricola dovrebbe aumentare del 70% per sfamare tutti.

Numeri, previsioni, scenari ipotetici. Si tende sempre a pensare che in fondo ci sia tempo, che si possa ancora recuperare, ma sapete? L’ultimo esemplare maschio del rinoceronte bianco è morto. Restano soltanto due femmine. Due. Non avranno prole, non hanno modo di salvarsi. Sono le ultime della specie, e i miei figli forse non riusciranno nemmeno a vederle. Mi fa rabbia, perché non è giusto, abbiamo già perso così tanto, ricchezze inestimabili che nessuno ci può restituire… Costruiamo robot e uccidiamo animali, montiamo escavatori e abbattiamo alberi, come possiamo pensare che esista un futuro?

Piangiamo i morti per i disastri naturali, le inondazioni, le valanghe, gli incendi indomabili, gli uragani, e non ci rendiamo conto che la Natura è la prima a soffrire, la prima che ci sta rivolgendo una richiesta di aiuto, la prima che ci sta chiedendo di smetterla. Basterebbe soltanto un po’ di rispetto. Rispetto per quello che abbiamo, per il bellissimo pianeta su cui viviamo, per i paesaggi incontaminati di cui godiamo. Basterebbe un po’ di rispetto e di gratitudine, perchè ogni briciola di questa Terra ha un valore immenso, incalcolabile, che non può essere ripagato con il denaro.

Dalla mostra si esce con un peso sul cuore. Le foto raccapriccianti di una tortura, il dolore silenzioso di una Terra che non può difendersi, la mano dell’uomo che si fa sempre più forte, violenta, ladra… È devastante. Ma merita di essere vissuta così. Perchè mai come oggi c’è bisogno di sapere.

Questi non sono fossili, ma i segni lasciati dagli escavatori.

Resto basita da quel 5,5% che si è detto indifferente. Ma in fondo questa è l’umanità…

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Evaporata ha detto:

    Molto, molto interessante! 😀

      1. Evaporata ha detto:

        Grazie a te! 😀

  2. Kikkakonekka ha detto:

    Oltre ad essere dei devastatori, purtroppo noi umani iniziamo anche ad essere in troppi.

    1. Ehipenny ha detto:

      Vero, e in crescita esponenziale

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