Last christmas: il film che ha preso in prestito George Michael ed Emilia Clarke

Probabilmente sarà l’ultimo film che avrò visto nel 2019, e a quanto pare anche l’ultimo nel decennio. Non potevo concludere l’anno con un mattone drammatico, e così eccomi qui, a raccontarvi le mie impressioni su una leggera commedia romantica. Un genere più lontano dal mio gusto non poteva esistere. Trovare un film che mi faccia ridere è di per sè un’ardua sfida, se ci infiliamo anche una storiella amorosa le possibilità di riuscita si riducono a zero. Eppure… Beh, qualcosa in questo film ha funzionato davvero. Sarà che lo hanno pubblicizzato in ogni dove, sarà che Last christmas è ormai un manifesto del Natale, sarà che seguivo Emilia Clarke dal suo debutto in Game of Thrones, forse la più pluripremiata e ipervista serie TV degli ultimi dieci anni. Due grandi nomi, George Michael ed Emilia Clarke: ma non c’azzeccano niente tra di loro, giusto? Eppure, vi dicevo, questo film non è soltanto una commedia romantica.

Kate, o meglio, Katarina, si è trasferita a Londra con la famiglia, fuggendo dalla guerra nella ex Iugoslavia. È una ragazza sorridente, autoironica, impacciata, una specie di Fantozzi al femminile, a cui la vita sembra andare sempre per il verso sbagliato. Lavora come elfo in un negozio di chincaglieria natalizia, vestita di tutto punto con una giacca verde e il cappello. Sogna di fare la cantante, ma le ripetute audizioni non fanno altro che chiuderle l’ennesima porta in faccia. Ha un pessimo rapporto con sua madre, una donna tenace e schietta, a tratti burbera, che soffre di depressione da quando la figlia si è allontanata da casa. Non va meglio con la sorella, avvocatessa in carriera che sa esattamente cosa fare della propria vita. Le giornate di Kate sono un insieme di avventure, sventure, incontri fortuiti e incidenti, tra il pesce rosso fulminato e l’incendio della scultura di fiammiferi, tutto è estremizzato a tal punto da farla sembrare una maschera. Ma la bravura di Emilia Clarke emerge proprio in questo. Il suo personaggio ha uno spessore, non è solo un burattino che sbatte contro le cose, fa ridere, perché è spontanea ed espressiva, ma fa anche riflettere. Kate non ha avuto un trascorso facile. Ha subito un trapianto di cuore, ha rischiato la propria vita, ed ora si sente per assurdo più morta di prima. È un tema forte, che non viene approfondito in quella che è una commedia, ma aiuta a comprendere il lato prettamente umano di Kate. Ha perso i suoi punti di riferimento, la sua determinazione, i suoi sogni, ha tagliato i ponti con tutti, e non è crollata mai, ma nessuno può sopportare un peso così grande senza condividerlo con qualcuno. Tom farà irruzione nella vita di Kate come un angelo custode, come quel cuore che le è stato cucito nel petto un anno prima, a Natale, e sarà proprio lui a ridarle fiducia, gioia, un motivo per vivere. Sembra poco, sembra quasi sciocco, ma il significato del film va ben oltre quello di una commedia romantica, perché va a toccare temi importanti, la malattia, la paura, la difficoltà di ricominciare. Kate non lo aveva mai ammesso, ma davanti a Tom trova il coraggio per farlo, per guardarsi dentro e capire quello che prova, e non è un caso se proprio quel bel ragazzo, così strano, così anacronistico, così fuori dal mondo, che guarda sempre verso il cielo, proprio lui sarà la chiave per svelare il vero senso del film.

Kate: Last Christmas, I was really sick, and almost died. I don’t tell people because they get weird. But I don’t think you’ll get weird. [Lo scorso Natale sono stata molto malata, e sono quasi morta. Non lo dico mai a nessuno perché la gente si stranisce. Ma non penso che tu farai una faccia stranita.]
Tom: No.

Kate: [to Tom] I’m a mess. When I was ill, it felt like I’d lost something special. I could sing before. I had all these dreams. [Sono un casino. Quando sono stata malata, mi sono sentita come se avessi perso qualcosa di speciale. Prima potevo cantare. Avevo tutti quei sogni.]

Kate: I’m just scared all the time. They just expect me to be normal and get on with life. [Ho solo paura tutto il tempo. Loro si aspettano solo che io sia normale e vada avanti con la mia vita.]

Tom: There’s no such thing as normal, and just being a human being is hard. Maybe you should do something nice for someone. [Non esiste una cosa normale, e già esistere come essere umano è difficile. Forse dovresti fare qualcosa di carino per qualcuno.]

Tom: [to Kate] You’re going to make mistakes, and that’s okay. You’re made of everything you do. [Farai degli sbagli, ed è giusto. Sei fatta di tutto ciò che fai.]

Anche Kate ha paura. È fragile, più di quanto possa sembrare, ed è insicura, infelice, affezionata alla sua famiglia senza riuscire ad ammetterlo. Il suo cuore è stato gettato via, ma qualcuno le ha donato una seconda possibilità, una seconda vita, che forse fa ancora più paura della prima, perché adesso ha la consapevolezza di quanto vale. É difficile ritrovare quella sicurezza, quella sensazione di stare facendo la cosa giusta, perché se non dovesse esserlo?, staresti solo sprecando tempo. È un pensiero fisso, che giace lì dove il cuore nuovo batte. Ma Tom avrà le risposte che Kate sta cercando, come un angelo custode. Nessuno immagina che proprio dietro quel cuore si nasconda un bel ragazzo, così strano, così anacronistico, così fuori dal mondo, che guarda sempre verso il cielo, e che è morto esattamente un anno prima, il giorno di Natale. Il cuore di Tom è il cuore di Kate, due corpi stretti in uno solo, due vite costrette a esistere insieme, un istante coincidente all’altro, senza essersi mai davvero conosciuti. Ma il quel sangue che si mescola, Kate imparerà ad amare il prossimo, ad aiutare chi ne ha bisogno, a chiedere scusa per i propri errori, a perdonare, e capirà che in fondo la felicità sta proprio in questo: nelle piccole cose, nei gesti quotidiani, nelle persone che ci stanno accanto, e che vorrebbero soltanto vederci felici.

Kate: We are so lucky to be alive. [Siamo così fortunati ad essere vivi.]

È vero, è una bella favola. Nella realtà è diverso, non ci sono angeli che ci insegnino a rischiare, a fare qualche follia, ad aiutare gli altri, a chiedere scusa, la vita è nostra, e ogni minuto che passa è frutto di quanto abbiamo costruito. Ma ci sono belle favole che trasmettono bei messaggi, e lo fanno con una semplicità e un’efficacia uniche. Il film traspone una storia drammatica in chiave comica, sovrapponendo al british humor e alle scene quasi fantozziane i momenti più riflessivi e i dialoghi più intensi. E questo richiede una certa dose di bravura, perché non è facile indossare i panni di una ragazza maldestra che vende cianfrusaglie natalizie vestita da elfo, e poi trasformarsi in una figlia in difficoltà, che ripete in continuazione di aver vinto la malattia, e che forse lo fa più per ricordarlo a sè stessa piuttosto che agli altri.

Emilia Clarke è perfetta nel proprio ruolo, un po’ Bridget Jones e un po’ attrice di spessore, voce della sceneggiatura di Emma Thompson, e al suo primo vero ruolo da protagonista sul grande schermo. C’è da dire che se lo merita, e dal personaggio di Kate sembra quasi emergere la vera Emilia, quella che la malattia l’ha affrontata davvero, e l’ha sconfitta. Due aneurismi cerebrali, nel 2011 e nel 2013. Era stata trasmessa da poco la prima stagione di Game of Thrones, era apparsa al pubblico indossando le vesti di Daenerys Targaryen, stava davvero iniziando a realizzare il suo sogno, e poi? Il buio. Ma ha continuato a lavorare, lottando con il dolore, consapevole che sarebbe potuto accadere di nuovo, e che sarebbe anche potuta morire. Il suo personaggio emergeva illeso dalle fiamme e volava su draghi alati, mentre lei combatteva la malattia. Verrebbe da chiedersi perchè, perché ad una ragazza così giovane, una ragazza qualunque, una ragazza che am recitare, ma ha paura di non riuscire più a ricordare i copioni. Emilia è stata fortunata, ma quando la morte ti sfiora non lo dimentichi così facilmente. Le lacrime di Kate sono un po’ anche quelle di Emilia, e di tutte quelle persone che hanno avuto in dono una seconda occasione: lacrime di gioia, gratitudine, ma anche tanta paura. Siamo esseri umani, siamo fatti di questo. E non ci si deve vergognare del proprio passato, del proprio corpo, delle battaglie combattute, perché faranno sempre parte di noi, come una cicatrice duratura.

Fa da cornice una colonna sonora firmata George Michael, che con uno dei più grandi successi degli Wham! dà il titolo al film. Un grande artista, piacevole da riscoprire, ma che viene forse scomodato un po’ troppo per colmare i sottofondi silenziosi e troppo poco per aggiungere un senso al tutto. Certo è che Last christmas, anche per chi detesta i cliché romantici e non ride mai davanti a una commedia, forse forse è davvero un film gradevole. Leggero, natalizio, divertente, ma a modo suo anche profondo e riflessivo. Promosso a pieni voti da una spettatrice qualunque.

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