Si lavora, si impara, si cresce: storia di un tirocinio presso Nomisma

Lo sapevo. Sapevo che quel momento sarebbe arrivato. Sapevo che sarebbe stato difficile per me, che mi affeziono sempre a tutti e a quei tutti do l’anima. Lo sapevo sin dall’inizio, eppure non mi aspettavo un’esperienza così grande, così importante, così intensa in soli due mesi. Oggi torno a casa con un bagaglio ricco di tante cose, di insegnamenti, di consigli, di conoscenze, di carattere, e sono bastate duecento ore di tirocinio, non dieci anni, non un viaggio sulla luna. Ho lavorato accanto a persone meravigliose, ho cercato nel mio piccolo di essere d’aiuto, ho condiviso minuscoli pezzetti della mia vita, e sembra poco, detta così, ma è stato speciale. Non la chiamerò tutor: Chiara è stata la mia guida, la mia insegnante, una fonte di ispirazione ed anche un po’ una mamma. Ricordo il mio colloquio a fine ottobre, quando sono salita al quinto piano colma di timore, mi sono seduta per la prima volta sul divanetto, con un caffè bollente accanto a Chiara, e la vista sui tetti di Bologna densa di nebbia. Ricordo una prospettiva diversa, come se fossimo in un altro ufficio, come se le scrivanie fossero state spostate. Non so che cosa abbiano visto in me, in fondo sono stata lì per pochi minuti, ho raccontato balbettando i miei studi, non ho parlato dei voti, non ho detto niente di nuovo, forse ho fatto qualche battuta e ho seguito una vaga conversazione. Ma mi hanno presa lo stesso. Ci speravo, anche senza volerlo, e non mi pento della scelta impulsiva che ho fatto, non mi pento di aver mandato il mio curriculum al volo, dall’autobus, dimenticandomi anche la lettera motivazionale, e se dovessi tornare indietro, lo giuro, rifarei tutto esattamente così. Non posso dire che sia stato facile, non all’inizio, quando mi imbarazzava perfino chiamare i colleghi per nome. Durante i primi pranzi sono stata in silenzio, durante le pause caffè guardavo fuori dalla finestra, ma a poco a poco ho trovato il mio spazio, il coraggio di intervenire, la volontà di scambiare qualche parola. Banalità. Eppure mi è servito tanto. In due mesi ho imparato a presentarmi stringendo la mano, ad esprimermi senza diventare viola, ad essere me stessa, sì, a prescindere da tutto il resto. E Chiara mi ha aiutata più di chiunque altro. Mi ha sempre cercata, coinvolta, mi ha dato fiducia, mi ha coccolata, come un’amica di famiglia, e sembrerà assurdo, ma perfino sentirsi chiamare cucciola è stato piacevole. Sarà che abbiamo tutti bisogno di sentirci un po’ protetti, sarà che a volte fa paura crescere, e mi serve che qualcuno mi ricordi che sono ancora piccolina, mi serve una carezza al volo quando non me l’aspetto, mi serve sentirmi dire che sono stata brava.

Ecco, il mio è stato un tirocinio a tuttotondo. Duecento ore effettive, perché sono stata onesta, non ho mai segnato un minuto in più, una mezz’ora in più. Duecento ore in cui mi è stato chiesto un po’ di tutto: ho iniziato con qualche banale copia e incolla, qualche somma e qualche divisione, la riproduzione di un paio di grafici tutti uguali. Attività semplici, ed io non mi aspettavo niente, ma quei primi copia e incolla sono stati una responsabilità gigantesca. Quei dati che ho letto e riletto all’infinito, quelle tabelle azzurre che io ho compilato, quei grafici tutti simili tra loro, sono stati tutti pubblicati in un libro: l’Osservatorio sul Mercato Immobiliare. Un volume che vale duecento euro, e sulla prima pagina compare anche il mio nome. Non è assurdo?

Certo, il mio lavoro, posso chiamarlo così?, non è stato solo questo. Insieme a Chiara ho preparato un report di analisi del mercato per una società francese. Che paroloni… Ho sistemato dei numeri. Ma quando ha detto che per fortuna c’era Giorgia, è stato come ricevere un 30 e lode. Soddisfazioni, sì, perché in fondo mi sono impegnata, e ho visto crescere quel progetto dall’inizio alla fine. Soddisfazioni che possono arrivare in qualsiasi momento, per qualsiasi piccola cosa. Ricordo un pomeriggio, quando ho dovuto incollare e commentare una serie di grafici, e a leggere gli indici di redditività e di indebitamento mi sono resa conto di quanta conoscenza ho acquisito, di quanto posso adesso argomentare, di quanto sono consapevole di quello che faccio. Mi hanno affidato compiti ogni volta più lunghi, variegati, elaborati, e chissà se si sono fidati, se hanno controllato almeno i numeri, io non lo so. Ma Chiara è stata fondamentale. Perché lavorare con lei non è stato soltanto un copia e incolla meccanico. Mi ha sempre spiegato quello che ci sta dietro, scarabocchiando su qualche foglio sparso in giro, mi ha fatto vedere i programmi dal suo PC, come impostare una email, come gestire i grandi database, come costruire una pivot su Excel. Mi ha perfino portata con sè ad un convegno, a distribuire volantini con il programma, a indicare i bagni agli invitati, e mi è sembrato il compito più bello del mondo. È buffo, vero? Quando l’ambiente in cui ti ritrovi ti fa sentire importante, quando ricevi i complimenti per aver seguito dall’inizio alla fine, quando vieni premiato per questo, ma per te è stato tutto naturale. Ho cercato di cogliere ogni occasione, ma quel convegno mi è piaciuto davvero.

Al di là dell’impegno per cercare una giacca formale, al di là di qualche occhiata all’orologio ogni tanto, al di là prime slide su cui avevo lavorato, io ringrazio Chiara per avermi coinvolta più di quanto le fosse richiesto. È stata la più grande dimostrazione di fiducia, perchè ha pensato che sarei stata all’altezza, e lo ha fatto senza nemmeno conoscermi. Come quando mi ha allungato uno degli auricolari, e mi ha fatto ascoltare una telefonata importante con uno dei relatori. O come quando mi ha portata con sè ad una riunione, con i colleghi e l’Amministratore Delegato che, pensate ai casi della vita, ho scoperto abitare nel mio stesso condominio, esattamente sotto di me. Sono stata invitata perfino alla festa di Natale, ho partecipato alla pesca del regalo, ho ricevuto lo stesso omaggio dei dipendenti, due bottiglie di vino e un pezzo di parmigiano.

Per me tutto questo vale tanto. Tantissimo. Ho vissuto talmente tante esperienze, in così poco tempo, che è difficile raccontarle agli altri, far capire loro quanto è stato importante. Anche le più sciocche, come la prova di evacuazione, quando siamo scesi al piano terra e ci siamo fatti un giro al museo. O come quando si è rotto il riscaldamento, e per pranzo abbiamo ordinato le zuppe calde da asporto. Oppure quando ha iniziato a nevicare, e come bambini ci siamo fiondati alla finestra.

Ci siamo perfino intrufolati nella sala del cecchino, durante la visita del presidente Mattarella a Bologna.

Per me sono ricordi, per loro, chissà, magari non sarà niente. Ma io torno a casa felice. Ricca, malinconica e felice. Torno a casa dopo aver raccolto lezioni e consigli, gli in bocca al lupo al momento dei saluti e qualche complimento ogni tanto. Torno a casa con un curriculum da aggiornare, otto crediti in più per avvicinarmi alla laurea, il mio nome su un volume importante. Torno a casa dopo essermi iscritta a Il Sole 24 ore, perché Chiara me lo ha consigliato ed io mi sono fidata di lei. Torno a casa piena di quelle risate davanti al computer, delle chiacchiere in pausa caffè, dei pranzi tutti insieme, delle mattine in cui le scrivanie erano vuote, dei via vai dei colleghi tra le vetrate. Torno a casa con i trucchetti per lavorare più in fretta su Office, con i consigli per salvare i file con criterio, con le solite regole delle fonti sotto i documenti. Torno a casa capace di esprimermi, e non solo con una tastiera. Capace di raccontarmi, di dire la mia, di relazionarmi con chi è più grande di me. E se non è ricchezza questa, che cosa potrebbe essere?

Finito il tirocinio, comincia una nuova era. Quella dell’ultimo semestre prima della laurea triennale. Quello decisivo per la mia media dei voti. Quello che volerà via ed io non sarò pronta, perché sarà già il momento di decidere che cosa fare, quale corso di laurea magistrale, in che città, ma economia o statistica? Non lo so. Per adesso sono soltanto grata a chi mi ha dato questa occasione. E spero di essere riuscita, nel mio piccolo, a lasciare qualcosa, perché quello che ho vissuto lo ricorderò per tutta la vita. In fondo si lavora, si impara, si cresce.

Grazie, Chiara, per essere stata al mio fianco. Grazie per avermi fatta sentire a mio agio. Grazie per non esserti mai dimenticata di me, per avermi chiamata anche quando non ti serviva niente, per avermi sempre guardata un po’ da lontano, per controllare che non fossi in difficoltà. Grazie di avermi ascoltata, di avermi coinvolta in tutto, perfino nella tua vita, e grazie per la fiducia, per la montagna di esperienze diverse, per le responsabilità che andavo cercando. Grazie della compagnia, dei caffè a metà mattina, delle pause pranzo in cui a farmi le domande eri tu, delle risate davanti al computer, di quei momenti di leggerezza in cui si parlava, e mi sembrava di essere accanto ad un’amica. Grazie per i consigli che mi hai dato, per le lezioni che ho imparato, anche quelle sulla vita che non eri tenuta a darmi: non le scorderò. Grazie per l’occasione che mi hai concesso, perchè è stata speciale. Grazie per questi due mesi, forse non lo sai o non te l’ho fatto capire, ma è stato bello lavorare con voi, e chissà se le nostre strade si incroceranno di nuovo, in fondo non ci conosciamo nemmeno, sono stata soltanto una delle tante tirocinanti, una ragazza di ventun’anni, mentre tu sei madre di un bimbo di otto. Ma se non dovessi tornare, conserverò stretto questo ricordo. Mi hai dato tanto, e avrei voluto dirtelo a parole, davvero, ma non ne sono stata capace. La complicità che si era creata era un bel rifugio, e quelle ore trascorse lì, seduta alla mia scrivania, sono state forse le più stimolanti di questi ultimi due mesi. E questo lo devo soprattutto te. Per ora è solo un ciao, non so cosa ci sarà nel mio futuro, ma ovunque e in qualsiasi momento, se ti dovessi reincontrare, verrei a dirti grazie di nuovo.

Oltretutto, un gran bel palazzo storico.

9 pensieri su “Si lavora, si impara, si cresce: storia di un tirocinio presso Nomisma

  1. wow…che bella esperienza–e tu hai avuto lo spirito giusto per vivertela nel migliore dei modi…bravissima! Puoi essere orgogliosa di te stessa .
    Allora posso dire ciao Giorgia ? 🙂 >,”,”< ★…★…★*
    ★…★…★ BUONE FESTE DI CUORE★…★…★

  2. Cara Giorgia, ho letto con piacere il resoconto della tua esperienza, perchè dimostri di aver capito tutto. Sei prossima alla laurea, ma hai dimostrato di capire che lavorare è diverso, e bisogna cominciare da zero. Hai delle competenze forti, che ti hanno permesso di fare ottima figura, ma non te ne sei vantata. Hai saputo essere giustamente umile, curiosa e con tanta voglia di fare. Sono certa che anche Chiara sentirà molto la tua mancanza. Resta così, saprai brillare con un sorriso

    • Leggo sempre con piacere tutti i tuoi commenti ma questo lo conserverò, mi hai commossa! raccontare questa esperienza è stata dura, raccogliere due mesi di cose in un solo scritto… ho cercato di viverla a modo mio, so che non è subito semplice prendermi, ma mi è servito anche per migliorare sotto questo aspetto. Chissà, spero sempre che di me venga conservato un bel ricordo, in questo sono un po’ “possessiva”, diciamo 😅 la voglia di fare non mi manca, la curiosità c’è, soprattutto quando si presentano nuove esperienze. Grazie di tutto 😘

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