Realtà confusa

Le cose possono sempre cambiare, come si può voltare la pagina di un romanzo e rimanere disorientati da una storia che prende forma. Anche quando non ci crediamo più, quando ci siamo abituati a ciò che definiamo banale e quotidiano, può sempre cambiare tutto. Non dobbiamo mai smettere di crederci, di lottare, di scongiurare noi stessi e la nostra forza di non abbandonarci mai, perché poi quando le cose cambiano davvero ci sentiamo come travolti dalla piena del fiume, stretti in una realtà che pare un dipinto di Magritte. Avete presente quel quadro?

Ho passato ore a meditare su quelle poche parole lasciate in sospeso, ore per arrivare a capire che è vero, questa non è una pipa, ma è soltanto la sua immagine. Ecco come a volte la realtà confonde. Ci propone delle figurazioni così conformi alla vita di tutti i giorni, che il nostro occhio pigro quasi non riesce a distinguerle, si lascia ammaliare dalla perfezione teatrale della natura, si lascia ingannare dalla finzione, come se qualcuno affermasse che nel dipinto di Magritte é rappresentata una pipa. C’è la verità e c’è l’immaginazione.

La verità è nella bocca di tanti ma nel cuore di pochi. Ognuno racconta quello che vuole, ma soprattutto quello che gli conviene. Tu ascolta il cuore, al resto ci pensa la vita

(Luna Del Grande)

E quante volte ci raccontiamo menzogne, perfino a noi stessi, con quella naturalezza di uomini razionali che siamo, e ci culliamo nella perfezione artificiale, come se potesse perdurare all’infinito. Raccontiamo ciò che non pensiamo, è tutto frutto di un meccanico assemblaggio di parole, un istinto irrinunciabile a proteggerci, dall’esclusione, dal sentirci diversi. Inventiamo noi stessi per compiacere chi si aspetta qualcosa, chi ci pretende in un certo modo, chi non si accontenta di un amico ma vorrebbe una statua di cera. Sbagliamo per paura, perché in mezzo alla folla, davanti al dipinto di Magritte, tutti gridano allo scandalo, gridano che quella È una pipa, e allora fa comodo unirsi al coro, e dimenticarsi della verità.

Nessuno può a lungo avere una faccia per se stesso e un’altra per la folla senza rischiare di non sapere più quale sia quella vera

(Nathaniel Hawthorne)

Siamo continuamente messi alla prova, attori senza possibilità di vittoria, costretti paradossalmente da noi stessi a raccontare cento storie a cento persone diverse, perché osserviamo i maestri delle bugie avere successo, e non ci rendiamo conto di quanto tristi siano. È una cecità involontaria, che in qualche modo ci fa illudere di conoscere il mondo nel quale viviamo, quando in realtà siamo stranieri, conosciamo le regole della lingua, ma le eccezioni ci danno ancora dei problemi. E la cosa peggiore è che spesso ci troviamo bene, in quell’artificio di perfezione. Costruiamo ciò che abbiamo sempre desiderato e non siamo mai riusciti a realizzare. Diciamo ciò che non pensiamo, perché lo dicono tutti, e sembra terribilmente comodo essere d’accordo. Ma non dobbiamo commettere l’errore di dimenticarci di noi stessi. Siamo noi il mondo vero e concreto nel quale viviamo, noi il vero pensiero, il nostro futuro, l’unica certezza e dato di fatto.

Dice Albert Einstein: “Sei ciò che pensi, non ciò che dici“. E quindi potremo anche rivestirci di costumi di carnevale e di trucco, potremo anche nasconderci, scappare, inginocchiarci tra i prepotenti senza essere visti, ma la nostra verità, la nostra essenza, rimarrà sempre inalterata. Ciò vuole dire rinunciare, sì, rinunciare a certe persone, a certe scelte, a certe strade, a tutto ciò che non si incastra con la nostra mente, ciò che rischia solo di farci del male, o di tranciarci le ali. Vuole dire rinunciare a chi ci riempie di bugie, e chi insensatamente sembra così amico, come un personaggio uscito da un film. È che le bugie bisogna vederle, per proteggere se stessi. Bisogna avere il coraggio di ammettere che queste persone non sono quelle che noi conosciamo, e allontanarsi, prima che ci si metta il cuore e la sua tendenza ad affezionarsi alle cose. Per vivere ci vuole un’attenzione sopraffina. Come per guidare. Ci vuole abitudine, come per guidare. Ci vuole occhio, come per guidare. Dobbiamo prendere coscienza dei nostri limiti e delle nostre potenzialità, come per guidare. Ma soprattutto mai, mai nemmeno una volta dobbiamo commettere l’errore di sbagliare carburante.

Più accettiamo l’idea che non possiamo piacere a tutti, più ci semplifichiamo la vita

(R. Carlson)

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Micio Alpha ha detto:

    Quindi… “te non sei la Penny” 😂😂😂😂😘😋

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