Ventunesimo compleanno e sono maggiorenne in tutti gli stati!

Com’è cominciato il mio ventunesimo compleanno? Von il messaggio di rito di mio padre, sul cellulare, perché la mattina esce presto di casa e facciamo sempre fatica a incontrarci. L’ho letto, e mi sono scese le lacrime sulla tovaglia della colazione.

Buongiorno in questo giorno speciale … il tuo giorno !!!
Che dire se non che siamo orgogliosi di te di come sei, di chi sei, di quello che fai, del presente e del futuro che ti stai costruendo.
Una cosa stupenda io e la mamma insieme l’abbiamo creata e cresciuta e l’augurio più grande che ti possa fare è che continui questo tuo meraviglioso percorso e possa via via raccogliere tutte le soddisfazioni e le gioie che ti meriti, nella vita, nel lavoro e negli affetti, perché anche il principe azzurro che ti meriterà dovrà essere qualcosa di stupendo x te.
Scusa x queste poche parole magari un po’ banali e con errori ma scritte con il cuore e l’amore di un papà felice e fiero della propria figlia.
Un bacio e un abbraccio e tantissimi auguri di buon compleanno.

Mi è arrivato in faccia tutto quell’amore, quel bene, quella gioia che i miei genitori provano per me e insieme a me. Ho capito una volta di più quanto io sia importante per loro, che mi hanno messa al mondo e non vorrebbero lasciarmi mai. Ho capito che tutto quello che fanno, anche se a volte non lo capisco, lo fanno pensando a me. Vorrebbero proteggermi, vorrebbero aiutarmi, vorrebbero per me una vita perfetta, ma la perfezione non esiste in questa realtà. Ma ringrazio i miei genitori ogni giorno per la vita imperfetta che mi hanno donato.

Non ho tutto quello che hanno gli altri, il mio ventunesimo compleanno non è stato come quello di tutti gli altri. No, è stato il mio. Ed è stato perfetto. È stato come il giorno dei diciotto anni, quando tutti erano impegnati ad organizzare feste in discoteca, ed io ho riunito attorno a un tavolo le persone importanti della mia vita. Ho fatto la stessa cosa, e non potrei essere più felice. Lo so, non si vede, non mi si legge in faccia e non lo so esprimere a parole. Ma se ho stretto quelle persone in un abbraccio, se ho detto grazie una volta in più, è perché ci tengo. Tutte le mie amicizie mi sono state accanto, chi giovedì sera e chi sabato, davanti ad un aperitivo, di tutte loro conservo i regali, piccoli pensierini che vorrei non scartare mai. Mi hanno scritto un biglietto, ci sono le loro firme, e ne faccio tesoro. Sono riuscita a godermi quei momenti, per una manciata di ore ho avuto al mio fianco tutte, tutte quelle persone che per me sono importanti, chi più e chi meno, chi conosco da anni e chi soltanto da pochi mesi. Erano lì per me, lo so che dovrebbe essere una cosa normale, ma io in questi piccoli gesti leggo sempre qualcosa in più, la volontà di esserci, la decisione di esserci. Probabilmente è stato uno dei compleanni più insoliti della mia città, perché sono una pessima festeggiata, non so fare gli onori di casa, detesto le canzoncine di auguri, mi sento osservata quando apro i regali e il taglio della torta è disastroso. Forse sarà stato il caso, sarà stata una coincidenza, ma i ventun’anni segnano il passaggio alla maggiore età in tutti gli stati. È un altro traguardo importante, non ci avevo mica pensato. Sarà per questo che mi è sembrato tutto così bello? È scomparsa l’ansia da prestazione, è rimasta soltanto la voglia di stare insieme, di trascorrere una serata in compagnia, di ridere e di sentirmi a casa. Vorrei saper descrivere come mi sento quando me lo chiedono: la realtà è che io non mi sento perfettamente uguale a prima, mi sento più ricca, più forte, più felice. È stato un compleanno normale, trascorso in piccole compagnie, in locali affollati ma in un tavolino protetto, potendoci guardare in faccia per chiacchierare. È stato un compleanno di conferme per me, che sono sempre cosi insicura di tutto quello che ho. Ho avuto la conferma di chi in fondo un po’ ci tiene, di chi ormai è entrato nella mia vita e non vorrei che se ne andasse, di chi mi piacerebbe vedere più spesso, di chi vorrei conoscere di più. Forse ho capito più cose oggi che in tutto il mio ventesimo anno. Ho capito che non mi abituerò mai a compiere gli anni, e che un po’ detesterò sempre quel giorno, e tutti quelli che lo precedono e che io carico d’ansia. Ma ho anche capito che ne vale la pena. Compiere gli anni è bellissimo. Sentirsi cantare da tutti la canzoncina di auguri, scartare i regali con la curiosità dei bambini, conservare i biglietti e perfino la carta dei pacchetti, è bellissimo. E capire che alla fine, per quanto strana e unica io possa sembrare, le persone hanno capito chi sono. In regalo ho ricevuto una penna a piuma con calamaio, e in allegato un foglietto: un talento come il tuo merita qualcosa di speciale. Ecco, io sono felice così. Sono felice di questo, del pensiero nascosto tra le righe di chi conosce le mie passioni senza che io gliene abbia mai parlato. La mia migliore amica mi ha scritto una lettera di tre pagine, nascosta in mezzo a un libro che mi ha prestato. E mentre la leggevo ripensavo a tutti quei momenti passati insieme, a quanto lei sia un punto di riferimento per me, e a quella lettera di un anno fa in cui l’ho definita una sorella. Sorella nello spirito, sorella gemella, mi ha chiamata lei.

Io non parlo molto di me, con te ogni tanto è successo e questo vuol dire che per me sei speciale, quello che ci lega è speciale. Non so se riuscirò mai ad aprirmi del tutto, ma so che tu sarai lì pronta ad ascoltare, come farei io per te. Ciò che ci accomuna di più è forse il fatto che entrambe siamo brave ad ascoltare ma parliamo poco di noi. Chiunque chiederebbe come facciamo ad essere così amiche se non parliamo tanto di noi stesse, semplice, vuol dire che non abbiamo bisogno di parlare: noi sappiamo ascoltarci a vicenda in silenzio, non abbiamo bisogno di parole per capirci.

Mi ha fatto ricordare quando siamo andate in vacanza insieme, solo noi due, per qualche giorno al mare. Camminavamo sulla spiaggia, là dove la risacca cancella le impronte e vede le onde morire. E lei si è scusata con me per quel silenzio in cui giocavamo, mi ha spiegato che le piaceva, che non sentiva il bisogno di riempirlo, che quel silenzio era ciò che volevo anche io.

Finiti i festeggiamenti, resta qualche pranzo con i parenti più lontani, tanti ricordi e gratitudine. Grazie a tutti quelli che ci sono stati, nonostante gli impegni, nonostante fosse necessario correre, perchè hanno corso per me e questo è un regalo che non ha prezzo. Grazie perchè sono stata bene, nella mia ombra un po’ protetta, festeggiata senza strafare, applaudita con un sorriso. Grazie perchè mi avete aiutata a superare l’ansia da prestazione, e mi avete fatta sentire al posto giusto, in mezzo a persone che in fondo, almeno un poco, mi vogliono bene. Grazie perchè non so chi ci sarà domani, o tra un anno, o al mio cinquantesimo compleanno, non lo posso sapere, ma questo è stato speciale. Grazie perché non so dirvelo in faccia, so solo ripeterlo in un sussurro perché mi vergogno, mi vergogno di commuovermi per quello che a tanti sembra così poco. Ma lo scrivo, e lo scriverei altre cento volte, GRAZIE, perché nella vita abbiamo tutti bisogno di qualcuno su cui contare, ed io sono sicura di avere trovato le persone giuste. Ci sono voluti ventun’anni, e magari un giorno penserò di aver sbagliato. Ma che importa, non sono nemmeno a metà strada, e a volte io mi sento ancora una ragazzina…

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Raven💜 ha detto:

    Tantissimi Auguri❤

  2. loredana ha detto:

    Scorpioncina pure tu…auguri ❤

    1. Ehipenny ha detto:

      Eh sì, grazie di cuore! ❤

  3. Neda ha detto:

    Quando ho compiuto 21 anni io, si diventava maggiorenni solo a quell’età. Ebbi subito il passaporto per poter viaggiare da sola anche all’estero e lo feci nei quindici anni consecutivi, almeno una volta all’anno.
    Però, il primo viaggio lo feci in Italia, con mamma e papà, a Roma. Ero piccola di statura e minuta (un metro e quarantacinque per trentotto chili di peso e scarpe taglia 32, capelli corti alla maschietto) Indossavo jeans e maglietta. Ai Fori imperiali, a mio padre che pagava i biglietti d’entrata, il guardiano disse: “Due adulti, vada pure, il ragazzino non paga”.

    1. Ehipenny ha detto:

      Hahahah beh a me chiedono il documento ma fino a questo livello non sono mai arrivata… entrata gratis, che fai rifiuti? 😅

      1. Neda ha detto:

        Pensa che a trentatré anni compiuti ho pagato il biglietto ridotto per bambini in alcuni musei tedeschi.

      2. Ehipenny ha detto:

        Niente male 😅

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