Dedicato alla notte di Halloween, credo

L’inizio di novembre è un periodo strano, un periodo che mette davvero fine all’estate e salta a piedi pari l’autunno, quest’anno più degli altri anni. Sarà che le temperature sono state miti per tutto ottobre, sarà che ancora uscivo di casa con la giacca di pelle, come nelle ultime serate estive, sarà che mi sento ad un passo dalla laurea triennale e frammento il tempo in tanti piccoli traguardi. Quest’anno novembre è arrivato all’improvviso, per me. Tutto era sospeso in una routine di lezioni, studio, uscite con gli amici, e poi di nuovo da capo lezioni e studio. Sono cambiate tante cose nel giro di un anno, e l’ho capito il primo giorno in facoltà dopo le vacanze, quando ho riabbracciato persone diverse, mi sono promessa di trascorrere il mio tempo con persone diverse, mentre altre erano partite per l’Erasmus, sei mesi in giro per l’Europa, o più lontane, in India. Ho ricostruito un equilibrio, con il pensiero che questo è l’ultimo anno che trascorrerò con molti di loro. Inevitabilmente mi risuona in testa la domanda: chi continuerò a vedere, a sentire? Chi perderò inevitabilmente per strada? Poi è arrivata la sessione d’esame, gli ultimi parziali d’autunno, e la pigrizia si è sovrapposta alla determinazione di superare gli ultimi ostacoli, ho studiato con la distrazione addosso, ritrovandomi a giocare con la matita davanti ai libri aperti. Un aperitivo dopo l’ultimo scritto e ho imparato a conoscere anche chi per istinto sopportavo poco, a riprova del fatto che non bisogna essere prevenuti. Infine siamo giunti all’ultimo giorno di ottobre, alla festa di Halloween, e al vero freddo autunnale. Una giornata simbolica, quest’anno più degli altri anni. Sono uscita di mattina presto, e le strade del centro erano affollate, i negozi pieni di gente, le vetrine addobbate a festa con maschere, mantelli e costumi, e l’aria era insolitamente pungente, con una fitta nebbia bagnata e un cielo grigio. Sembrava l’inizio delle vacanze invernali, se non fosse stato per le caldarroste cucinate agli angoli dei portici. La sera sono stata per il terzo anno consecutivo alla festa di Halloween più gettonata di Bologna, il random party, organizzata nel palazzetto adibito ai concerti e capace di ospitare diecimila persone. E’ sempre magico, immergersi in quella folla di gente in maschera, chi truccato da Jocker, chi da strega, chi vestito da frate, chi da calciatore, e poi ancora soldati, dinosauri, lottatori di sumo, cheerleaders, fantasmi, banane, conigli, biancaneve. E’ da tre anni a questa parte la festa che più mi fa divertire, addirittura ballare, io che sono un pezzo di legno, perché la musica è essenzialmente geniale: dai tormentoni estivi al rap del momento, dalle sigle dei cartoni animati a Raffaella Carrà, dall’inno di Mameli a “Bella ciao”, è l’idea più semplice del mondo, ma anche la più efficace. Ecco, quando arriva Halloween per me è come se fosse Natale. Perché so che il giorno di Ognissanti lo trascorrerò in famiglia, che la settimana successiva festeggerò il compleanno, che ricomincerà a breve quella quotidianità accogliente delle lezioni, lo studio e le uscite con gli amici. E’ una specie di parentesi in un lungo discorso senza punteggiatura. Un momento di sfogo e di libertà, che condivido sempre con quelle persone che mi sono accanto, e che non immortalo mai con una foto, perché preferisco godermelo. Ho dei bellissimi ricordi di Halloween, il mio solo rimpianto è di non aver mai fatto dolcetto o scherzetto come nei film americani, ma a chi dice che sia soltanto un’importazione consumistica, io dico che è anche un’occasione. Sì, un’occasione per stare insieme, divertirsi, ridere un po’, perché abbiamo bisogno anche di questo. Trascorsa la notte dei mostri e dei vampiri, inizia novembre, il mese delle piogge, il mese del segno dello scorpione, il mese del mio compleanno. Quest’anno inizierò il tirocinio, e tra una corsa e l’altra dall’università al posto di lavoro forse non avrò più quel tempo che avevo prima, il tempo per leggere un libro in due giorno, il tempo per un film dopo pranzo, il tempo di guardare il soffitto e pensare. Ecco perché Halloween è stato uno spartiacque, quest’anno più che gli altri anni. E non ho aspettative, in fondo il compleanno mi mette sempre un po’ d’ansia da prestazione, non so mai cosa fare, chi invitare, dove andare, come se fossimo tutti costretti a festeggiare per forza. A me basta uscire, una serata tranquilla tra amici, un biglietto di auguri, tutto qui.

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