Vi spiego che cosa vuol dire essere timidi

No, non è una malattia infettiva, non è un deficit cognitivo, non è come un raffreddore o un mal di testa. Niente di tutto questo. Essere timidi è… un gran casino, perché ti limita in un sacco di cose. Quando devi comprare qualcosa in un negozio, ad esempio. O quando sei in fila per provare ai camerini. Quando hai bisogno di aiuto per trovare un libro in biblioteca. O quando devi chiamare un taxi. Io sono timida, e non lo dico per giustificare certi miei comportamenti giudicati strani, o quei momenti di silenzio che non riesco a riempire. Lo dico perché lo sono, e per quanto io provi a cambiare, a togliermi di dosso questo muro, la timidezza rimane lì. Che cos’è? Beh… quella cosa che improvvisamente mi frena, mi fa sentire come se avessi mille riflettori puntati contro, come se tutti stessero osservando me, il mio vestito da provare, il libro da prendere in prestito. Essere timida mi fa sentire spesso giudicata, anche quando intorno non c’è nessuno. È solo paura, una paura assurda e incontrollabile che non ha motivi. Una paura che perdura di fronte a chiunque, perfino di fronte agli amici. È come se ci fossero due istinti dentro di me, uno che mi incoraggia, mi spinge ad aprirmi, e l’altro che mi blocca i pensieri, e li protegge chissà dove nella mia testa. E rimango zitta, perché la timidezza ogni volta è più veloce, le parole sfuggono, si nascondono, e ho la sensazione di non avere niente di interessante da dire. Quante volte gli altri mi hanno guardata, e con curiosità mi hanno chiesto come mai stai sempre zitta? Ma tu non parli mai? Dì qualcosa anche tu! E mi sento peggio di prima, perché quella dannata tendenza a vivere chiusa a riccio non si cancella così. Non è cosi semplice. Non bastano due parole, o un silenzio concesso per farti parlare. Il pubblico… è il pubblico che mi spaventa. Esprimermi non è facile. Raccontare di me è difficilissimo. E più persone ho davanti, più mi ritiro in disparte, ascolto e basta, in silenzio, come una mosca appoggiata sul tavolo. Più persone ho davanti, più mi sembra di poter essere schiacciata dai loro pensieri, e non ho ragioni per sentirmi così, lo so. Tante volte sono amiche e amici, gente fidata che mi sorride, forse prova perfino a farmi sentire a mio agio. Ma dipende soltanto da me. Solo che essere timidi fa essenzialmente schifo. Per quanto ci provino tutti, a darmi una possibilità, io sono sempre e comunque quella che ascolta ma non dice mai niente, magari una battuta ogni tanto, che fa ridere, e un racconto carino per intrattenere. Tutto qui. Il resto del tempo me ne sto zitta, a elaborare interventi immaginari nelle discussioni, a farmi venire in mente risposte eccellenti a dialoghi di mesi prima… a pensare. Penso tanto, troppo. È per proteggermi? È perché in effetti sono terrorizzata? Rifletto prima di dire qualcosa, perché vorrei che uscisse perfetta dalla mia bocca. Rifletto prima di fare qualcosa, perché non vorrei ci fosse niente di strano in me. Niente di visibilmente strano. Odio catalizzare l’attenzione, è come se tutti gli sguardi assieme potessero riuscire a scalfirmi, a penetrare i cento scudi che mi rivestono, a capire qualcosa in più di me. Lo so che dovrebbe essere normale. Chi più di me vorrebbe una vita più normale? Ma essere timidi è un gran casino. L’ho già detto? Perchè è difficile farsi capire, a volte sembro quella strana, altre volte quella scontrosa, altre ancora quella snob. La verità è che sono solo spaventata a morte. Ascolto gli altri parlare a raffica, saltare da un argomento all’altro, ridere rumorosamente in pubblico, e provo invidia per loro, perché in fondo è così naturale eppure io non ci riesco. Mi sento diversa. Un pezzo di pietra tra i fiori. Mi sento come un satellite fuori dal cerchio, che per parlare vorrebbe alzare la mano e aspettare il turno, perché non ha il coraggio di interrompere nessuno. Nemmeno il silenzio. Ho il timore di disturbare, come se stessi bussando ad una porta in piena notte, e rimando indietro le parole quando mi muoiono in gola, come pezzi di carta inutili e fatti a pezzi. Mi sento in colpa per questo, in colpa con me stessa. Perché tempo fa ero quella che se ne stava in fondo alla fila, dietro le spalle degli altri, protetta dalle loro ombre, mentre oggi riesco a camminare al loro fianco, a mescolarmi nella piccola folla, a non essere solo un pacco da trainare con sè. Ma in prima fila, davanti a tutti, io non ci riesco a stare. Camminerei all’indietro pur di non dover sentire le voci alle mie spalle, come se mi potessero scalfire la schiena a coltellate, incidere le parole più dure sulla pelle fragile. Essere timidi è come vivere in una bolla, pensare di potersi proteggere, lì, sotto un velo sottile fatto d’aria. Essere timidi è sentirsi spesso inadeguati, immaginare che vi sia uno sguardo da qualche parte, enorme e severo, che osservi proprio te, il tuo modo di essere, di vestire, di camminare. Essere timidi è non saper spiegare nemmeno il proprio stesso carattere, non a parole, perché sembra solo un brutto virus da cui in fondo si può guarire. Quando mi chiedono come mai stai sempre zitta? Ma tu non parli mai? Dì qualcosa anche tu! , a volte rispondo che sono timida. E la gente mi guarda in silenzio senza sapere cosa rispondere. Certo, perché non vuol dire niente detta così. Vorrei poter spiegare tutti quei momenti in cui non so se parlare o meno, in cui mi guardo le mani per non fissare gli altri negli occhi, in cui non so se uscire quando non c’è nessuno con cui sono davvero in confidenza. Vorrei riuscire a spiegare quei momenti in cui annuisco e basta, in cui ascolto ma preferisco non dire, in cui mi sento un perfetto soprammobile in una compagnia rumorosa, perché in fondo vorrei soltanto un carattere normale. Ma sono timida. Continuerò a lavorare su me stessa, ci proverò sempre, e forse un giorno riuscirò a camminare in testa alla fila senza sentirmi schiacciata. Ma ecco, quando vedete una persona in disparte, silenziosa, che ride alle battute altrui ma fa fatica a intervenire, ricordatevi che non tutti hanno lo stesso carattere. Non siamo tutti uguali, estroversi e chiassosi. C’è chi vorrebbe far parte di quel chiasso, ma non ci riesce.

21 pensieri su “Vi spiego che cosa vuol dire essere timidi

  1. Grande Penny, primo passo per diventare la super Penny dei blog 😀
    Seriamente, piano piano riuscirai a trovare le tue sicurezze…basta poco, una volta ottenuto ciò dirai: “così facile?”

    Sigla della serie su “la Penny e amici” inedita e solo su Netflix: “i Puffi sanno che la Penny c’è, è proprio accanto a teeeee!”

    Dopo di questa mi scancello dal tuo blog!

  2. Ti capisco benissimo, da piccola ero timida al punto che all’asilo non parlavo… Poi via via di meno, e ora non lo sono più, o solo in alcuni contesti… E anch’io detesto chiedere nei negozi a prescindere 😂
    Perché poi mi sento pressata a comprare ecc 😅
    Mi dà fastidio anche entrare nei negozi di vestiti se ci sono solo io, con gli occhi puntati delle commesse pronte a vampirizzarmi 😂

      • In molti casi sicuro! E chi le assume e vuole che facciano proprio i vampiri! 😀
        Io poi se in un negozio ho un’esperienza di forzatura alla vendita o di darmi prodotti scadenti perché non sono il tipo che ribatte (vedi assai al mercato) ecc, a parte la timidezza, non torno più per principio!

      • Pensa che un sacco di persone al mercato riescono a contrattare per abbassare il prezzo… io l’unica “scema” che sta zitta e paga, non so come facciano 😅 se mi forzano a comprare qualcosa possono star sicuri che non mi rivedranno mai più

      • Idem! Al 100 percento proprio… E mentre scrivevo ora mi ha chiamata un numero per fare offerte telefoniche… Pure quelli mi mettono ansia! 😂 Infatti se riconosco la cosa prima non rispondo nemmeno 😅
        Ma qui appunto come sui negozi non la chiamerei timidezza, ma non voler farsi infastidire e pressare!

      • Ahah 😂 io di solito rispondo almeno al cellulare perché a volte mi han chiamato per spostare visite ecc, ma appena vedo o sento puzza di call center riattacco o non rispondo proprio 😅

  3. Sono stato, e sono ancora oggi, una persona timida.
    Quante occasioni mancate, quante rinunce, quante seghe mentali a causa della timidezza.
    Oggi lo sono ancora, ma molto meno. Con l’età, e con responsabilità differenti, ci si fa forza e la timidezza a volte riesco a metterla all’angolo.

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