Arturo lo scarafaggio

In vacanza con le amiche a Malta, prima notte di permanenza, con due misere ore di sonno sulle spalle, in tre nella stessa camera, stese al contrario su di un matrimoniale. Sono le due e mezza, tre di notte, siamo appena tornate da una serata in discoteca e reduci da un Sex on the beach dell’ultimo minuto. Dal bagno si sente un urletto spaventato: c’è un insetto incastonato nel mocio. Ma sì ma che vuoi che sia? Qualcuno dovrà pur fare l’adulta. Intervengo con coraggio armata di ferro da stiro, lo scaravento sul mocio e attendo segni di vita da parte dell’animale, in una posa da kungfu con una gamba all’aria e un braccio a barricare la porta. Niente. Solleviamo leggermente il ferro da stiro, e in un nanosecondo esce dal mocio uno scarafaggio abnorme e marrone che a tutta velocità si rifugia sotto l’armadio, mentre noi rotoliamo come pazze assatanate nel corridoio, sotto gli sguardi interrogativi delle altre quattro coinquiline. Una scena di panico da apocalisse. Raccogliamo armi e bagagli sui mobili come se la stanza dovesse allagarsi da un momento all’altro, e mi ritrovo a dover gestire: una ragazza terrorizzata e in lacrime, al telefono con sua madre e intenta a rifare seduta stante la valigia, un’altra con i piedi sul tavolino e una risata isterica in corso, le mie cose sparse sul pavimento perché sono una disordinata cronica e il trolley lo uso per accatastare. Briefig delle tre di notte: che si fa? Buttiamo dell’acqua sotto l’armadio? No, poi dobbiamo ripagare per le infiltrazioni. E se poi non annega? Potremmo spostare l’armadio! Ma è un palazzo a tre piani, non si muove neanche se lo attacchiamo a un elefante. Cerchiamolo con la torcia. Ma chi ha il coraggio di piazzare la faccia a portata di bestia schifosa col rischio di ritrovarsela sul naso? Così tento di riportare la calma nella stanza, mi armo di scopone e inizio delicatamente a colpire sotto l’armadio per farlo uscire, con il solo risultato di estrarre quintali di polvere, tappi e cartacce varie. Ad ogni pezzo di carta o filamento di plastica AAAAAAARG! tutto ci sembra puntualmente un altro insetto, e a forza di urlare sembra di essere piombate nella scena clou di Shining. Si fanno quasi le quattro. Presa dalla disperazione e dalla foga inizio a sbattere la scopa indistintamente contro qualunque superficie, improvvisando un concerto di percussioni e ammaccando le ante dell’armadio, ESCI BRUTTA BESTIA SCHIFOSA! DEVI MORIRE! ESCI! ESCIIIII! Poi sbricioliamo del pane per terra, spegniamo le luci, meditiamo in silenzio invocando i santi degli scarafaggi, fissiamo imbambolate l’armadio e… Eccolo! La blatta schifosa, grande quando un mio pollice, compare vicino alla porta della camera, serena e felice. AAAAAAARG! Saltiamo in due sul letto e una su un tavolino. Riprendo in mano il ferro da stiro e mi avvicino di soppiatto combattendo il senso di schifo. Adesso ti prendo. Adesso ti schiaccio. Ma appena muovo la ciabatta il coso striscia di nuovo sotto l’armadio. AAAAAAARG! Si apre la battaglia. Un’intelligenza superiore ci fa balenare in testa un colpo di genio: spruzzare il deodorante. Così, completamente a caso, direzionato verso il soffitto. E come per magia lo scarafaggio riappare in tutto il suo schifo, giusto in tempo per nascondersi dietro i rotoli di carta igienica nuovi. Siamo in tre, tutte armate. Una con lo scopone, una con il cif per pulire i cessi, e io con il ferro da stiro. Siamo in uno schieramento perfettamente allineato, in assetto da guerra. La scena tragicomica seguente è l’apoteosi del delirio, la bestia schifosa si arrampica a razzo sul muro, la scopa si agita in aria impazzita, la mia amica comincia a sparare cif contro il muro a mo’ di irrigatore, la blatta casca malamente a terra, si sente un grido che pare l’allarme durante i bombardamenti, poi mezzo secondo dopo mi ritrovo da sola in stanza con la ragazza armata di sgrassatore, con lo scarafaggio pericolosamente vicino ai miei piedi, il getto di cif imperterrito, un tifo da stadio nelle orecchie AMMAZZALO! AMMAZZALO! AMMAZZALOOOO!, prendo il ferro da stiro e a occhi mezzi chiusi lo scaravento a terra. Silenzio tombale. L’HO PRESO. Altro silenzio tombale. Nessuno ha il coraggio di sollevare il ferro da stiro, tutte temiamo che quell’essere immondo abbia sette vite come i gatti. Rientra in camera la fuggitiva e si avventa sul ferro, lo striscia sul pavimento seminando zampe e interiora di insetto, schiacciandolo come un’arancia nello spremiagrumi.

È morto così. Non ci credevo. nemmeno io. Sono seguite crisi di pianto, commozione generale, abbracci come di chi torna dal fronte, esultanza da stadio durante la finale di Champions. Saremo andate a dormire alle cinque del mattino, con ancora la tachicardia e la sensazione di zampette solleticanti ovunque. Abbiamo lasciato quel ferro da stiro a terra per quattro giorni, con l’insetto sventrato e spalmato sul pavimento, a costo di fare uno slalom agonistico tra il letto e il muro pur di non sfiorare l’arma dello scontro finale. Mancava solo un altarino: QUI RIPOSA LA SALMA DI ARTURO LO SCARAFAGGIO. Senza fiori, solo un quadretto di Satana.

Insomma, tutto è bene quel che finisce bene. Diciamo così. E nessuno ha mai più osato aprire le finestre del bagno e della camera, a costo di morire asfissiate con cinquanta gradi di temperatura.

28 pensieri su “Arturo lo scarafaggio

  1. Ricorda vagamente un mash-up tra Shining, Charlie’s angels, Non aprite quella porta, le Winx e Il secondo tragico Fantozzi. A settembre nei cinema?

  2. Assassina… Avrai questo rimorso sulla coscienza per anni 🤣🤣🤣. Scherzi a parte, anni addietro quando in montagna apparve un ragnaccio enorme, con tre uomini in casa (marito e 2 figli) chi dovette prendere la situazione in mano e trasformarsi in killer fu la sottoscritta 🤣

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