Abbattiamo i muri

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In un mondo che sembra sempre più un puzzle disfatto, un mondo in cui si costruiscono muri, si chiudono i porti, si alimenta la paura del diverso, due architetti e docenti universitari hanno lanciato un messaggio forte, per tutti. A Sunland Park, in New Mexico, un muro alto dodici metri e lungo 3100 chilometri divide gli Stati Uniti dal Messico. Un muro inquietante e invalicabile, che riporta alla mente pagine oscure della storia, i tempi dei fili spinati e della guerra fredda, un muro fortemente voluto dal presidente Trump, colui che si è definito “la persona meno razzista al mondo”. E’ un muro che fa paura, perché è il simbolo della chiusura fisica e mentale dell’uomo, del timore per gli stranieri, calpesta i diritti umani e pone fine a un’era di libera circolazione di merci e persone. Basta un muro per fare del male a una nazione, e distruggere gli equilibri mondiali di convivenza civile. Eppure qualcuno non ci sta, e con coraggio grida a gran voce l’ingiustizia che è stata commessa. Ronald Rael e Virginia San Fratello avevano in mano un progetto risalente al 2009, e in quel muro alto dodici metri sono riusciti a realizzarlo. Si chiama “Teeter totter wall”, è una semplice altalena colorata di rosa brillante, che oltrepassa il muro da una parte all’altra del confine. Bambini e adulti possono salirci, messicani e americani, guardandosi in faccia attraverso le sbarre della barriera. E’ un messaggio più forte di qualunque portone sbarrato, più forte delle parole di un presidente autoritario, più forte delle menti chiuse che hanno appoggiato la costruzione di un muro di confine. E’ un messaggio di pace e di unione, un messaggio felice, che nei sorrisi di quei bambini e di quei genitori urla al mondo che non è giusto. No, non lo è. Non è giusto isolarsi dietro un muro di cinta, discriminare un intero popolo, trattarlo alla stregua di una massa di carcerati, non è giusto affrontare un problema dando la colpa a chi è diverso, e perché?, perché parla un’altra lingua, vive in un’altro stato, non possiede le multinazionali americane o dei grattacieli. Non è giusto. Non è giusto impedire a famiglie oneste e lavoratrici di poter cercare un lavoro altrove, non è giusto trattare uno stato come se fosse inferiore, non è giusto ignorare che ogni nazione ha i suoi problemi, chi non rispetta le leggi e chi fa del male agli altri. Ma un muro può forse risolvere tutto questo? Ecco, quell’altalena lo grida forte e chiaro: no, non può. Quell’altalena è un abbraccio simbolico tra due popoli che non avrebbero voluto questo, che forse sono spaventati, che vorrebbero un dialogo alla pari tra le due nazioni, che credono ancora in un mondo più libero e più civile, in cui i diritti dell’uomo non vengono calpestati come carta straccia. Quell’altalena è una delle installazioni più d’impatto degli ultimi anni, e non posso che ringraziare chi ha ideato e costruito un così semplice gioco che comunica così tanto. Io ci spero sempre. Spero sempre che un giorno non esistano più muri da abbattere o porti da riaprire, spero che non servano più battaglie per far capire al mondo che siamo tutti uguali, tutti con gli stessi diritti e lo stesso desiderio di costruirci un futuro, con una casa, una famiglia, un lavoro onesto, spero che non sia più necessario ribadire che un criminale può esistere ovunque, che sia in Europa, in Africa, negli Stati Uniti o nel Messico, spero che il mondo cambi e ritorni la pace. Sono illusa? Forse. Ma ci spero con tutta me stessa, perché non vorrei mai dover spiegare ai miei figli che quei bambini sull’altalena non possono nemmeno darsi la mano, perché qualcuno ha deciso che loro non possono essere amici, perché quel muro non ha una porta da poter attraversare. Come glielo spieghi? Come spieghi che un uomo che si definisce “la persona meno razzista al mondo” ha diviso per sempre due popoli, con un muro che segna un confine netto e non si può scavalcare? Mi sembra una follia. E sì, se avessi dei figli li porterei davanti a quell’altalena, e direi loro di giocare con i bambini dalla parte opposta del muro, farei vedere loro come sia possibile parlarsi, divertirsi insieme, diventare amici nonostante tutto, e mandare al diavolo chi si è illuso di poter chiudere la bocca a due popoli che vivono da sempre l’uno accanto all’altro. Si possono costruire muri, barriere, si può sparare a chi cerca di attraversarle, si possono approvare leggi e cacciare uomini e donne da uno stato, ma non sarà mai, mai possibile impedire il sorriso, e il sogno di un mondo migliore.

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Questa immagine è bellissima 💟
    Ciao Penny

    1. Ehipenny ha detto:

      Grazie di cuore!

  2. Giovanni Di Rosa ha detto:

    Userei anche io l’altalena.
    Complimenti per l’articolo e per il messaggio!

  3. Menti Vagabonde ha detto:

    Dobbiamo continuare ad illuderci nel desiderare un mondo migliore, perché forse la forza delle illusioni di oggi, domani sarà una certezza

    1. Ehipenny ha detto:

      Si la penso come te 🙂

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