Puntuale ritardo

Mi presento: sono una persona puntuale. Una delle persone più puntuali che io conosca. Sono quasi in anticipo. Sì, spesso. Perché ho l’ansia di arrivare in ritardo. Le mie amiche e i miei amici sono tutti ritardatari cronici. Ma non di qualche minuto. No, di mezze ore. A volte anche di ore. Io sono quell’anima vagabonda che scava solchi con le suole delle scarpe sul cemento, perché fa avanti e indietro nell’attesa. Sono quel corpo mezzo morto che pian piano si curva ad U rovesciata con la faccia per terra, un po’ come quelle anziane che chiedono l’elemosina sdraiate sul pavimento. Sono quella persona che si fossilizza nello stesso angolo mentre centinaia di persone cercano di scansarmi, quasi fossi un palo piazzato nel posto sbagliato. Sono quella che le centinaia di persone maledicono in greco perché i miei piedi finiscono puntualmente sotto le loro scarpe. E intanto i miei amici ritardano. Il mondo cambia davanti ai miei occhi e i miei amici ritardano. Quando io sono già uscita di casa, magari correndo con le scarpe slacciate rischiando la vita, magari con il trucco ancora da spargere su tutta la faccia, ecco che si fanno vivi con quel maledetto “Sono in ritardo”. Ed io chiedo: ma dove sei? Sono appena salito sull’autobus. Lui che vive in Colombia sulla cima dei monti, che per arrivare nelle zone abitate farebbe meglio a noleggiare un elicottero. Non mi resta che proseguire, rallentando il passo e facendomi superare dai nonni con il girello. Ma arrivo in anticipo comunque. Tra dieci minuti sono lì. Bene! Passano due ore. Non si vede nessuno. Non solo non si vede nessuno, ma il negozio in cui dovevamo entrare chiude, il sole tramonta, dieci venditori ambulanti hanno provato a vendermi libri e bracciali, centosette autobus diversi sono passati davanti al mio naso, la temperatura è variata di quindici gradi, è avvenuto un arresto, una rapina, un incendio e un incidente d’auto. Provo a fare una telefonata. Sono sceso dall’autobus. A quale fermata? Ovviamente quella dall’altra parte della regione, che per arrivare bisogna affrontare una ferrata sul costone montano. Passa un’altra mezz’ora, e il tale o la tale arriva, fresco/a e riposato/a, con il profumo dello shampoo ancora intenso, con il trucco perfetto, con la messa in piega da parrucchiere fissata con la lacca. Scusa il ritardo. Ah, lo chiami ritardo? Io lo chiamo dispersione in una dimensione spazio temporale parallela. Io lo chiamo risucchio su Marte. Io lo chiamo rapimento da parte della Cia. Io lo chiamo scomparsa da denuncia a Chi l’ha visto. Da preparativi per il funerale. Da disperazione. Ma loro lo chiamano ritardo, e che ritardo sia. Il massimo è stato raggiunto una mattina, alle dieci e mezzo, undici. Mi reco sul luogo dell’appuntamento, puntuale come sempre. Conosco la mia amica, venti minuti di ritardo sono la norma. Mi siedo e aspetto venti minuti. Poi trenta. Poi quaranta. Le scrivo quindici messaggi su whatsapp, otto SMS, la contatto nella chat di instagram, la chiamo. Telefono spento o irraggiungibile. Inizio a immaginare scenari apocalittici con la sua auto ribaltata, incendiata, disintegrata, con lei priva di conoscenza e il suo cellulare rotto in due metà. Oppure la immagino svenuta da qualche parte, da sola, colpita da un malore giovanile letale. Immagino che qualche criminale l’abbia rapita, le abbia messo un bavaglio intorno alla bocca e abbia gettato la sua borsa nel fiume Po. Invece mi chiama 59 minuti dopo: scusa, mi sono addormentata! Dormiva. Io la credevo morta, e invece dormiva. È ancora in pigiama, con il segno del cuscino sulla faccia e le ciabatte ai piedi. Un’ora e mezza dopo ci siamo ricongiunte nel luogo di appuntamento originario.

Aneddoti di vita.

20 pensieri su “Puntuale ritardo

  1. Ti applaudo per due motivi: la tragica ironia dell’articolo e la comprensione che ho del problema.
    Preferisco arrivare mezz’ora prima che un minuto dopo; chiaro che, se non dipende da me ma dal traffico etc., anche io posso non rispettare l’orario concordato.

  2. Che nervoso…. Anche io son sempre in anticipo… Ora ho imparato che appena scatta l’ora x dopo tre minuti me ne vado…. È ti assicuro che ora un po’ va meglio…. Ma mi tocca andarmene sempre sola

  3. Io la chiamo maleducazione!!! Hai descritto me in tutto e per tutto, e quando fanno così m’incazzo come una iena, al momento faccio finta di niente, ma con me hanno chiuso. Ho smesso di vedere qualcuna che mi faceva questi servizietti. Fidati è mancanza di rispetto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.