L’esame di bilanci aziendali

Un incubo senza fine. La prima metà del corso è stata una ripida salita, con una professoressa che aveva lo stesso entusiasmo della cattedra di legno, e leggeva una slide dopo l’altra senza mutare nemmeno il tono di voce. La seconda metà del corso è stato un sonno profondo, con un professore che per tre ore di fila parlava, inserendo termini aulici e Manzoniani nei discorsi, riferendosi a dei numeri grandi come formiche alla lavagna, ma senza concludere nulla. Per chi non ha mai visto un bilancio aziendale, chi non ha mai studiato ragioneria, questo esame è un incubo vero e proprio. La professoressa è preceduta da una brutta fama, scritta sulla parete del bagno e mai cancellata, e come previsto a dicembre ha compiuto una strage di bocciature. Il professore è un pezzo di pane, ma nella sua testa esiste solo la Lamborghini, il caso Lamborghini, l’azienda Lamborghini, che fa tutto bene, guadagna montagne di soldi, non ha una virgola di debito, vende tutto ciò produce: cosa ce ne frega? In Italia le imprese sono indebitate fino al collo, con i magazzini che traboccano di rimanenze, e noi studiamo il caso particolare. Ho rimandato tre appelli di questo esame, volevo prepararlo al meglio, studiare ogni riga per poter prendere un buon voto, ma la verità è che questo esame lo odio, e quando odio una materia non riesco a concentrarmi per più di tre minuti di fila. E’ un mio limite, io apprendo tutto in fretta, più degli altri, ma quando non mi appassiono trovo tutto più interessante, anche una cimice che vola sulla parete. Non so come andrà questo esame, lo affronto con leggerezza, ma con la consapevolezza di non aver dato di certo il massimo, lo affronto con i sensi di colpa dei pomeriggi trascorsi a distrarmi, o a rimandare per giorni le pagine da studiare. I professori, poi, sono scomparsi per un mese e mezzo, non hanno risposto alle mail, non hanno pubblicato i voti dell’appello di dicembre fino a pochi giorni prima del secondo appello, e per rimediare ci hanno concesso un’altra data di sessione: oggi. Non ho sfruttato le mille opportunità che ci ha dato per paura di dover rifiutare un voto basso, eppure mi sono seduta davanti ai libri aperti fissando il muro e sprecando tempo. I professori non mi hanno lasciato niente delle loro lezioni, nessuna passione, nessun interesse, nessuna curiosità, nessuna nozione fondamentale, niente. Lo so che non è una giustificazione. So che mi sentirò in colpa non appena uscirò dall’aula, e mi mangerò le mani per aver sistemato gli appunti parola dopo parola, ascoltando una ventina di ore di registrazioni dal cellulare, ma senza averli mai studiati davvero. Vedremo come andrà, se sarà il primo voto che vorrò rifiutare, se mi accontenterò, se avrò fortuna o magari un colpo di genio. Perché anche all’università, come nella vita, non è mai detta l’ultima parola.

9 commenti Aggiungi il tuo

  1. Difficile farsi piacere gli esami economici.

    1. Ehipenny ha detto:

      Più che altro i professori che non hanno interesse nell’insegnare

      1. Anche questo, però non c’è molto da essere interessanti e interessati. Conosci qualche commercialista smart?

      2. Ehipenny ha detto:

        Eh oddio è dura 😂

  2. annaecamilla ha detto:

    Mai! Tu mettici il tuo il resto è anche culo, fidati!!! 😘

    1. Ehipenny ha detto:

      Ah lo so! Speriamo 😄😘

  3. SaraTricoli ha detto:

    È proprio brutto leggere di professori che non sanno trasmettere nulla… però spero che vada tutto per il meglio 👍

    1. Ehipenny ha detto:

      Si è frustrante anche per gli studenti… speriamo!

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