Cuffiette

Esiste una legge per cui gli auricolari escono sempre dalla tasca ridotti ad un gomitolo, un po’ come le luci natalizie dopo trecento giorni chiusi in cantina. E ci vuole una buona mezz’ora per districare il globo e riuscire a inforcare nelle orecchie le due cuffiette.

Ma esiste un’altra legge per cui i miei auricolari hanno vita brevissima. Una settimana, giorno più giorno meno. Avevo le bellissime cuffiette marcate Apple, le uniche a non cadermi dalle orecchie ad ogni passo, le uniche a non gracchiare, le uniche che non mi hanno abbandonata lasciandomi nella desolazione di un autobus pieno. Le altre, sono tutte morte. Quelle con il filo asimmetrico e antiestetico, decedute prima che io potessi odiarle. Quelle con il gommino da piantare nel timpano, che ho buttato nel bidone dopo aver apurato che non erano fatte per la forma del mio orecchio. Quelle giganti, che rimanevano sospese in un equilibrio precario sul padiglione, e che facevano ascoltare la mia musica a tre chilometri di distanza. Quelle che parevano a tutti gli effetti le cuffiette Apple, e che io in un momento di impersonificazione di Ralf spaccatutto ho smontato. Quelle ricomprate uguali, che dopo una settimana mi hanno lasciata con la musica funzionante solo nell’orecchio destro, e la metà sinistra del cervello destinata a non svegliarsi mai. Una strage di auricolari. E dire che io le tratto bene, le porto sempre con me, in tasca, nello zaino, nella borsa, sul comodino, non le faccio annoiare, cambio genere di musica ogni ora. E loro mi tradiscono così. Ormai sono usa e getta, sembra quasi che io me le mangi a morsi, un giorno un morso, un giorno un altro morso. Ho provato a dare la colpa al mio negozio cinese di fiducia, ma il problema si è riproposto con le cuffiette ufficiali del cellulare. Forse ho preso da mio padre, lui che è riuscito a perdere un paio di auricolari dopo un solo giorno di vita, per poi ricomprarli uguali e dimenticarli a casa nel momento del bisogno. Un genio. Io, invece, se esco di casa senza cuffiette sto male. Sono il mio sottofondo, la mia colonna sonora, la mia compagnia quando l’autobus è pieno come un carro bestiame, o quando la strada è più desolata del Sahara. Sono la mia occasione di ascoltare la MIA musica, senza che qualche suv al semaforo accosti al mio finestrino, e che i passeggeri ignoranti non azzardino qualche giudizio insignificante sulle voci. Gli auricolari, quando sono funzionanti ed ermetici, quando sparano la musica DENTRO l’orecchio e non fuori lungo tutto il viale, ecco, allora sono una salvezza. Perché i gusti al mondo sono tanti, ed io non avrò mai la faccia tosta e un po’ tamarra di proporre agli sconosciuti della zona un concerto, a volume esagerato, direttamente dalle casse del mio cellulare. Certo, ci sono gli stereo. Ma nessuno se ne interessa. Non vengono nemmeno guardati. Oggi ci sono gli auricolari, che se indossati sono capaci di isolarti dal mondo, quasi fossi un astronauta piombato su Marte, e di farti procedere in stato di semi-sonnambulismo verso la tua destinazione.

Ultima legge che vi propongo: a costo di comprare un paio di cuffiette a settimana, non tradirò mai quel filo di gomma arrotolato, quel grumo che pare un atomo di dimensioni centuplicate. Oggi ci sono le cuffiette senza i fili, che a momenti funzionano anche lasciando il cellulare a casa e lasciandolo in mano a tua madre. Oggi, mi sbilancio, vanno di moda queste cuffiette da uomo d’affari che sembra perennemente occupato in conversazioni telefoniche, mentre invece sta solamente ascoltando l’ultimo album trap di Young Signorino. Oggi le cuffiette sembrano tutte dei cyber-walkie-talkie, e le persone se ne dimenticano, passano ore con le orecchie tappate, magari anche in silenzio, isolati dal mondo. L’alternativa sono i cuffioni da dj radiofonico, che avvolgono l’orecchio intero e mantengono silenti i clacson, le urla, gli allarmi, le sirene, le voci degli animali, per cui potresti vagare in stato di semi-incoscienza con la musica nelle orecchie, e ritrovarti spiaccicato contro un’ambulanza che non doveva salvare te. Non ancora.

Il mondo della musica riserva anche questi piaceri.

9 commenti Aggiungi il tuo

  1. Chicca Napolitano ha detto:

    Meno male….non mi sento sola nelle mie vicissitudini con le cuffiette…e comunque ancora non ne ho trovate che si adattano alle mie orecchie 🤣🤣

    1. Ehipenny ha detto:

      Oh beh di quelle perfette nemmeno io, secondo me non esistono 😅

  2. Vittorio Tatti ha detto:

    Udito occupato dagli auricolari e vista impegnata col cellulare: molta gente sembra che vada a cercare l’incidente col lanternino.

    1. Ehipenny ha detto:

      Beh ovviamente bisogna prestare attenzione, le cuffie da dj posso assicurare che sono ben più pericolose, isolano come una stanza insonorizzata

  3. alemarcotti ha detto:

    Proprio. Vero!!!!succede sempre anche a me😂😂😂😂

    1. Ehipenny ha detto:

      Ci facciamo compagnia! 😅

  4. Sara Provasi ha detto:

    Io non sopporto le cuffiette in ear, quelle tipo a pallina che anche loro tappano troppo le orecchie!
    Meglio quelle come in foto!
    Sai che mi son regalata quelle bluetooth?
    Ma le uso solo in casa mentre faccio le faccende (comode perché non disturbo nessuno e posso muovermi per casa senza che il volume cambi da stanza a stanza), mentre fuori non mi trovo perché per la musica hanno un volume troppo basso per i rumori esterni, solo per le telefonate van bene!

    1. Ehipenny ha detto:

      Anche mio padre si è regalato quelle bluetooth per la palestra, io non le posso sopportare scusa 😂 però ammetto che devono essere pratiche

      1. Sara Provasi ha detto:

        Ahah 😂 sì, ma appunto solo al chiuso 😀

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