Come nel 2012

Poco dopo la mezzanotte, mentre tutta la casa è a dormire, ritorna quell’incubo antico.

Era il 20 maggio del 2012. Una scossa di magnitudo 6.1 fece irruzione in questa stessa casa, alle quattro di notte, nel silenzio e nel sonno. Il caso, da solo, decise i muri da abbattere in Emilia Romagna, ridusse in polvere centri come Mirandola, Medolla, San Felice sul Panaro, protesse le grandi città, e questa casa. Ricordo tutto chiaramente, come se fosse accaduto ieri, ricordo il rumore sordo e i tavoli che sbattevano, ricordo quel sentirmi mancare la terra sotto i piedi, ricordo mio padre corso accanto a me, ricordo che tutto tremava come se dovesse crollare.

Questa notte non dormivo ancora, e probabilmente sono stata la sola ad avvertire quei pochi secondi: nella confusione del momento, nel silenzio immacolato della sera inoltrata, il letto ha tremato per qualche istante, giusto il tempo per domandarmi se fosse un sogno o realtà. È brutto ricordare quella paura, percepire che potrebbe capitare di nuovo, sentirsi di nuovo così fragili davanti alla potenza distruttrice della terra. Sono bastati pochi secondi per sentirsi piombare addosso quello stesso terrore, quello di tutti coloro che si sono svegliati lì, in un letto impazzito, e hanno capito che sarebbero potuti morire. Tra il chiedersi cosa stia succedendo e il pensiero della morte passano pochi secondi. Quei pochi secondi. E se questa notte l’epicentro era più lontano, se questa notte ho capito tardi di non aver sognato, se anche la paura è arrivata dopo, è stato solo un altro fortuito caso.

Questa notte ho rivolto un pensiero a loro: a tutte le vittime che quel 20 maggio del 2012 non hanno più fatto colazione la mattina, non sono più scese dai propri letti sulle proprie gambe, non hanno più aperto gli occhi e visto il cielo. Questa notte ho rivolto un pensiero a loro: a tutte le vittime che hanno perso la vita per un terremoto. Per pochi secondi che hanno fatto la differenza, strappando brutalmente la vita dai loro corpi. Nella lieve danza del mio letto, ho capito che non è mai giusto morire così.

17 pensieri su “Come nel 2012

  1. Avrei voluto scoprire che sei di quelle parti in altro modo. La mia mamma è nata a San Felice sul Panaro 90 anni fa… quando ci tornammo nel 2013 si mise a piangere… vedendo le strutture di rinforzo potemmo solo immaginare cosa fosse accaduto.

    • Mi spiace davvero… fortunatamente qui a Bologna è andata bene, solo tanta paura, ma quei luoghi distrutti ad oggi hanno ancora tante ferite da rimarginsre e se ne parla sempre meno…

  2. Anche mo figlio era sveglio, ed ha sentito la scossa (noi stiamo a Padova e senza dubbio l’onda è arrivata meno intensa).
    Si è preoccupato e ci ha svegliati. Io ed MDM non avevamo sentito nulla.

  3. Mi dispiace! Ho un’amica a Ravenna, l’ho contattata subito e lei me ne ha dato una versione più tranquilla di quella espressa nei tg. Non ho mai avuto danni da terremoto, ma ne ho sentito qualcuno e, devo dire, non è bello per niente

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