Scherzi amichevoli

Io ci provo, a non prendermi troppo sul serio. A ridere di me stessa, con la leggerezza di chi si conosce alla perfezione e si ama in ogni dettaglio. Io ci provo a fermare l’istinto, che scatta come una molla per difendere i miei lati più deboli. Sono migliorata tanto. E non lo posso negare, sto bene, così, come un uovo di Pasqua con una strana sorpresa dentro, anche se non so nemmeno che cosa essa sia. Sto bene quando la gente scherza su di me, perché mi rendo conto che ne sono capace anch’io. Sorrido quando la gente scherza su di me, quando persone amiche mi danno un pugno sulla spalla, leggero, una carezza, perché so che non è quella cattiveria di un tempo, quella che mi lasciava il segno sulla pelle delle brutte parole in rosso. So riconoscere le facezie, quelle pulite e innocenti che non vogliono ferire. Eppure a volte la mia paura incoscia di essere presa e squartata, fatta a pezzi dalle parole demolitrici e sanguinarie, quella paura mi blocca. Ci sono persone che non lo sanno, che scherzano tanto, senza cambiare registro, che insistono, come un martello che batte sul chiodo già fissato alla parete, ed io rimango inerte a sorridere, sempre come la prima volta, perché non so nemmeno spiegare a me stessa che cosa mi succeda. Sono burle di amici, ma io abbasso la testa. Mi sento la pelle bruciare, come se i pugni sulla spalla fossero improvvisamente divenuti pesanti, pungenti, come se una scheggia si fosse incastrata, e la mano la spingesse sempre più a fondo. Ho paura, paura che quello scherzo diventi cattivo, paura che qualcuno lo raccolga da terra per ferirmi davvero.

La scuola è sempre stato un mio punto debole, perché ero brava, perché a casa portavo spesso buoni voti, perché ero superiore a tutti, ma per me non erano che numeri di ghiaccio. Ho sempre odiato primeggiare, dover dire a qualcuno che il mio compito era perfetto, ho detestato esser chiamata per correggere gli esercizi, e gli insegnanti che invitavano i miei compagni a somigliarmi. Era quello che avevo, ma non era quello che volevo. Da allora ne ho capite, di cose. Ho imparato a ridere, a soddisfare me stessa per quei piccoli risultati insignificanti, perché ci avevo messo impegno, e non erano che un numero, è vero, ma erano un mio numero e un mio traguardo. Sono uscita dalle medie con dieci, dalle superiori con cento. Odiavo primeggiare, ma nella mia ricerca dell’ombra non ho mai capito che la mia paura era un’altra: esser secchiona. Ostentare una bravura per cui nemmeno lottavo, perché in fondo capivo in fretta, le cose le ricordavo, le frasi le costruivo bene. È una paura di cui non mi sono mai liberata, perché anche oggi, nel mondo universitario, i secchioni esistono, là, seduti in prima fila, con le domande sempre pronte e il volto pulito, con il braccio alzato e il professore ad un passo. Io non sono così. Non sono mai stata così. Se il professore chiedeva alla classe, io non rispondevo. A volte non ho risposto nemmeno quando il professore chiedeva a me. Sì, forse sono stata un’idiota, perché non lo capivo. Avrei dovuto apprezzarmi, incoraggiarmi, vivere, senza tutte quelle paure arrugginite, quel timore di correre davanti al gruppo, e invece ero lì, che cercavo di cambiarmi, nascosta all’ombra di un paravento, di un muro di persone, tutte alte uguali. Dovrei saperlo, adesso, la persona che sono. Dovrei sapermi definire, apprezzare, incoraggiare. Ma a volte qualcuno scherza sui miei voti, su quel trenta al mio primo esame, scherza senza alcun tipo di cattiveria, cercando in me un sorriso, una sorta di complicità sincera. Ho un errore, dentro, che mi porta ad abbassare la testa, come se mi sentissi terribilmente vulnerabile. Ho una paura matta di una cosa sola: essere una secchiona.

Ricordo un episodio di Zack e Cody al Grand Hotel, una serie televisiva di cui mi ero innamorata. Zack era stato bocciato in lettere, ma al corso di recupero aveva iniziato a studiare, a rispondere, a trovare quel coraggio di alzare la mano quando la professoressa domandava alla classe; e la classe lo appese al muro. L’episodio ebbe un lieto fine, ma era esattamente quella, la mia paura.

Io provo a non prendermi sempre sul serio, e mi lascio cambiare il nome in Giorgia Zamagni, l’autrice del nostro libro di storia. Ci provo, a ridere, a cambiarmi il nome perfino da sola. Ci sono riuscita, ma tutto questo pesa, e mi sfinisce, come se i nervi sempre tesi mi facessero scoppiare la testa. A volte vorrei solo rispondere che non mi va, non ho voglia di essere Giorgia Zamagni, perché la sola cosa di cui m’importa è la mia vita. È assurdo che io abbia paura di diventare qualcosa che non sono, o che siano gli altri a cambiare me. Ma non riesco a combatterla, perché dietro c’è una storia di tante esperienze, che inevitabilmente hanno lasciato qualche vecchia cicatrice. Avrò paura. Ma le persone a cui tengo hanno saputo dirmi, nel loro scherzo, che io non sono una secchiona come le altre, io sono diversa: brava, disponibile, simpatica, amica. E speriamo che sia vero!

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mastro Pellecchia ha detto:

    Tesoro guarda che “secchiona” è una parola che usano gli ignoranti per far del male prima di tutto a sé stessi, visto che sanno fin da subito che non potranno mai essere così, quindi sii fiera di questo, perché anche se non ostenti, anche se non ti piace apparire, sei e sarai sempre superiore agli altri, e questo non è un male, come non lo è prendersi troppo sul serio.

    Un abbraccio 🤗

    1. Ehipenny ha detto:

      Grazie del commento! Bellissime parole, fanno sempre bene 😘

  2. Claudio Capriolo ha detto:

    Padre orgoglioso di due “secchioni” che mi stanno dando molte soddisfazioni, voglio dire anche a te le stesse parole che ho sempre ripetuto a loro: non badare agli altri, sii sempre te stessa, perché sei semplicemente meravigliosa 🙂

    1. Ehipenny ha detto:

      Grazie di cuore davvero! Sono le parole che fanno più piacere 😍

  3. Kikkakonekka ha detto:

    Lo scherzo e la risata sono belli fino ad un certo punto. Se noti che qualcuno eccede o ne approfitta dovresti dirglielo, anche se capisco talvolta non sia facile. Magari prendendo la persona da parte, specie se “amica”.

    1. Ehipenny ha detto:

      Eh lo so, il mio problema è proprio farlo notare quando non è del tutto “amica” ma magari conoscente stretta… sono da sempre così 😅

  4. Paola ha detto:

    Perchè non dovrebbe essere vero? Ci vuole tempo per liberarsi di paure che, alla tua età, sono fisiologiche. Ci vuole tempo per imparare ad accettarsi, a capire come siamo e dove vogliamo arrivare, ma quel tempo arriva. Sei molto simpatica, sei brava, cerca di volerti bene per prima, di apprezzarti e accettarti. Sarà più semplice di quanto possa sembrare

    1. Ehipenny ha detto:

      Grazie mille del commento! Ci proverò, so che è importante e ci si lavora ogni giorno 😘 un abbraccio!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.