Il ritorno di Mary Poppins

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Per chi si fosse perso la mia recensione sul film originale, la può trovare qui.

Ma siccome con Mary Poppins io ci sono cresciuta, non ho potuto resistere alla tentazione di vederne al cinema il suo ritorno. È inevitabilmente un film che non ti rimane nel cuore, non ti colpisce e non ti fa spalancare gli occhi per la sorpresa. Ma è un film carino, confezionato ad arte per gli affezionati, per coloro che sanno a memoria il film del 1964, che riconoscono i riferimenti uno per uno, che indicano lo schermo e ricordano gli oggetti. Jane e Michael Banks, da bambini che erano, sono diventati adulti. Michael si è sposato, ha avuto tre figli, sua moglie è morta da un anno, deve saldare adesso un grosso debito con la banca, e non sa dove trovare i soldi, o le vecchie azioni del padre George lasciate in eredità. Jane vive sola, e si adopera come può per sostenere il fratello e la sua famiglia spezzata. La storia si sviluppa attorno ai tre bambini rimasti senza madre, più responsabili di Michael, con un dolore tenuto nascosto, e il momento del gioco mescolato alle commissioni per la casa, come andare a fare la spesa o asciugare il pavimento di cucina. Mary Poppins giunge proprio in questo caotico nucleo familiare con la sua irruenza e determinazione, e mi ha fatto storcere il naso il suo personaggio, perché l’attrice l’ha resa fin troppo teatrale, acida a tratti, meno amorevole o materna della tata originale, e la bellezza di Julie Andrews si è rivelata essere, come previsto, impareggiabile. Nonostante questo, il filo della trama ripercorre i momenti del film di allora, con dei parallelismi studiati alla perfezione che suscitano nella testa il ricordo, e distolgono l’attenzione dalla recitazione diversa, dalle tecniche diverse, dalla qualità più elevata d’immagine di questo secondo film. Come nella prima pellicola Mary Poppins si presenta animando la stanza dei bambini, ora dona vita alla vasca da bagno, facendo fare ai piccoli Banks un tuffo magico nell’oceano. Come nel 1964 i protagonisti saltano dentro un quadro disegnato a gesso sul marciapiede, ora si tuffano dentro un vaso di marmo, e se prima supercalifragilisti era intonata assieme ai cavalli della giostra, adesso il film vede Mary Poppins in scena sul palco di un musical. Nel 1964 c’era Bert lo spazzacamino, nel 2018 c’è Jack il lampionaio, vecchio amico di Bert e ammiratore di Jane. Anni fa Mary Poppins fece visita allo zio Albert, che levitava ogni volta che iniziava a ridere, mentre oggi è andata dalla cugina Topsy, che ogni secondo mercoledì del mese vede la casa finire capovolgersi su sé stessa. Anche il famoso ballo degli spazzacamini sui tetti di Londra, in cui Mary Poppins indossava le scarpette rosa e reggeva il suo ombrello, viene riadattato come il ballo dei lampionai, ma le scarpe della tata sono di un colore giallo e incoerente per il mio occhio ipercritico. Il finale del film è una corsa contro il tempo per salvare la casa dei Banks, una pagina quasi del tutto nuova rispetto alla pellicola originale, in cui ritroviamo Dick Van Dyke che da spazzacamino indossa ora i panni di banchiere buono, e dona un lieto fine alla storia della famiglia. Sembra assurdo ma è stata la parte del film che ho più apprezzato, perché non vuole più essere la copia, disegnata col compasso, di un capolavoro, vuole soltanto spaziare tra gli effetti speciali e spettacolari che questo secolo può dare, senza rovinare il personaggio di Mary Poppins o trasformarla in una maga qualunque. Nel complesso è un film riuscito, un buon film, come ho detto, che probabilmente soltanto chi ha visto e rivisto la tata vera e propria del 1964 può amare. Non ti fa sentire troppo la mancanza di quella Londra anni Venti, con le carrozze, con i vecchi telefoni a muro, con una visione ancora chiusa e le donne a combattere per il suffragio universale. Il Viale dei Ciliegi non è cambiato, gli interni sono cambiati, e non ritrovo la prospettiva delle inquadrature di allora, ma è normale, perché Michael si è costruito una vita che gli schermi non ci hanno raccontato. Il mondo là fuori è cambiato, ora ci sono le prime automobili, i primi telefoni con la cornetta, siamo nel pieno della Grande Depressione, il paesaggio appare quasi più grigio. Ma il confronto non può reggere e non deve esistere, è soltanto un gioco di ricordi e novità, che ogni tanto riporta a galla simboli iconici, la palla di vetro con la cattedrale, l’aquilone con la fascia delle suffragette attaccata, che Michael ha inscatolato e chiuso in soffitta. E’ proprio lui che all’inizio non vuole più crederci, e si convince di aver semplicemente lavorato troppo di fantasia da bambino, si convince che Mary Poppins è una tata come le altre, ma più indisciplinata, si rifiuta di ricordare la propria infanzia come magica e spensierata, o di trasmetterla ai propri figli come qualunque padre vorrebbe. Mary Poppins è lì anche per questo, per riaprire il cuore di Michael, chiuso dopo tanta sofferenza per la perdita della moglie, è lì per donare ai suoi figli quel pezzetto di infanzia felice che tutti i bambini meritano, e permettere al Michael oggi adulto di rivedere in loro sé stesso.

La scena finale del primo film inquadrava il cielo sopra il parco invaso di aquiloni, e Mary Poppins che in disparte prendeva il volo con il suo ombrello. Ora il film si conclude con il cielo sopra il parco invaso di palloncini, e Mary Poppins che in disparte prende il volo con il suo ombrello. Nello spettatore arriva forte quella stessa emozione, e quella domanda, “perché se n’è andata?”: perché Mary Poppins è così, arriva e se ne va, entra nei cuori e lascia un ricordo di sé, della magia che ha dentro, dei bei momenti trascorsi assieme. Anche a distanza di anni, anche con il ricordo fresco di un capolavoro impareggiabile, anche con delle musiche facilmente dimenticabili e dei bambini che non bucano ancora lo schermo. Ed anche senza Julie Andrews, che sarà per sempre la sola ed unica Mary Poppins del cinema.Stia attento a scegliere il palloncino giusto…

E’ da quando ero bambino che non scelgo un palloncino.

Allora non si ricorderà più com’è…

Avere un palloncino?

No, essere bambini.

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25 commenti Aggiungi il tuo

  1. Diemme ha detto:

    Mi hai davvero incuriosito!

    1. Ehipenny ha detto:

      Che bello! Ci speravo :))

  2. Micio Alpha ha detto:

    Chissà se faranno “Il ritorno di Penny” 😀😀😉

    1. Ehipenny ha detto:

      Finche non se ne va non può ritornare 😁

      1. Micio Alpha ha detto:

        Non andare via Penny, morirei di dolore 😂😂😂😂😂😂

      2. Ehipenny ha detto:

        Non sono in partenza, nessuno si allarmi 💪

      3. Micio Alpha ha detto:

        Se ti vedo in costume al mare svengo direttamente 🤣🤣🤣🤣🤣😉

      4. Ehipenny ha detto:

        Fa troppo freddo ora 😅

      5. Micio Alpha ha detto:

        😂😂😂😂😂😘

  3. annaecamilla ha detto:

    A me è piaciuto tantissimo in virtù anche di quello passato che io ho adorato. Amo Mery Poppins ❤️❤️❤️

    1. Ehipenny ha detto:

      Anch’io la adoro 😍

      1. Micio Alpha ha detto:

        Io adoro Penny 😍😍😍

  4. Micio Alpha ha detto:

    …seduta su due piedi qui con me, vi parlerò di Penny la superfiga di Bologna!
    Pe pe pe pere pe pe penny! 😂😂😂

    Con sigla finale ahahahah

      1. Micio Alpha ha detto:

        Ahahahahah bella eh?

      2. Ehipenny ha detto:

        Degna di un disco d’oro 😂

      3. Micio Alpha ha detto:

        Platino 😎😎😎😎
        Il caffè della Pennyna non si beve alla mattina
        Sebastian, il delfino smacchiaPenny 😂😂
        Pennei… Pennei… pescatrice grandi orecchie a sventola… sorriso di sssole Pennei 😆😆😆

        Basta così 😍😍😍😘

  5. Erik ha detto:

    Uuhh, da amante di Mary Poppins e da persona che è andata al cinema domani mi leggo il tuo post e poi ti faccio sapere cosa ne penso… 🙂

    1. Ehipenny ha detto:

      Grazie mille! 😘

  6. mc ha detto:

    devo ancora vederlo… ma credo che sarà come per te… verà naturale fare i lconfronto, anche se non è giusto:)

    1. Ehipenny ha detto:

      È un po’ inevitabile con un mostro sacro come Mary… fammi sapere quando lo hai visto se ti va :))

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