Che sia un Natale pieno di gioia e serenità

Anche quest’anno è volato via, a volte velocissimo, a volte impantanato nel suo percorso, e ci ha condotti a festeggiare il Natale nel penultimo lunedì del 2018. Mi sembra più strano di tutte le altre volte, perché la sessione d’esame all’università si è interrotta all’ultimo minuto, e gli amici sono partiti in silenzio, chi prima e chi dopo, per tornare a casa dalle proprie famiglie. Rimango io, studentessa autoctona di Bologna, che ogni volta lascio un pezzo di cuore anche a chi parte, in treno o in aereo, dopo mesi trascorsi assieme. Nel mio modo timido di approcciarmi agli altri, mi sono affezionata tanto, e il Natale significa soltanto una pausa da tutto questo, una specie di tradizione che si ripete uguale da vent’anni. Ci si saluta, ci si scambia qualche regalo con quelle amiche più fidate, ci si abbraccia prima di chiudere le porte di casa, ci si scrive di sfuggita tra un cenone e un pranzo di Natale, ci si pensa da lontano, anche se si vive a mezz’ora d’auto di distanza, perché per me il Natale è famiglia. Ho tanti ricordi della me bambina, che scrutava il cielo e riusciva a scorgere la scia di stelle, la traccia della slitta di Babbo Natale, ed è sempre stato magico ed inspiegabile, perché tutt’ora ho la sensazione di averla vista davvero, di non aver sognato niente. Ho quell’immagine del cielo impressa in testa, e la voce di mio zio che sta lentamente scomparendo dai miei ricordi più chiari. E’ il mio simbolo del Natale, quello più vero e sincero, quello che tante volte ho sperato potesse tornare a vivere, ma non è mai più successo. Nella mia famiglia non ci sono più bambini a cui raccontare di Babbo Natale, che lascia cadere i regali dal caminetto anche quando il caminetto non c’è. Ci sono attriti, com’è normale che sia, ci sono problemi economici, che tutti insieme si cerca di risolvere, ci sono anime volate in cielo che si fanno sentire, ma c’è anche tanto amore che ci lega, a Natale più di ogni altro giorno, quando ognuno nel proprio piccolo cucina, apparecchia la tavola, spolvera i vecchi segnaposto che avevo costruito anni fa, impacchetta i regali e si scambia gli auguri più sinceri. Una famiglia sgangherata a cui voglio bene, io che sono la più giovane e la sola, senza fratelli, sorelle o cugini, io che un giorno mi troverò con in mano la vita, e vedrò gli altri invecchiare mentre si apriranno davanti a me le occasioni. A volte ci penso, e credo di essere fortunata. Fortunata perché mi sommergono sempre di regali, anche quelli che non merito o che non avrei mai immaginato, fortunata perché tutta la speranza è riposta in me, ed ogni traguardo è anche un loro traguardo, ogni mio passo è anche un loro passo. A Natale la mia famiglia è tutto, anche quella che non vedo mai o che non ho mai conosciuto, perché vivo nella promessa che un giorno la voglia ci faccia incontrare, non il destino, perché da solo non basta, ma il perdono e il desiderio di stringersi finalmente la mano. La mia famiglia mi ha insegnato che nessuno va lasciato da solo, e l’ho capito quando mio nonno ha perso l’amore della sua vita, ma a Natale ha pranzato con noi, raccontando aneddoti della sua infanzia e dei tempi della guerra, coccolato da tutti, affascinato dalla gatta che non vedeva mai, lusingato dal buon cibo preparato in casa e dall’affetto dei parenti del babbo. La mia famiglia mi ha insegnato che si può fare tutto, che basta volerlo, basta la semplicità di una serata insieme, quando manca il tempo per preparare i festoni e allora si accendono un paio di candele, le luci dell’albero e quelle del presepe, ci si riunisce ad una tavola poco imbandita, ma si sta bene. La mia famiglia mi ha insegnato il valore dei doni, che per me sono sempre bellissimi e forse troppo, ma che quando mancano i soldi per comprare l’universo, allora diventano solo gesti purissimi, si incarta quella sveglia ora aggiustata, quella pentola che si era rotta, quel biglietto scritto con il cuore che vale più di qualunque altra cosa. Tutti questi insegnamenti li porto con me, non solo a Natale ma in ogni minuto della mia vita. Ed ogni anno vorrei che tutti potessero avere queste mie stesse fortune, la possibilità di trascorrere un Natale felice con i propri cari, con un pacchetto da scartare che possa strappare loro un sorriso, o un semplice biglietto firmato da Babbo Natale. Vorrei che tutti potessero vivere questa giornata con serenità, nonostante tutti i problemi, tutte le discussioni, tutte le paure, tutte le mancanze, tutti i dolori che ogni giorno fanno stare male. Vorrei che il Natale fosse un momento migliore, in cui concedere tutti gli abbracci non dati, in cui donare tutte le parole non dette, in cui aprire il proprio cuore e sentirsi felici. Lo so che non può accadere, non per tutti. Lo so che ci sono tanti sbagli irrimediabili, tante ombre oscure che non possono essere dimenticate, ma nell’illusione di un Natale protetto, ciascuno nella propria capanna, è forse bello anche sognare. Anche chi il Natale lo odia, perché è dannatamente ingiusto con certe persone, le abbandona a loro stesse, se ne burla da lontano, non si lascia nemmeno avvicinare, quel maledetto. Ma è Natale per tutti, non si può scappare. Per questo voglio soltanto dire di aprire gli occhi, di non lasciarvi mai scappare quei momenti speciali, di non dimenticare mai i bei ricordi felici, di non voltare le spalle a chi ci sta chiedendo solo un gesto, di poco conto per noi, ma tutto per loro. Anche una moneta a chi dorme per strada, una carezza a chi è solo, un augurio di buon Natale a chi non avrà di cui festeggiare. Aprite gli occhi. Aprite il cuore. Impegniamoci perché vinca per una volta la pace, la vicinanza, l’amicizia, l’amore, un barlume unico di felicità.

Buone feste a tutti!

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