Cosa ci ferma?

Ci ferma la paura, di sbagliare, la paura del giudizio degli altri, la paura di cadere dalle scale davanti ad un pubblico concentrato e silente, la paura di spezzare la magia con un passo sbagliato, come chi si ferma durante la danza e la musica appare come un fiume ingovernato. Ci fermano le convenzioni, le aspettative degli altri, gli abiti che ci vengono cuciti addosso come fossimo manichini, bambole da vestire. Ci ferma chi per strada ci domanda che ore siano, e nel mentre ci osserva, con lo sguardo bieco dei curiosi, per scavare nel nostro animo le risposte alle domande più proibite. Ci ferma per assurdo anche la nostra coscienza, con quei divieti, quei principi, quei valori che ci imponiamo, e che rivestono ogni nostro gesto quasi fossero una giustificazione. Ci ferma nostra madre, nostro padre, con quelle braccia forti, gonfie di esperienza, per non dire passato, e tanto da insegnare che non basta una vita, ci fermano spesso con una sola parola, un solo sguardo, una sola mossa frenata, perché é giusto che la strada la tracciamo da soli. Ci ferma il perpetuo guardare fuori dalla finestra e adeguarci all’esterno, chiudendo il nostro io dietro una scatola di metallo, che s’incastra tra le altre, non piange, non miagola, eppure chi mai la sceglierebbe così anonima e vuota? Ci ferma questo: il bisogno di nasconderci, di nascondere il nostro cuore, i nostri istinti più violenti, anche se buoni, perché la determinazione oggi sembra quasi un fardello. Ci fermano i nostri stessi pensieri, che a volte cominciano a ruotare, a mescolarsi, a crescere, come malanni latenti, e appesantiscono la nostra testa scardinando anche le più radicate certezze, ci lasciano così, vuoti dentro, su di una spiaggia da soli, a pensare. Ci ferma il senso di smarrimento, quando non riconosciamo le nostre pareti, quando ci sentiamo strappati dal nostro nido, come foglie dall’albero, quando c’è qualcosa di enorme che s’interpone tra noi e il mondo vero, e non troviamo più quelle persone, quei luoghi, quelle immagini di cui ci eravamo fidati. Ci ferma a volte la rabbia, i torti subiti che pesano come macigni sulle spalle, e ci fanno zoppicare, perché appare inconcepibile pensare che ci sia qualcuno in grado di farci stare così male, anche in un solo minuto. Ci ferma la curiosità, così come ci fermiamo per strada ad ascoltare i discorsi dei passanti, siamo curiosi per natura, inguaribili avidi di conoscenza, e per questo leggiamo, per questo guardiamo la televisione, per questo riempiamo di domande la natura cerchia di persone care, ma a volte ci fermiamo e basta: aspettiamo le risposte forse dal cielo, come se ci potessero investire la faccia. Ci fermano i pregiudizi di cui siamo vittime e artefici, noi che spesso giudichiamo senza rendercene conto, e ad ogni istante siamo sottoposti a un’analisi, guardati come stereotipi del genere umano, guardati dall’esterno, come forma vuota, come scultura che solamente appare, incapace di tutto tranne che dell’arte d’essere fotografata. Ci ferma la mancanza di forze, in quei momenti in cui ci sentiamo crollare il mondo addosso, e la sfortuna e il fato e il dio malvagio contro di noi, ci guardiamo allo specchio come poveri esseri, privati di ciò che prima era un respiro e adesso soltanto asma. Ci ferma il vento quando spira contro, ci ferma la neve quando invade le strade, ci ferma la nebbia quando il braccio scompare davanti a noi. Tanti momenti di pausa, immobili sui nostri stessi passi, a contemplare il sentiero già percorso, e o genitori che ci fanno la ramanzina anche se ci sentiamo grandi, perché non ci accorgiamo del bisogno che abbiamo di ascoltarli, inconsapevoli, pigri, orgogliosi. Ci ferma quando siamo convinti di ciò che facciamo, ma qualcuno ci fa rendere conto che forse c’è anche il tempo per riflettere. È importante anche fermarsi. Osservarsi da una nuova prospettiva, cambiare direzione, ragionare, valutare quelle vie lontane che appaiono quando la nebbia sale. Ci fermano tante circostanze, a volte in conflitto, a volte in un’armonia musicale, e ci travolgono come onde schiumose del mare, con la testa che rimbalza tra le correnti e le idee, ma ci serve sentirci confusi, ci serve fermarci senza saper più cosa ci appartenga, ci serve ritrovarci come conchiglie sulla sabbia, spezzate negli angoli, ci serve, perché essere troppo sicuri a volte ci rende ciechi. E sono tante le opportunità che, fermandoci, saremo in grado di scorgere.

12 commenti Aggiungi il tuo

  1. SaraTricoli ha detto:

    Sono parole vere e ogni argomentazione mi trova d’accordo. Soprattutto per quanto riguarda la paura, l’insicurezza, mi fermano tantissimo!
    … personalmente ci sto lavorando molto, a volte mi sento libera, a ma ci ricado ^_^
    Buona serata

    1. Ehipenny ha detto:

      Anch’io ci devo lavorare tanto, non si finisce mai di imparare 🙂
      Grazie e un abbraccio! 😘

  2. alemarcotti ha detto:

    A me ferma tutto quello che hai elencato😊

    1. Ehipenny ha detto:

      Blocchi universali :))

  3. Micio Alpha ha detto:

    Dipende dalle persone.

  4. Micio Alpha ha detto:

    I pensieri sfusi di Penny mi piacciono, proprio da questi scritti si capisce che sei la Penny 😀 😀
    La Penny verrà fermata dal bus bolognese in ritardo

    1. Ehipenny ha detto:

      Eh lo so, ci metto la testa nei pensieri sfusi! A volte li scrivo anche sull’autobus 😁

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.