Gone – altrimenti detto ANSIA

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Sono amante dei thriller e dei gialli, tanto più se mi danno quella dose di adrenalina che mi fa saltare sul divano, se mi tengono con la faccia incollata al televisore per la paura, se mi fanno rabbrividire quando spengo le luci di casa alla fine del film. Amanda Seyfried è Jill, reduce da un sequestro da parte di un serial killer, da una sua fuga, e dalle cure psichiatriche a cui è stata sottoposta con insistenza. Non le crede nessuno, nessuno ha cercato il suo aguzzino, nessuno ha trovato le ossa umane e la buca di cui aveva parlato, tutti hanno pensato che fosse pazza. La sua vita è ricominciata, accanto alla sorella Molly e al suo lavoro di cameriera, in un equilibrio precario che da un momento all’altro potrebbe stravolgersi. Poi Molly scompare. E la cecità del mondo davanti alle grida disperate di Jill, alla sua ossessiva ricerca, al suo abbandono di sé stessa per cercare chi l’ha salvata, prosegue in una via senza fine che non conduce a niente. Jill é da sola contro il mondo, si aggrappa agli scogli che decidono di aiutarla, con un nome, un indirizzo, un’auto, e non smette mai di credere in se stessa, di credere in Molly, di agire. È convinta che quel serial killer sia tornato, dopo anni, per finire il lavoro. È convinta che abbia semplicemente preso la persona sbagliata, che in realtà volesse lei, Jill. Nella sua battaglia contro il mondo e contro chi la crede pazza, Jill è mossa semplicemente dall’amore per la sua famiglia, la sola persona che le é stata accanto, la persona senza cui forse non sarebbe tornata a vivere. È una caccia spaventosa, un muoversi sempre sull’orlo di un baratro, sul filo del rasoio, ad evitare i passi falsi e i terreni più scivolosi, e ci si tiene le ginocchia al petto quando i sospetti avanzano, gli indizi aumentano e dirigono, le corse si fanno sempre più rapide e a perdifiato. Le scene scure, le foreste, i ricordi, le colluttazioni, tutto contribuisce a creare un film surreale ma vivo, vicino. Provoca un enorme senso di ansia seguire Jill sui suoi tetri passi, e ritrovarsi a crederle nonostante la polizia cerchi di arrestarla, perché in fondo lo spettatore conosce i suoi ricordi, vede quello che ha visto, prova quello che ha provato. É una narrazione che segue lo sguardo di Jill come un cane da caccia che insegue la sua preda. In tutte quelle situazioni che nella vita reale farebbero paura, una paura tale da immobilizzare, far scappare, urlare, Jill mantiene un surreale sangue freddo e la capacità di reagire sempre, anche a costo di mettersi a rischio, di andare contro la legge o di fare la scelta sbagliata. E’ un film che non pretende altro che essere visto, guardato come un intrattenimento all’ultimo respiro, che probabilmente non ha nulla di realistico in cui potersi immedesimare, eppure Jill appare quasi come una ragazza vera, fragile e forte al tempo stesso, con i suoi demoni nascosti e il suo passato complicato, una ragazza che non riesce a superare il suo trauma perché nessuno accetta che sia veramente esistito. Nonostante una vicenda folle, c’è qualcosa che rende Jill e tutto il mondo che la circonda qualcosa di tangibile. Come se in un atto senza ragione di un essere umano, potesse accadere tutto questo. Ecco perché mi piacciono i thriller. Perché dietro le emozioni forti che suscitano, sanno analizzare e scandagliare la psicologia umana fin dentro le pagine più profonde. Gone non è da meno.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giuliana ha detto:

    Brava, io adoro questo genere!

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