Riverdale: la prima stagione

Mi soffermo su una serie televisiva che ho divorato in una settimana appena, scoperta ancor prima che diventasse il fenomeno del momento, trasmessa dovunque e pubblicizzata in ogni modo. L’ho scoperta per caso, da antica fan di Cole Sprouse, fin dai tempi delle mie scuole elementari. Ero una divoratrice seriale di Zack e Cody al Grand hotel, ma questa versione del gemello cresciuto è di gran lunga superiore alle aspettative femminili che negli anni si sono formate. Nel frattempo lui ha studiato, si è guadagnato la laurea, ed è rimasto bello.

Riverdale è un intruglio strano di ingredienti, c’è il crimine, l’indagine, il dramma, la commedia adolescenziale, la storia d’amore, il ruolo genitoriale, l’importanza dell’ambiente in cui si cresce. Tutto insieme. Non appartiene ad un genere, Riverdale é un genere, da solo. La prima stagione si apre con la scoperta della morte di Jason, durante una gita in barca con la sorella gemella Cheryl, attrice che nel suo ruolo riesce a rompere lo schermo, e seguendo il copione cambia carattere, atteggiamento, portamento a seconda della persona che ha davanti. I colpi di scena spiazzanti si susseguono di episodio in episodio, nascondendo la verità fino all’ultimo secondo, rendendola tanto incredibile quanto dimostrata dai fatti. Osserviamo in primo piano quattro ragazzi nell’età di scuola, quattro caratteri diversi, con le proprie oscurità da celare e le proprie paure da affrontare, con quattro storie differenti alle spalle e famiglie inconciliabili. Archie è un ragazzo ingenuo, buono, che sogna di diventare un musicista e di incontrare il vero amore, e che si lascia trasportare dagli eventi, spesso senza nemmeno reagire; Betty è una persona dal passato difficile, abituata a indossare una maschera per non mostrare del tutto sé stessa, una persona che nasconde i propri sentimenti per paura di rimanere ferita, ma che lontano da tutti riversa il proprio mondo nella propria stanza; Jughead vive ai margini della società, è un personaggio che emerge come narratore e giornalista dei fatti, un detective sotto mentite spoglie che non ha paura di fare domande, di pretendere la verità; Veronica è la classica ragazza dal carattere forte, che piange di nascosto dagli altri, che dà tutta sé stessa solo alle persone fidate, che non lascia mai le cose al caso. Sono quattro ragazzi che si muovono nei loro ambienti più affini, tra la scuola e la famiglia, tra le lezioni e i momenti di svago, in un contesto di giovani vite che si scontrano per sciocchezze sempre più grandi, come le accuse di omicidio. La vicenda ha come protagonisti degli adolescenti, che si districano tra amori improvvisi, litigi con i genitori, cheerleading e football, e che scoprono improvvisamente un lato più oscuro della vita con cui devono inevitabilmente fare i conti. La morte di Jason sconvolge gli equilibri della città di Riverdale, e porta a galla le bugie tenute nascoste per mesi, i rancori irrisolti, le dinamiche familiari complesse. I pezzi del puzzle cadono uno dopo l’altro, trascinando con sé le sicurezze di anni, e svelando pezzi di verità sconnessi che fino al dodicesimo episodio appaiono inspiegabili. E’ una trama che esplode proprio nella scena finale della penultima puntata, con la rivelazione a sorpresa dell’assassino di Jason e le reazioni a caldo dei ragazzi, tornati finalmente umani e fragili come chi non ha affrontato la morte di un compagno di scuola per mesi. E’ forse opinabile la scelta di far cadere la suspance a pochi passi dall’arrivo, una scelta rara, che non cancella però la curiosità di scoprire come cambierà la città oscura dopo l’arresto. Riverdale è destinata ad essere stravolta. E’ un agglomerato di case che sembra una scenografia di un teatro, con il palazzo antico e addobbato ad Halloween di Cheryl e Jason Blossom, con le case di quartiere degli studenti, con i container minuti e sporchi della setta dei Serpents di Jughead Jones. Un agglomerato che rispecchia le diversità caratteriali dei personaggi, e che nonostante combatta per mantenere la propria esistenza, ha un che di realistico che porta lo spettatore a fidarsi, a prendere per vero ciò che sullo schermo appare. Riverdale è una serie tv strana, non si può negare. Ha un grande potenziale, un’idea d’intrattenimento che funziona, degli attori discreti, un’ambientazione studiata nel dettaglio. Lascia un po’ quella sensazione… come se avesse potuto fare di meglio. Per chi non è più l’adolescente di una volta, i baci e le romanticherie dovrebbero essere solamente uno sfondo, ma alcune scene prive di spessore balzano in primo piano davanti alla trama della puntata, nascondendo quelle che sono le vere dinamiche trainanti di Riverdale. Tra tutte, Cheryl. Perché al di là dei personaggi prettamente di contorno, caratterizzati come si può caratterizzare una parete che fa da sfondo, inutili come gli alberi sparsi nei viali, ed anche al di là dei quattro ragazzi più commentati della serie, costruiti a puntino per piacere e per far sognare, una protagonista vera è proprio Cheryl, la sorella gemella di Jason, che come la verità, viene rivelata pezzo per pezzo ad ogni episodio, come una matriosca da aprire tredici volte. Cheryl viene presentata come la classica piccola donna, dalla vita mondana, a cui tutto è dovuto, che guida le masse e non ha paura di schiacciare i più deboli, ma la realtà è che nasconde un carattere fragile, triste, plasmato dalle volontà familiari e dalla mancanza di persone davvero amiche. E’ un personaggio che affronta la perdita di una persona cara, prima i falsi sorrisi, il tentativo di condurre una vita normale, e poi le lacrime, che versa in disparte lontano dai riflettori. E’ determinata ma anche impaurita, impulsiva ma anche teatrale, e questo la rende uno degli elementi più magnetici di tutta la serie. Nel corso dei tredici episodi acquista coraggio, e riesce a rendersi conto di tutto ciò che un tempo guardava soltanto dall’alto in basso, come fosse estraneo. Scopre sé stessa, e con la chiusura del caso di Jason Blossom può finalmente porre fine ad un capitolo della sua vita, prendere in mano la penna e riscriversi. Dimostra di esserne capace, ma per farlo necessita di una seconda stagione della serie televisiva.

La seconda stagione di Riverdale non è meritevole come quella d’esordio, ha cavalcato il successo dei primi episodi e l’amore del pubblico per l’intrattenimento vuoto, divertente soltanto perché qualcosa accade, non importa che cosa o in quale modo. La seconda stagione si discosta dalla prima per veridicità, trama, senso logico, caratterizzazione dei personaggi, lasciati allo sbando senza l’aggiunta di una sola virgola alla loro storia. E’ una conferma alla mia teoria: le serie televisive di successo dovrebbero fermarsi alla prima mancanza di idee. 

17 commenti Aggiungi il tuo

  1. alemarcotti ha detto:

    Ora che ho finito shameless me lo vedo!

    1. Ehipenny ha detto:

      Finita tutta?? Io ho visto solo la prima stagione ma vorrei riprenderla 😊

      1. alemarcotti ha detto:

        Devi!!!!! Finita… Uno spasso💖

      2. Ehipenny ha detto:

        La recupererò allora! 🙂

  2. Le serie mi piacciono perché si ha il tempo di conoscere i personaggi. Io sono fan di tutti quelli di tipo thriller.

    1. Ehipenny ha detto:

      Esatto! A me i gialli e i thriller piacciono tutti, film e serie tv che siano, e anche i libri 😊

  3. Kate ha detto:

    Io ho visto la prima stagione, ma sono un po’ timorosa a iniziare la seconda…ho paura di rimanere delusa!

    1. Ehipenny ha detto:

      Eh lo so, io stessa cosa con la terza… Non voglio dirti che la seconda sia migliore della prima o uguale, però si fa guardare, ti prende abbastanza 😄

  4. Sara Provasi ha detto:

    Ce l’ho in lista su Netflix! Ora sto recuperando tutto American Horror Story, lo rimandavo da tanto! 😀

    1. Ehipenny ha detto:

      Io non l’ho vista ma me l’hanno sempre consigliata… com’è?

      1. Sara Provasi ha detto:

        Sono alla seconda stagione e mi sta piacendo!! Se ti piace l’horror te la stra consiglio!
        Poi il picco delle cose paurose sta più a livello psicologico, come piace a me!
        Ogni stagione è a sé, ma alcuni attori ritornano in altri panni, e ciò è interessante!

      2. Ehipenny ha detto:

        Non vedo molto horror in realtà, però che ogni stagione sia a sè credo sia un bene, c’è meno rischio di diventare ripetitivi

      3. Sara Provasi ha detto:

        Sì infatti, è molto varia! Poi c’è una buona trama, quindi va al di là dell’horror, che anche a me di per sé non interessa tanto!

      4. Ehipenny ha detto:

        Allora la prenderò in considerazione, grazie!

      5. Sara Provasi ha detto:

        Ottimo!! 😊 almeno le prime due sono approvate di sicuro 😀

      6. Ehipenny ha detto:

        Ti farò certamente sapere 😘

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