Esseri verdi puzzolenti

Le cimici.

Animali schifosi. Bestie inutili. Insetti disturbanti. Le cimici sono una di quelle specie protette non si sa bene per quale motivo, che stagionalmente bussano ai vetri delle finestre per poter entrare in casa. TOC. STOC. STONF. L’aeroplano verde prende a cornate il doppio vetro, si posa in equilibrio verticale come se avesse delle ventose millimetriche sotto le zampe, e poi ci riprova. Finché tu, ingenuo umano, non la vedi più. Spalanchi la finestra quasi fosse agosto per cambiare l’aria, e di cimici ne entrano un esercito e un accampamento, cominciano a volare in uno sciame verde uniforme, con un ronzio che sembra quello di una marmitta catalitica scassata, si accaparrano dei mobili, del letto, delle mensole, si nascondono nei pertugi e nelle crepe dei muri, e poi, bastarde, improvvisamente ammutoliscono. Come se fossero morte stecchite. Tu, ingenuo umano, ci credi. BZZZZZ. Eccola! Vedi le zampe fuoriuscire dallo spazio inconsistente tra armadio e muro, ci infili istintivamente la mano con la potenza di un bulldozer, la grattugi su entrambi i lati perché la geometria vuole che sia troppo cicciona per quella fessura, e non catturi nemmeno la cimice, perché lei è già fuggita dalla parte opposta ed è già volata nell’altra stanza. É una guerra persa in partenza. BZZZZZ. Non la vedi. BZZZZZ. La cerchi ovunque roteando come una trottola impazzita. BZZZZZ. Con gli occhi fuori dalle orbite ribalti il letto, lanci il tappeto, rompi in due la scrivania, apri e chiudi la finestra finché gli infissi non ti rimangono in mano. Non c’è. BZZZZZ. C’è ma non la vedi. BZZZZZ. BZZZZZ. E quella dall’alto del lampadario compie un triplo salto carpiato di testa, per approdare direttamente nella piscina dei tuoi capelli. Che sensazione si prova? Quella di un enorme pidocchio puzzolente incastrato sul cuoio capelluto, che zampetta, spastico, riverso sulla schiena. Nel giro di un quarto di secondo hai già iniziato a lavorare di mani per strappare dalla testa la cimice, le doppie punte, la parrucca intera ormai compromessa. Chi ti vede in quel momento, si trova davanti allo spettacolo di un demonio sottoposto a esorcismo, con la testa piegata e i capelli annodati a nido di piccione. BZZZZZ. L’elicottero verde ha iniziato a roteare intorno alla tua figura che si contorce, con un ronzio che pare quello di un martello pneumatico. Ma sapete cosa è peggio? Che le cimici non le puoi ammazzare. L’istinto ti farebbe prendere il volume rilegato in pelle dei Promessi sposi del Manzoni, e scagliarlo con la forza di un lottatore di sumo contro l’insetto disarmato. Ma non puoi. Non puoi perché le cimici morte puzzano. Sono grandi quanto un’unghia, ma emanano un fetore di concime scaduto che impregna perfino i vestiti. Con una cimice morta in casa, bisogna evacuare il condominio intero. Si rischia l’intossicazione. Così per non uccidere quelle bestiole verdi fosforescenti, ci si arma di santa pazienza e spirito santo, si prende un foglio di carta e lo si piazza davanti alla cimice in movimento. Su, da brava, sali. Fidati di me. Sali. Coraggio, non ti voglio fare del male, collabora. Sali, forza. Ho bisogno di te su questo pezzo di carta. Sali, maledetta. Abbi fiducia, infimo essere senza cervello. Sali su questo stupido pezzo di carta e fatti sbattere fuori! SALI! TI DO TRE SECONDI PER SALIRE POI TI AFFERRO CON LE PINZE DA ELETTRICISTA E TI FACCIO USCIRE GLI ORGANI INTERNI MENTRE VOLI FUORI DALLA FINESTRA PER QUATTRO PIANI! La calma é la virtù dei forti. Dopo sei ore passate a girare il pezzo di carta intorno alla cimice, con lei che all’ultimo momento fa inversione ad U o sterza di lato, dopo quindicimila tentativi falliti di ingannare un insetto grande quanto uno sputo, dopo aver schivato i decolli improvvisi della cimice criminale, finendo con una capriola sul pavimento e una vertebra cervicale rotta, ecco che l’animale si decide a salire sul pezzo di carta. Usain Bolt si impossessa del tuo corpo, con una mano tieni in equilibrio il foglio semovente, con l’altra spalanchi la finestra, getti fuori il braccio e lo scuoti come se dovessi smontarti il gomito, ma dopo dieci minuti la cimice è ancora lì. Incollata con l’Attak. Soffi con il getto di un ventilatore potenziato, lanci un cricco dopo l’altro contro il sedere della cimice, sbatti il foglio contro il muro del palazzo sentendo il guscio dell’insetto fare TOC. Ma dopo mezz’ora la cimice è ancora lì. Fossilizzata. Alla fine decidi di chiudere fuori dalla finestra la cimice con il foglio di carta annesso, nella speranza che il piccolo drone verde torni a prendere il volo. Funziona! Deo gratias! Funziona!

BZZZZZ. Ce n’è un’altra. BZZZZZ. Sbatte ripetutamente contro le superfici dure della stanza, ronza come una pala eolica in cielo, si arrampica sul soffitto sfidando la gravità. BZZZZZ. Un volo Ryanair emette meno decibel di questo coso verde e per giunta alato. Un cuscino comincia a colpire l’aria a vuoto. BZZZZZ. Hulk contro la cimice. Uno scontro tra titani verdi. BZZZZZ.

ANDATE VIAAA!

37 pensieri su “Esseri verdi puzzolenti

  1. Non hai visto quelle cinesi?
    I gatti, per ovvie ragioni, non le cacciano.
    Io, da animalista, non le uccido; apro la finestra e le (ri)mando fuori.
    Ogni tanto vedo degli uccellini aggrapparsi alla tenda esterna e acchiapparle al volo.

  2. è quasi carina quella nella foto! 😀
    Per me vengono dopo il terrore per le cavallette grosse e le vespe, le trovo molto più accettabili anche se le cerco di evitare, per esempio stendendo fuori il meno possibile 😀

  3. Beh, pure la Penny è una cimice, ad esempio: si avvicina un maschietto che fa il cosiddetto pesce lesso, Penny lo blocca e dice: ALT, LA PENNY NON TI VUOLE e prrrrrr, un mega cureggione addosso al maschietto che se ne va col famigerato 2 di picche.

    I film penneschi 😅😅😍😄

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