#unafestaacaso

Random party, in breve. Musica a caso, abbigliamento a caso, addirittura incontri a caso, perché si sono presentate alla festa diecimila persone. Un anno fa, la mia prima presenza ad una festa random, la sera di Halloween, con le mie due migliori amiche, priva del coraggio di travestirmi o di truccarmi in maniera insolita, e in aggiunta molto scettica sui brani che avrei dovuto ballare. Mi sono scontrata con il mio imbarazzo, con il mio essere totalmente impacciata in discoteca, con il mio animo poco incline alle feste in grande stile, e per i primi dieci minuti avrei forse voluto scappare via. Dieci minuti, poi la musica è cominciata, e tutto è stato diverso. Mi sono divertita come una bambina insieme alle sue due migliori amiche, ho additato i palloncini nel cielo e le stelle filanti, ho ballato sulle note di Raffaella Carrà, dei brani dello Zecchino d’oro, di Modugno, ho ballato il gioca jouer, il waka waka, la danza kuduro, ho seguito con le braccia i dj Martin Garrix e Gabri Ponte, a modo mio, come un tronco di legno che sta imparando a camminare. Un anno fa, le persone che conoscevo non sarebbero mai venute con noi. In pochi lo capivano, in pochi apprezzavano una festa così particolare, unica, un po’ folle. E’ stata una cosa nostra, una serata memorabile senza bisogno di chissà quali effetti speciali. Il parterre dell’Unipol Arena, classico palazzetto per concerti, non si è mai riempito fino a premere contro i muri, sembrava quasi una festa per pochi privilegiati, a cui era stato donato un campo da calcio in cui ballare. Quest’anno, è stato tutto diverso. Come se fossi stata ad un’altra festa, anche se era ancora la sera di Halloween, anche se la musica era quasi la stessa, dai tormentoni estivi ai brani commerciali, dai trapper del duemila alla Carrà e Rino Gaetano, dall’inno di Mameli al romantico Ed Sheeran, dai Lunapop ai dj moderni, dalla sigla di Barbie a quella di Dragonball. Avrebbe potuto essere una serata perfetta, ma la sensazione è stata quella di essere cresciuta, non di un anno, ma di trent’anni. Un’altra compagnia, una mia amica era a casa a studiare, l’altra mia amica non si è divertita, ed io ho per la prima volta visto la chiusura del party alle tre di notte, senza bere altro che non fosse acqua. Quest’anno l’Unipol Arena è stato preso d’assalto, una moltitudine di persone di mia conoscenza erano lì, nello stesso spiazzo a ballare, ma in quell’oceano in movimento non sono riuscita nemmeno a scorgerle. Perfino chi avrei voluto e dovuto incontrare si è disperso nella folla, lasciandomi da sola con una compagnia totalmente nuova per me, quella che ho trovato all’università. E mi sono resa conto che sono nostalgica, perché mi è mancato trascorrere la serata con le mie migliori amiche, muovere il piede senza che nessuno mi dicesse di scatenarmi, essere capita al volo, al primo sguardo, se non conoscevo una canzone. Mi sono mancati dei punti di riferimento, ed è stato tutto dovuto al caso, a delle coincidenze che hanno mescolato le persone come fossero carte da gioco. Così ho ballato e mi sono scatenata con altre due amiche, ho scattato le foto delle nostre facce con loro, ho cantato a squarciagola insieme a loro. Ho perfino studiato il mio apparire a tema, nonostante il progetto fallimentare di portare in scena il sole, la luna e le stelle: mi sono trasformata in luna, con un abbigliamento argentato e sbrilluccicoso fuori dal mio stile, una luna disegnata in fronte e due stelle sulle guance, dopo mezz’ora di tentativi storti e fallimentari, e un ombretto pieno di brillantini. E’ stato tutto diverso, diverso da come lo avevo immaginato, diverso da come doveva andare. Ho incontrato chi non pensavo di incontrare, non ho incontrato chi avrei voluto incontrare, e sembra strano dire che io mi sia divertita davvero. Ma è così. Paradossalmente mi sono lasciata andare come mai prima d’ora, mi sono detta che avrei dovuto sfruttare quella serata, e smetterla di privarmi delle cose solo perché non fanno parte di me. Non fa parte di me nemmeno aprirmi alle persone, ma ci sono momenti in cui non serve farlo a parole, basta stare assieme, in una sera finita nel più impensabile dei modi, a cantare quelle canzoni che un anno fa, per me, erano una novità meravigliosa. Probabilmente sono io che viaggio con la mente, viaggio perfino durante una festa in discoteca, ma non riesco a fermare i sensi di colpa per non essermi divertita abbastanza con la mia amica, il sole, e per non aver portato un po’ di random party all’altra amica, la luna di cui ho preso il posto. Le novità mi fanno questo effetto. Ma devo dirlo, devo ammettere di essermi divertita, e di aver decretato i random party una delle migliori occasioni per ballare, saltare, cantare, sgomitare nella folla, sperare di toccare i palloncini lanciati dal soffitto, giocare con i travestimenti gommosi degli altri, scherzare con zombie, dinosauri, chirurghi, teletubbies, puffi, suore, banane giganti e babbi natale. 

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. alemarcotti ha detto:

    Wow…che serata😁

    1. Ehipenny ha detto:

      Bella bella 😁

  2. Mastro Pellecchia ha detto:

    L’importante è divertirsi sempre 😉

  3. Diemme ha detto:

    Bello leggere di gioia!

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