Cento sguardi

Occhiate che ti penetrano dentro e ti scalfiscono l’anima, sguardi che bisbigliano, al sapore degli angoli più furtivi, occhi che non dimenticano di lasciare la propria impronta in un cuore umano. Quello sguardo buono che in qualche modo ti accarezza, come il morbido muschio che avvolge le schegge acuminate del tronco, uno sguardo caldo e profumato, familiare come l’abbraccio della mamma. É quello sguardo che asciuga le lacrime da lontano, che rompe le catene senza una chiave, che vince ogni paura, a volte ogni regola, raramente ogni muro. Poi c’è lo sguardo scrutatore, nascosto nell’ombra mentre si avvicina alla sua preda, graffiante, come una forbice che ritaglia le pagine della nostra vita. In silenzio scava i ricordi e le cicatrici più antiche, nelle tasche più remote della giacca, e ci lascia a torso nudo senza più armi tra le mani, nemmeno la sicurezza di poter proteggere la verità che forse, a volte, ancora dobbiamo scoprire. Poi c’è lo sguardo nero, bollente, di chi scaglia contro le nostre spalle affilate frecce, unghie di metallo che non smettono di bruciare, che sia a torto o a ragione. Sguardi che fanno male e che non si dimenticano, perché pesano come chicchi di grandine sotto il temporale, sguardi che parlano chiaro, “Ti odio”, lo gridano con tutta la violenza delle palpebre. Ancora, sguardi indifferenti, vuoti nell’orizzonte in cui si disperdono, come se la materia fosse tutta di trasparente aria, come se non vi fosse problema senza una soluzione, nessun torto senza una ragione. Sguardi che ti attraversano, come ti può oltrepassare un soffio di vento a maggio, percettibile appena nelle sue temperature calde. Sguardi come porte sbarrate, come possibilità rilegate nel disinteresse, come statue bianche mai finite. Dunque, sguardi complici, ridenti nella sincerità che fa di un uomo l’amico di un altro uomo, brillanti d’una luce celestiale, viva, che tra le polveri dell’aria racconta quelle risate silenziose, che come un arcobaleno ritagliano il cielo da costa a costa. Non esiste spada per tranciare il ponte di uno sguardo segreto, incomprensibile, indecifrabile, puro dietro il vetro opaco della segretezza. Sguardi dolci, teneri, di chi vorrebbe parlare ma non ha che due occhi, avvolti dalla compassione per chi piange, chi è in difficoltà, chi fatica a rialzarsi. E costoro assaporano il gusto delle parole mute, narrate da lontano, da un balcone, da chi leviga le pietre avanti ai piedi, senza discendere di un solo gradino. Sguardi che non chiedono niente, sguardi pronti, come camerieri della vita, ad offrire a due mani quei sorrisi e quei regali che taluni trasformano in opere d’arte. Vi sono sguardi d’imploro, supplichevoli davanti al baratro dell’infelicità, chiedono generosamente una mano, con quella potenza espressiva di chi è disperato e si vergogna di questo, lo chiedono a quel prato di margherite ch’è la nostra schiera di amicizie, incrociando altri sguardi, uno dopo l’altro, all’infinito. Poi sguardi magnetici, di quelli che soltanto una volta, sulla strada, ci capita di scorgere, sui nostri passi rapidi e l’impossibilità di tornare indietro, sguardi che ci rapiscono di qualcosa, qualcosa che non ci appartiene più, eppure non ci manca, anzi forse non sapevamo neppure ci appartenesse. Altri sguardi, quelli d’amore, che languidi baciano l’anima dell’altro, caldi e riservati. Sguardi duri come pietre quelli del bravaccio, che dal basso verso l’altro studia la carne viva, il modo di ferire. Sguardi pietosi di chi domanda scusa, fissi a terra per mancanza di coraggio, ruvidi di lacrime salate. Sguardi umidi, di chi piange di dolore nascosto tra le mani, sguardi che non si vedono, ma li percepisco dalle spalle, come una nuvola trasparente che racconta la tristezza. Sguardi sognanti di chi si perde a immaginare, la sera, prima di dormire, mondi lontani e vane possibilità, per il solo e sommo piacere di viaggiare nella perfezione. Sguardi atterriti, quelli di chi teme, di chi si nasconde, di chi ha paura, e non trova spazio per il suo saper reagire. Sguardi devoti del religioso in chiesa. Sguardi infantili del bimbo che gioca. Sguardi onesti di chi si confessa. Sguardi colpevoli di chi dice bugie. Sguardi malati di chi soffre nel letto. Sguardi mancanti, di chi perde la vita, e per sempre non sarà che un ricordo, ed un corpo che più non può guardare.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mastro Pellecchia ha detto:

    Commovente…

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