Il caso Spotlight 

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Non è per gli Oscar, non è per gli attori, non é per la trama. Ma è un film che andrebbe guardato. Lo dico dopo averlo incontrato per caso in televisione, senza sapere nemmeno di che cosa trattasse. È inevitabilmente un film che cambia il tuo modo di vedere le cose, anche di poco, anche se già cercava di sfuggire da certi ambienti o paure. Siamo lontani dal punto in cui tutto ha avuto inizio. America. Stati Uniti. The Boston Globe. É un giornale, un giornale come può esserlo La Repubblica, Il corriere della sera, Il Mattino. Nessun tribunale, nessuna polizia, parliamo di giornalisti, persone che con la dedizione e l’impegno hanno portato alla luce novanta nomi: novanta preti e sacerdoti che hanno compiuto abusi sui minori. É qualcosa di enorme, di terribilmente incontrollabile, perché prima era uno, poi tredici, poi novanta, poi duecento, e chi lo sa se sapremo mai una cifra definitiva, da incollare alla pagina con la certezza che non cambierà.

La Chiesa ci vuole far credere che si tratti di qualche mela marcia ma è unproblema molto più grosso.
È paralizzante pensare che dietro l’immagine della Chiesa buona e pura, della madre materna che accoglie tutti, dietro la sacralità e la dolcezza di quello che dovrebbe essere un rifugio, tanti bambini hanno trovato la loro fine. Ed è altrettanto atroce pensare che questo mondo ci sfugge, nelle sue istituzioni raggomitolate in sè stesse, nel suo tentativo di nascondere il male sotto un bianco lenzuolo, è riuscito forse per anni, e ci sono persone che probabilmente non avranno mai giustizia. Ma era il 2002 quando un faro abbagliante ha aperto gli occhi degli americani, e poi non solo, degli europei, degli australiani, degli asiatici, senza distinzione. Tutti genitori, tutti credenti, mi domando come si faccia ad entrare in Chiesa, e lasciare ora i propri figli nelle braccia della speranza, di un Dio che si manifesta ma commette tanti errori, mi chiedo come si possa essere certi che non toccherà ad un altro bambino, o ad un altro prete. Penso a chi ha perso questa battaglia silenziosa, chi ha combattuto contro un colosso di marmo ferendosi le mani, e si è dovuto arrendere, perché l’istituzione ha più potere della fede.

Noi abbiamo due storie qui: una è quella di un clero degenerato, e l’altra è quella di un gruppo di avvocati che trasforma l’abuso su minori in una miniera d’oro
(Walter ‘Robby’ Robinson)
Sono stati troppi gli errori, è troppa la vergogna, troppo il senso di incompresione davanti ad un prete che afferma di averlo fatto, di aver abusato di un bambino, ma di non averne ricavato piacere. È un senso di nausea esasperata, perché mi rendo conto che quella Chiesa, quella struttura colonizzante che possiede perfino uno stato proprio, non è poi così diversa da un’anima malata, divorata dalla degradazione morale e dal male. Preti che hanno usato il proprio corpo, e avvocati che hanno nascosto documenti, ognuno nelle proprie vesti ha contribuito a distruggere ciò che quasi due millenni avevano creato. È bastato un articolo del Boston Globe per rendersi conto che la fede in Dio, con la Chiesa, non ha niente a che vedere. La fede è un sentimento puro e onesto, che nasce nella coscienza dell’uomo, e non può imporlo il sacerdote, il catechista o il papa, perché non sarebbe sentimento ma idea. Ma il mondo delle istituzioni è marcio. Lontano dalle leggi morali, dalle certezze matematiche, perché non potremo mai conoscere quei meccanismi che portano l’uomo a desiderare il corpo inviolato di un fanciullo, non lo capisco nonostante io rifletta per ore.

Quando sei un bambino povero di una famiglia povera e un prete si interessa a te è una gran cosa… Come puoi dire no a Dio?
(Phil Saviano)
Èstato forse un mescolarsi di fattori, un vuoto che la fede riesce a colmare, una fede che la Chiesa a volte riesce a cavalcare, raggungendo nubi che nessun astronauta é in grado di sopportare. Ma non riesco a smettere di pensare ai bambini, ai loro sguardi terrorizzati, a coloro che non si sono mai più ripresi, a quelli che si sono tolti la vita, coloro che non sono più cresciuti. Domando: è questa la fede? Che cosa c’entra la fede in tutto questo schifo? Lo so, so che ci sono bravi preti, bravi sacerdoti, so che non bisogna generalizzare, che forse sbaglio se dico che in questa istituzione circolano più soldi di quanti ne circolino alla Banca D’Italia, ma conosco poco di questo mondo, eppure non trovo la fede. Quella vera. Io pensavo che religione significasse valori, modelli comportamentali, ideali positivi. Ma ho sbagliato. Perché io non sono d’accordo che il perdono sia sempre necessario e già pronto, non sono convinta che basti un passo per rovesciare le cose, non questa volta, perché il caso è più grande di noi. Ci mancano le armi per combattere una crociata sanguinosa, contro gli avvocati omertosi e l’istituzione della Chiesa, non possiamo penetrarvi, nelle sue leggi universali, possiamo a mala pena godere della partenza di un colpevole, col beneficio del dubbio “Andrà mai in carcere?”.

Nessuno vuole ammanettare un prete.
(Poliziotto al bar)
Non siamo pronti nemmeno a questo. Si sovrappone l’idea di fede con l’idea di Chiesa, e improvvisamente il nostro Dio ci ascolta solo davanti a un crocifisso. Si sovrappone l’idea di fede con l’idea di potere, e Dio diventa capo supremo del tutto, re dei funzionari schiavi e nonostante tutto degni. Si sovrappone infine l’idea di fede con l’idea di soldi, e se circolano i soldi è come se circolasse acqua fresca in pieno agosto.

“Il caso Spotlight” mostra tutto questo, eppure non risalta alcuna storia, perché ogni vittima merita la stessa percentuale di pensiero. É un film duro, sincero, schietto, pulito da tutta quella retorica fine a sè stessa, è un film che si interrompe proprio dove tutto comincia, nel 2002, nelle stanze del Boston Globe. E una fine forse dobbiamo ancora raggiungerla.

La fede non è un dialogo in un confessionale, la fede è un dialogo con quello spirito superiore che si presta ai migliori consigli, che ci aspetta quando ritardiamo, che ci insegue quando ci allontaniamo, e che ci portiamo dietro quando cresciamo. Non è la Chiesa la nostra fede. Sono convenzioni strutturali, idee ormai talmente radicate che nessuno porrebbe cancellarle. Ma come un fulmine, lo scopo dell’articolo scandaloso è quello di abbagliare e aprire gli occhi. Con l’amarezza nel sangue, sento gli occhi decisamente più aperti.

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. dimerowriter ha detto:

    Sono pienamente d’accordo con te. Purtroppo è così, c’è del marcio anche nella chiesa nonostante il fatto che dovrebbe essere custode della fede dei propri credenti. Comunque, consiglio anche il film. È veramente ben fatto😉

    1. Ehipenny ha detto:

      Ciò che penso io… la recensione è del film infatti :))

    1. Ehipenny ha detto:

      Assolutamente :))

  2. fulvialuna1 ha detto:

    Ma c’è un luogo dove il marcio non è arrivato?…a si! nel cuore dei bambini.

    1. Ehipenny ha detto:

      Speriamo di riuscire a proteggere almeno quello…

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