Il piccolo principe

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*POTREBBE CONTENERE ANTICIPAZIONI E SPOILER*

Mi è stato regalato questo libretto di un centinaio di pagine con le figure circa otto, dieci anni fa. L’ho messo nella libreria, credendo di essere ormai troppo grande per leggere un libro che sembrava una fiaba. E invece a vent’anni mi sono immersa in una lettura meravigliosa, terminata in un paio d’ore appena, un viaggio rapidissimo in quel mondo dei bambini dove tutto è vero, tutto è reale, tutto è possibile. Forse, se lo avessi letto dieci anni fa, sarebbe stato diverso: sarebbe stata una semplice favoletta immaginaria, di un principe che vive su di un pianeta piccolo piccolo, con un fiore e tre vulcani da pulire ogni giorno.  Invece mi sono immedesimata in tutti gli uomini volubili e corrotti che il principe ha incontrato, mi sono emozionata nel guardarmi dall’esterno durante i miei errori, ho avuto la possibilità di vedere il mondo dall’alto, come un agglomerato di re, vanitosi, ubriaconi, uomini d’affari, lampionai e geografi. Sono tutte macchiette, tutti personaggi allegorici che rimandano al mondo degli adulti. Il re adora dare ordini, il vanitoso ama essere lodato, l’ubriacone beve per dimenticare la vergogna di bere, l’uomo d’affari conta le stelle pensando che siano sue, il lampionaio accende e spegne il lampione ogni minuto in accordo con la velocità del suo pianeta, il geografo siede alla scrivania aspettando che qualcuno giunga a descrivergli il mondo. E il piccolo principe non può che guardare senza capire, perché ai suoi occhi sono tutte futili occupazioni o mancanza di senno. Il mondo dell’innocenza si scontra con la bizzarria degli adulti, che rincorrono una meta imprecisata credendo il tempo infinito, sempre nello stesso modo, sempre con lo stesso sguardo. Antoine de Saint-Exupéry scaglia una serie di frecce polemiche e sottilmente sarcastiche contro il genere umano, analizzando con occhio critico tutti quei comportamenti paradossali a cui siamo abituati da sempre.

Agli adulti piacciono i numeri. Quando raccontate loro di un nuovo amico, non vi chiedono mai le cose importanti. Non vi dicono: «Com’è il suono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?» Le loro domande sono: «Quanti anni ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Solo allora pensano di conoscerlo. Se dite agli adulti: «Ho visto una bella casa di mattoni rosa, con gerani alle finestre e colombi sul tetto…», loro non riescono a immaginarsi la casa. Dovete dire: «Ho visto una casa di centomila franchi». Allora esclamano subito: «Oh, che bella!»

E’ una mente geniale, che inserisce in un contesto bambinesco un gruzzolo prezioso di verità, che riesce a penetrare nell’animo del lettore una sorta di responsabilità, di colpa, per la cecità che soltanto un libro è stato in grado di rivelare. Ci si rende conto che è vero, che siamo abituati a vedere e descrivere il mondo in un modo soltanto, mentre ci sono pagine bianche che aspettano di essere riempite di emozioni. Ci si rende conto che a volte siamo talmente irrazionali da sembrare macchine incastrate su noi stessi, sempre in cerca del momento, del tempo, dell’occasione ma senza essere in grado di goderne. Ci si rende conto di quanto sia facile volere tutto e subito, e quanto sia difficile poterlo ottenere senza sacrifici. Il piccolo principe è come un faro che illumina le impurità del genere umano, in un viaggio allegorico ai margini della società, pieno di domande che esigono una risposta, risposta che a volte nessuno è in grado di fornire.

Vendeva pillole speciali che placano la sete. Ne prendi una alla settimana e non provi più il desiderio di bere. «Perché vendi queste pillole?» «È un bel risparmio di tempo» disse il negoziante. «Gli esperti hanno calcolato che si guadagnano cinquantatré minuti alla settimana.» «E cosa si fa di quei cinquantatré minuti?» «Quello che si vuole…» «Se avessi cinquantatré minuti da spendere» si disse il piccolo principe «me ne andrei lentamente verso una fontana…»

Il Piccolo principe è in viaggio, lontano da casa, portatore della purezza e dell’innocenza, una stella luminosa che insegna all’aviatore a vedere. In un certo senso il principe e l’aviatore si “addomesticano“, si riconoscono come amici essenziali l’uno per l’altro, e nel momento dell’addio vengono versate lacrime, perché questo è l’effetto collaterale dell’essere addomesticati. Sembra tutto semplice, nella mente del Principe. Lui è cresciuto da solo, su quel pianeta minuscolo che può percorrere interamente a piedi, in compagnia di un fiore con le spine e tre vulcani, e approdare durante il suo viaggio in quei luoghi tanto diversi, ritrovarsi a non concepire altri modi di vivere o di essere, scrive Antoine de Saint-Exupéry:

È molto più difficile giudicare se stessi che giudicare gli altri.

Cosa c’è di più vero? Il Piccolo principe non conosceva niente, non aveva idea di che cosa ci fosse fuori, e per tutto il libro definisce bizzarri e folli i personaggi che incontra, facendoci credere che siano tutte sacrosante verità. Ma giudicare sé stessi è diverso. Giudicare sé stessi significa accettare le proprie fragilità, le proprie debolezze, i propri limiti, e magari essere consapevoli della propria casa, delle persone che ci vogliono bene, dei percorsi che potrebbero esserci destinati. Il Piccolo principe lo capisce, e trasformandosi in una stella compirà per sempre il suo destino.

Ecco il mio segreto. È molto semplice: si vede solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.

L’essenza della vita è racchiusa in una riga di un libro per bambini. Emozioni. Amicizie. Amori. L’essenziale ti fornisce il coraggio per respirare, e per prendere il volo al momento opportuno.

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mastro Pellecchia ha detto:

    Ecco perché è un racconto intramontabile, perché contiene come hai detto tu l’essenza della vita, e questa non ha tempo né mode.

  2. ili6 ha detto:

    Lo conosco a memoria e più lo leggo e più lo amo.
    Provo anche a farlo amare ai miei alunni e non è affatto difficile.

    1. Ehipenny ha detto:

      Già, e poi il suo significato cambia in base all’età che si ha quando lo si legge :))

  3. Kikkakonekka ha detto:

    Anch’io l’ho letto da adulto, a 40 anni suonati, e mi è piaciuto. Da ragazzo non ne avrei mai capito o nemmeno percepito l’insegnamento.

    1. Ehipenny ha detto:

      Vero, letto da bambini ha un senso e da adulti un altro, è geniale 🙂

    1. Ehipenny ha detto:

      Non sapevo di questo blog, è bella l’idea! E grazie mille per aver letto e apprezzato 😘

  4. fulvialuna1 ha detto:

    Io lo leggo in continuazione, mia figlia già cinque volte…è meraviglioso.

    1. Ehipenny ha detto:

      Guai a chi dice che è solo un libro per bambini :))

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