Le poste

Sorte come funghi negli angoli remoti dei quartieri, le trovi regolarmente in una strada pedonale, senza uscita, dissestata e buia. Risplende solo il giallo marcio di banana con la P. Numero sportelli: 30. Numero operatori: due, con sullo sfondo l’africano armato di scopa e paletta. Numero di persone in fila: 520. Rassegnato ti avvicini al distributore di numeri, con una ventina di bottoni tutti uguali, e per errore cominciano ad uscire a ripetizione i bigliettini: A92, C45, F730, Z0004. Leggi il tabellone che sfarfalla come l’insegna di un negozio abbandonato, e la sola tua speranza è aggrappata all’allarme che scatta con un BIP ad ogni cliente che chiude il portafogli. Per le prime tre ore di attesa ti fossilizzi contro il muro, con i primi sintomi di disidratazione, di bollore perché d’inverno ci sono sempre cinquantaquattro gradi, di gelo perché in estate devono conservare i Calippi. Aspetti finché una seggiola di legno ottocentesca non si libera, ed è allora che la tua anima da Bolt si ravviva come una pila Duracell: al diavolo i vecchietti con due bastoni per gamba, la sedia è tua. Peccato che cigola. Appena accavalli le gambe, cigola. Appena muovi un piede, cigola. Appena respiri, cigola. E potresti morirci, su quelle seggiole assassine, tra un tic nervoso e le conoscenze di meditazione che ti fanno eclissare. In stato semivegetativo ti godi lo spettacolo dei due operatori di giallo vestiti, che vagano sulla sedia girevole quasi fossero paraplegici, con la faccia segnata dalle 10 ore di sonno, che potevano anche essere 11, ma purtroppo l’ufficio doveva aprire. I suddetti operatori sono alle prese con i pensionati del mattino, in coda dalle sette, perché a ottant’anni lo spirito di competizione è pari a quello di Fernando Alonso in Formula 1; e si portano un bastone, due bastoni, tre bastoni, anche quelli della moglie, il trepiede del vicino, il girello per le accelerate in discesa. Esce un’anca, esce l’altra, ma allo sportello ci arrivano con dei numeri decimali, ‘che nel caos la macchinetta è impazzita e stampa A0.0001, A0.0002, A.00021. Il problema è che i pensionati accumulano, accumulano le operazioni di mesi, si trascinano il carrello della spesa pieno di buste ancora sigillate, esplorano le buchette della posta seduta stante, con la lentezza dei bradipi. Arriva il momento di inserire il bancomat e digitare il pin: panico. Il vecchietto appoggia la tessera, la striscia, la sbatte, l’avvicina e l’allontana, preme, digita il numero di cellulare, il Cap di casa sua, l’età di sua moglie, il computer s’impalla, l’operatrice se ne va. Numero sportelli: 30. Numero operatori: uno. Il quale si alza vedendo il folletto giallo sulla bicicletta, con sul petto la P di poste (o di pericolo), che si sbraccia dalla vetrata per farsi aprire, già imbufalito perché il giallo non gli dona. Il momento di pausa dell’operatore consiste nell’osservare in catalessi gli scatoloni, lanciati dalla porta direttamente nel montacarichi, con fasi di rotolamento e atterraggi distruttivi. Dopo sei ore di attesa, dai un’occhiata al tabellone. Dannazione! Sei stata chiamata da dieci secondi, e con uno scatto felino raccogli le tue cose, salti atleticamente i passeggini in mezzo alla stanza, e in un istante sei allo sportello. L’operatore alza la testa e grugnisce. “Buongiorno”. Percepisci l’astio dai suoi occhi. “La prossima volta é pregata di presentarsi per tempo”. “Mi scusi”. Una sgridata degna di tua madre quando ti aspetta per le dieci ma tu torni all’una passata. “Devo caricare la postepay”. Nessuna risposta, soltanto un ticchettio nervoso sulla tastiera e lo schermo che cambia facciata. Attimi eterni di silenzio, pare d’essere scesi nell’Ade. Azzardi a estrarre i soldi, ma il Gargoyle ti guarda come se avessi appena estratto una rivoltella: “Carica cento? Novantanove più uno? Centouno meno uno? Cento più uno? Novantanove?”. E tu fissi inebetito le due banconote da cinquanta. Chi tace acconsente, e a quanto pare hai acconsentito a caricare novantanove più uno. Come un braccio meccanico l’operatore ti strappa i soldi di mano e poggia i gomiti sul tavolo, lanciandoti contro sette anni di sfiga e qualche maledizione orientale. “Altro?”, “Si, veramente…”. L’operatore pare pronto a contattare i carabinieri, per disturbo della quiete postale. “COSA LE SERVE?”. Il tono è esploso, come se d’un tratto qualcuno si fosse seduto per errore sul telecomando. “RITIRARE UN PACCO”. Per legittima difesa, gridi anche tu. “Nome”. E che il processo abbia inizio. “Nome e cognome, ho chiesto”. Il tentativo di farti passare per incapace di intendere e di volere è cominciato. Dopo venti minuti di questionari, impronte digitali e foto segnaletiche, l’operatore si alza, chiama il ragazzo di colore che sta pulendo il pavimento, e gli consegna un foglio piegato ad aeroplanino. Il tuo pacco viene rigurgitato dalla parte opposta dell’ufficio, lo vedi sul montacarichi, lo vedi rotolare tragicamente a terra, con il piede dell’operatore che si ritira come un tentacolo. E d’improvviso non si scorge più nessuna pettorina gialla. Raccogli il pacco che rumoreggia di vetri rotti, e nell’ultimo sguardo che lanci alle tue spalle, un branco di operatori gialli, come i galli del pollaio, hanno avviato un torneo di tressette a soldi, con tanto di tabellone elettronico appeso al muro. Soltanto lui, LUI, quello muto e mestruato che ti ha servito, ti fissa con l’occhio glaciale: “Avresti potuto salutare. MALEDUCATO!”. Ah, io?!

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. alemarcotti ha detto:

    😂😂😂😂🤦🤦🤦🤦

  2. Mastro Pellecchia ha detto:

    Io gliel’ho messa in quel posto da diverso tempo (inaugurando per primo il servizio oltretutto!) prenotando dall’app. Vado lì all’orario scelto noncurante di sguardi satanici e maledizioni varie degli altri in coda, faccio quello che devo fare e all’uscita non alzo il dito medio solo perché sono un signore, tiè 😎

    1. Ehipenny ha detto:

      Non sapevo si potesse! E considerato che anche per far funzionare l’app ci ho messo un anno e mezzo… prossima volta ci provo 😅

      1. Mastro Pellecchia ha detto:

        È facile, poi faccio un tutorial apposito 😁

  3. Kikkakonekka ha detto:

    Stupendo e veritiero, purtroppo.
    Per aprire un libretto postale intestato al figlio minore credo di essere rimasto allo sportello – credimi – almeno un’ora e mezza, per poi tornare il giorno dopo perché c’erano “problemi” di varia natura. Osceni. Anzi: impreparati.

    1. Ehipenny ha detto:

      Entrambe le cose, sono veramente incredibili… oltre alla scortese anche l’incapacità di fare qualunque cosa…

      1. Kikkakonekka ha detto:

        Ci sono due tipi di impiegati postali:
        quello che sa fare tutto (dalla raccomandata estera, al permesso di soggiorno per immigrati, dall’apertura di un libretto all’investimento in buoni fruttiferi) e quello negato in qualsiasi cosa (che si incasina anche per una ricarica postepay o per il pagamento di un bollettino postale).
        Purtroppo il primo gruppo è composto dal 15% dei dipendenti, il restante 85% è negato.

      2. Ehipenny ha detto:

        Esatto, confermo (ricarica postepay) 😂 Percentuali azzeccate, senza parlare di chi addirittura impalla i sistemi del computer e si arrabbia con il mondo

      3. Kikkakonekka ha detto:

        Magari impallassero solo il PC.
        Riescono ad impallare la stampante perché il bollettino non lo sanno inserire nel modo corretto (capitato).

      4. Ehipenny ha detto:

        Non ci credo 😂😂😂

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