Non solo vecchi giocattoli – Parte 1

Le ispirazioni che nascono dall’aver letto un bel post, un paio di righe che fanno scattare una molla dentro di noi, e che scatenano una violenta cascata di ricordi, irrefrenabile, ed un bisogno di scriverli. È successo. Dopo aver letto un’intima pagina di diario di Personale femminile, che parlava di giocattoli.

Ah, i miei giocattoli!

Non sono stata una bambina viziata, ma sicuramente circondata da persone e regali, anche fuori occasione o senza motivo. Un giorno, ad esempio, avevo dimenticato a casa il mio peluche preferito, e mia nonna per consolarmi mi comprò una casetta giocattolo, o almeno credo che lo fosse: ho in mente questo scatolone, spuntato dal nulla per asciugare le mie lacrime, ma non ricordo nemmeno il momento in cui l’ho aperto. Ho avuto tanti giocattoli, alcuni ormai consumati o rotti, altri ancora chiusi nella confezione originale. Adoravo le bambole, ma in particolare un bambolotto di Pippi Calzelunghe, alta quanto la mia mano di ventenne, che io mi divertivo a spogliare e a far danzare nuda sul pavimento. C’è stato un periodo in cui Pippi era sempre con me: come se una bambola potesse capirmi, parlare, confrontarsi con me. Confesso di averla persa, o gettata sul fondo di qualche scatolone da cantina, ma se l’avessi di nuovo tra le mani la proteggerei quasi come allora.

Un altro gioco che non potevo mai abbandonare era l’arca di Noè dei Playmobil. Gli omini di plastica con le mani bucate, gli animali con le zampe pieghevoli, l’imbarcazione a più piani con la stiva esplorabile, era quanto di più stimolante io avessi tra le mani. Fantasticavo viaggi internazionali, approdi su qualche terra lontana, avventure rischiose e nuovi incontri, mescolavo i personaggi del castello con quelli dell’Arca e creavo una nave pirata. Tutto era frutto della fantasia di bambina. Quando mi sono liberata di tutti i miei personaggi, é stato come chiudere un gran bel libro. Ognuno aveva un nome ed una storia, ognuno aveva un senso per me. Ricordavo tutto, tutti i viaggi affrontati, tutte le relazioni e le amicizie, tutti i ruoli nell’Arca, nonostante ormai tenessi in mezzo agli animali anche le armi del castello e le spade dei pirati. Il mondo dei Playmobil mi è stato sempre donato in regalo, e me lo porto appresso ancora oggi come ricordo speciale.

Ero affezionata ad un peluche, nonostante il mio letto fosse ricoperto di animaletti pelosi e inanimati, nonostante io avessi un’ampia scelta sul compagno con cui dormire. Era il panterino, o panterollo, così lo chiamava mio padre ridendo. Una pantera accovacciata sulla pancia, lunga e fiera, con il pelo morbido quasi da spazzolare. L’ho abbracciata per tante notti, immaginando che fosse un amico vero, a volte un fratello, altre volte un cane, l’ho protetta sotto le lenzuola stringendola al mio fianco, respirando nel suo pelo, dormendo testa contro testa. Non é stato il solo peluche con cui ho condiviso la notte, ma è stato importante. Ho vaghi ricordi di quando a volte cadeva dal letto, e mio padre la mattina lo sistemava di nuovo accanto a me, prima di svegliarmi per andare a scuola, perché credessi di non essermene mai separata.

Un altro ricordo, è quell’anima da maschietto che ogni tanto sopraggiungeva. Un anno chiesi a Babbo Natale di regalarmi una macchinina telecomandata, e da quell’anno penso di aver disturbato per ore ed ore la famiglia e i vicini di casa. Era una bella macchina, La rossa, rossa fiammante, una specie di auto da Formula Uno, che io guidavo con un telecomando nero a due tasti: avanti e indietro, destra e sinistra. Ho sbattuto una miriade di volte contro i muri, contro i piedi delle persone, contro i mobili, ho rincorso la mia macchinina dietro gli angoli, perché i comandi da lontano non prendevano più, ho trascorso pomeriggi interi, la domenica, a giocare con mio padre. Questa macchinina ci univa. Ricordo che ci sedevamo per terra, io da una parte del corridoio e lui dall’altra, con l’auto che correva senza sosta da me a lui. Ci divertivamo così, con così poco.

Non potrei mai dimenticare il mio cavallo a dondolo. Non esiste giocattolo più classico e banale da regalare ad un bambino, ma quanto lo renderebbe felice non si potrebbe mai quantificare. Il mio era bellissimo, morbido come un peluche, con i pedali di legno e due bastoncini di plastica a cui aggrapparsi con le mani. Era pesante, non si è mai ribaltato, non mi ha mai disarcionata, mi ha sempre trasportata al galoppo verso mondi infiniti. Non ricordo quei momenti, ma ho in mente una fotografia particolare: era sera, i miei genitori avevano invitato degli amici con la loro figlia, Ilaria, di poco più piccola di me. Ero una bimba gelosa, ma la sua presenza sul mio puledro mi fu imposta, dovetti guidare il destriero con quel corpo euforico davanti, dondolarmi piano per non farla cadere, condividere quello che da sempre era stato il mio cavallo a dondolo personale. E ci scattarono una foto. Ora quel cavallo è incartato nella plastica, chiuso in un garage sotto casa di mia zia, impolverato e abbandonato. Ma il solo pensiero di buttarlo via mi farebbe stare male. Voglio che un giorno sia dei miei figli.

Potrebbe continuare…

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Pensieri effimeri ha detto:

    Amici d’infanzia..Giocattoli riposti in scatole ma mai dimenticati.
    Hanno forse contribuito alla formazione della nostra personalità, sicuramente grandi alleati di momenti felici e indimenticabili
    Porto ancora nel cuore il mio tanto desiderato Cicciobello
    Ricordo che i miei genitori non potevano permettersi di comprarmelo e ci pensò mio zio
    Ricordo ancora quel Natale quando lo trovai sotto l’albero. L’ho conservato per tanti anni…quando é nato mio figlio lo portava a letto con sé sino a che un giorno l’abbiamo trovato rotto
    Mi è dispiaciuto un sacco
    Bello il tuo post…sei una figlia tanto amata, sei stata una bimba serena oggi sei una ragazza meravigliosa!!

    1. Ehipenny ha detto:

      Il cicciobello non lo ricordo così bene invece… ognuno ha i propri giocattoli nel cuore, é bellissimo 😍 Ti ringrazio! Sono parole dolcissime 😘

  2. Emozioni ha detto:

    Concordo con il commento precedente, sulla persona che sei.
    Ho fatto un tuffo, nei ricordi, dei giocattoli dei miei figli, molto simili ai tuoi.
    E poi, nel mio.
    In un angolo, resteranno sempre , con belle emozioni, le barbie con gli accessori ed i vestitini fatti da mia nonna.
    Buona giornata ❤️

    1. Ehipenny ha detto:

      Grazie mille davvero! Lo ripeterò sempre 😘
      Ogni giocattolo che abbiamo fatto nostro sarà sempre nostro nei ricordi, questa cosa è bellissima

  3. Kikkakonekka ha detto:

    Mi hai fatto pensare a quali/quanti giocattoli “miei” io sia riuscito a trasferire a mio figlio. In realtà non molti, qualche macchinetta e poco più, anche perché molti miei giocattoli già erano passati a mio fratello minore e poi persi nel tempo e nello spazio.

    1. Ehipenny ha detto:

      Purtroppo tanti si perdono, io stessa non so dove siano andati a finire tranne il cavallo a dondolo… è un peccato, ma i ricordi da raccontare ai figli ci saranno sempre 😊

      1. Kikkakonekka ha detto:

        A casa dei miei genitori c’è una soffitta piena di qualsiasi cosa libri delle elementari, giocattoli vari, fumetti…

      2. Ehipenny ha detto:

        Anche mio nonno ha in cantina i vecchi fumetti di Topolino, una vecchia casa delle bambole… mentre mia zia ha tanti miei giochi vecchi chiusi in un armadio, ma non so quali siano 😀

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