Tour dell’Andalusia – Granada

Da una città piccola ad una città grande, Granada torna ad essere un percorso di viali trafficati e strade larghe, moderna e vivace, con un servizio di trasporti pubblici più che efficiente e una popolazione attiva anche durante le ore della siesta. L’albergo è ubicato nella zona dei negozi e dello shopping, ma a pochi passi dal centro storico e dai monumenti principali. Percorriamo, fermandoci a tratti ad ammirare i palazzi alti e appariscenti, la strada che ci conduce alla Cattedrale e alla cappella reale.

Un artista di strada travestito da statua si diverte a spaventare i passanti, e dopo una serie di risate con i turisti ci avviamo ad entrare nella cappella reale, in cui è proibito scattare fotografie, e in cui siamo accompagnati da un’audioguida precisa e dettagliata. E’ qui che sono conservati i resti dei Re Cattolici Ferdinando II di Aragona, Isabella di Castiglia, Giovanna la Pazza, Filippo il Bello e l’infante Miguel. C’è un’aria d’importanza e di ricchezza quasi solenne, un’aria che la monarchia non ha dimenticato e che attribuisce immenso valore alla cripta tombale.

Dopo una visita intellettuale ci concediamo un giro nel quartiere arabo, un gomitolo di viuzze vicine ed intricate che aprono vetrine di negozi, e ingressi nei mercatini di gingilli e e incensi. Tutto è orientale, tutto richiama i motivi etnici ed i profumi dell’Asia. Mi soffermo a guardare i portafogli e gli specchi decorati, i braccialetti e i vestiti dai toni variopinti e vivi, compro un paio di regali per le amiche di casa ed esco piena di quell’atmosfera felice che ogni angolo sembra diffondere in giro.

Dopo un pranzo poco soddisfacente, forse a causa degli esperimenti culinari che mischiavano dolce e salato insieme, salmone e cipolle caramellate insieme, ci fermiamo a prendere un gelato in una gelateria italianissima, ascoltando nel mentre i discorsi politici e le polemiche sul governo attuale.

Rinfrescati e ricaricati, ci dirigiamo a prendere un autobus che ci conduca al monastero della Cartuja, e veniamo aiutati da un’anziana e gentilissima signora spagnola, che nella sua lingua e con qualche parola italiana ci indica la fermata a cui scendere. Il mezzo percorre una strada in salita ed un paio di tornanti, per lasciarci in una zona collinare sopraelevata, davanti al monastero. Non c’è anima viva, tutto è silenzioso e apparentemente sacro. E’ strano immergersi nella struttura senz’altri turisti attorno, ma ogni scorcio può essere fotografato e ammirato in tutta tranquillità, comparandolo ai già tanti monasteri visti, e trovando comunque quel lato di unicità.

Dopo una doccia in albergo, cerchiamo su Tripadvisor qualche consiglio per fermarci a cena, e per la prima volta dall’inizio della vacanza rinunciamo alle tapas per ordinare un menù degustazione: insalata di peperoni e paella mista di carne e pesce, servita nel tipico tegame basso e ancora caldo, ed una delle più buone mai mangiate. Tolleriamo perfino l’aria condizionata a sedici gradi, che in ogni luogo pubblico visitato non è mai stata nemmeno sopportabile. Non abbiamo di certo visto tutta Granada, ma ci siamo riservati per il giorno successivo la visita al complesso palaziale delll’alhambra.

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