Castelli di sabbia del secondo millennio

Sono nata nel 1998, cresciuta con un babbo ingegnere, venuta su con la manualità di uno scriba amanuense che non sa impilare due libri senza farli cadere. Ho vissuto la mia vita da bambina vandala della spiaggia, armata di paletta incrostata di sabbia e secchiello pieno d’acqua. Ho costruito i miei castelli, che consistevano in una torretta mutilata in un angolo, crepata ai lati, con una decorazione a cacca sciolta sulla cima, perché la sabbia raccolta dal fondo del mare aveva quella precisa consistenza schifosa. Ho fatto le mie buche, che per lo più erano dei pozzi profondi e mortali in cui infilavo la testa per scavare a mani nude. Ho più volte usato le formine per realizzare sulla sabbia dei modellini in miniatura di tartarughe, delfini, pesciolini e cavallucci marini, tutti rigorosamente monchi in uno degli arti o delle pinne. Ho costruito le mie piste per le biglie, che probabilmente un lombrico avrebbe saputo rendere più efficienti di me. Mio padre ha costruito un’auto, una volta, bellissima: è stata l’unica occasione in cui ho preteso un set fotografico di me in posa, una piccola Belen Rodriguez in versione squattrinata. Ma le mie esperienze finiscono qui. Oggi passeggio sul bagnasciuga ed è un’esposizione universale di capolavori. I castelli non sono più una singola torre monca e traballante, ma un complesso architettonico a più piani con sei torri di vedetta, un muro di cinta, un fossato, una cattedrale, un pozzo, una capanna, e le statuette del presepe piantate nella sabbia. Non è decorato con lo spruzzo di escremento ma con conchiglie ricercate, pulite, levigate con pietre pomici, lavate con il il detersivo. Le torri non hanno crepe, ma porte e finestre intagliate come se fossero di legno. Sembra un’esposizione del museo di storia medievale. Poi passo alle buche, che in questo caso sono gallerie autostradali che si snodano in profondità come immensi formicai, e sono scavate grazie alle ruspe di plastica e ai bracci meccanici che vendono i negozietti del lungomare. Le piste per le biglie sono circuiti di formula uno con salite e discese, ponti e gallerie, curve a novanta gradi e tornanti, doppi sensi di marcia, precedenze e semafori, tanto che il padre è costretto al ruolo di direttore del traffico negli incroci principali. Poi ci sono le scritte, che non sono semplici righe tracciate con un rudere di un ramo spezzato, ma sono lettere in rilievo e in grassetto, lucidate con la cera, misurate con il righello. Gli animaletti che costruivo con le formine sono stati abbattuti da un tripudio di costruzioni a mani nude, tra cui spiccano delle tartarughe con il guscio realisticamente rifinito, i delfini a grandezza naturale, i cavallucci marini con il piccolo che spunta dalla tasca incubatrice, un acquario di pesciolini paragonabile a quello di Genova con gli stessi colori brillanti e gli occhi presi in prestito dai peluches. L’automobile che mio padre aveva costruito, a confronto con le rappresentazioni di oggi, sono come una Fiat seicento del secolo scorso davanti all’ultimo modello di Jeep: una disfatta. Perché oggi si scoprono modelli di Ducati perfettamente cavalcabili, biciclette con le marce e la pedalata assistita, ambulanze con tanto di sirene sonore, camion con doppio rimorchio e pubblicità a colori sulla fiancata. Quando da piccola mi facevo fotografare con le gambe dentro alle mie buche, mi sentivo fiera di me stessa; illusa io, perché oggi i bambini vengono immortalati in ben altro. Dentro castelli, grotte, igloo, capanne, barche a vela, tutto rigorosamente di sabbia. Il bagnasciuga è divenuta una metropoli, un insidioso percorso di trappole mortali, perché al primo passo si rischia di sfiorare una torre, e allora il bambino comincerebbe a emettere ultrasuoni udibili su Plutone, o peggio si rischia di essere inghiottiti dalle voragini chilometriche e di ritrovarsi in Marocco. Alcuni cantieri li riconosci, perché ci sono i nonni e gli anziani in vacanza che si appostano in cerchio, con le braccia dietro la schiena, a commentare l’operato. Ma altri lavori sembrano invisibili ai più, se non fosse per qualche spruzzo di sabbia bagnata che compie un volo parabolico sulle teste dei bagnanti, e aderisce alla perfezione sulla pelle di chi è appena uscito dall’acqua. I lavoratori, invece, li riconosci eccome: sono quelli con il cappellino da esploratore e la schiena bicolore, tra le macchie di crema fossilizzata e le ustioni di terzo grado, sono quelli armati di paletta e impanati sabbia, quelli che appena si muovono sollevano un polverone che pare il nebbione di Milano. Non ci sono più le spiagge di una volta. Non ci sono più i figli imbranati di una volta. Oggi ci sono i padri e le madri che si autocertificano la laurea in ingegneria edile, e per i pargoli si insabbiano fin dentro le mutande, si crogiolano al sole alle due del pomeriggio, si siedono e con santa pazienza ricostruiscono il castello di Harry Potter o la pianta di Manhattan, per poi riempire i social network di fotografie dei piccoli accanto ai colossi di sabbia, lindi e puliti, con la posa di Belen Rodriguez in versione squattrinata. E almeno una cosa non è cambiata da allora.

18 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mastro Pellecchia ha detto:

    Tempi che cambiano 🙂 E non si sa mai se in meglio o in peggio.

    1. Ehipenny ha detto:

      Molte volte mi viene da dire la seconda…

  2. Poesie Stralciate ha detto:

    Come si dice a Firenze: “da’ retta a un bischero”, era meglio prima! 🙂

    1. Ehipenny ha detto:

      Eh mi sa che hanno ragione 😁

  3. annaecamilla ha detto:

    Le cose combinano pensa a me che andavo al mare… Io che sono del settanta. Buona giornata😘

    1. Ehipenny ha detto:

      Un abisso di differenza 😁 un abbraccio 😘

      1. annaecamilla ha detto:

        Grazie lo stesso cara ❤️

  4. Perseide💫 ha detto:

    E io che del 64 ho vissuto un’innocenza che oggi non esiste più. La Belen versione squattrinata é stupenda alla fine. Che infanzia… tutto sommato di dormine e scoli di sabbia scura. 😃💖

    1. Perseide💫 ha detto:

      Formine… e scoli di sabbia scura. Ops. 🤦🏻‍♀️

    2. Ehipenny ha detto:

      Quell’innocenza che mio padre a volte mi racconta, a volte mi fa invidia… credo ci siano sbagli in come si sono evolute le cose negli anni

  5. noir622224124 ha detto:

    Io non commento che è meglio

    1. Ehipenny ha detto:

      Perché??? 😆😆

      1. noir622224124 ha detto:

        Direi cose tristi

      2. Ehipenny ha detto:

        Se preferisci 😘

  6. Kikkakonekka ha detto:

    Cosa vera, di cui prima o poi scriverò nel blog.
    Io ero negatissimo nel fare sculture di sabbia, ma a Cesenatico feci amicizia con Leonardo Ugolini (vero nome) che era già un artista della sabbia a 15 anni, e tra amici lo aiutavamo nelle sue prime creazioni.
    Ora lui gira il mondo, ha perso i capelli, ed è un vero principe della sabbia. Io, invece, con la sabbia sono rimasto quello di sempre: un incapace.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Sculture_di_sabbia

    Ma se scrivi il suo nome in google troverai molte immagini di lui e delle sue opere in giro per il mondo.

    1. Ehipenny ha detto:

      Wow e questa amicizia si è interrotta?? Sono affascinanti le sculture di sabbia 😍

      1. Kikkakonekka ha detto:

        Ci siamo persi di vista.
        C’est la vie.

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