L’autobus che credeva di essere un altro autobus

Credevo di averle già viste tutte, e invece mi è capitata pure questa. Per la serie “autobus e dove trovarli”, mi sono trovata davanti l’83, il caro mezzo azzurro che fa poche fermate, e che pigia sull’acceleratore come se non ci fosse un domani. Sono in ritardo. Lo prendo al volo con tanto di fuochi d’artificio interiori. A metà percorso lo vedo imboccare una strada nuova, e tra i miei dubbi esistenziali mi attanagliano domande del tipo: é un 83 davvero? É lo stesso autobus che avevo in mente? È una deviazione temporanea? Ma ci vedo bene? I miei quesiti si risolvono quando il dinosauro azzurro inchioda, e si prepara a fare inversione con centodiciotto manovre e il mio ritardo che aumenta. La spiegazione? L’autista pensava di star guidando un 20, l’autobus che io odio e che ogni volta sono costretta a visitare. Dillo, l’hai fatto per me. Perché non ne sentissi la mancanza. Il bestione é poi riuscito a invertire la marcia, a beccare un paio di semafori rossi, e a farmi arrivare con un SENSIBILE ritardo gonfiato dalla crisi esistenziale del mezzo pubblico.

In un viaggio successivo, mi trovo sul 20 in direzione casa, l’autobus maledetto. Allo stesso incrocio vedo il mezzo infilarsi lungo la strada che percorre solitamente l’83. Sbircio senza la minima discrezione la faccia dell’autista, per verificare che non sia lo stesso pirla con l’Alzheimer della volta precedente. Non è lui. È peggio. Perché non inchioda, non fa inversione, procede come se nulla fosse tra lo scalpore dei passeggeri, che si precipitano giù dall’autobus alla prima fermata come se stesse bruciando. Poco male, l’ho sempre detto che il 20 è il mezzo pubblico peggiore.

Vorrei solo chiedere agli autisti d’auotbus di controllare i led prima di salire a bordo, perché il 20 mi porta a casa, l’83 mi porta oltreoceano. E non posso temere di addormentarmi e ritrovarmi con un autista in crisi d’identità a Milano, con il mezzo incastrato nel tentativo fallito di inversione, e senza benzina.

Ho degli orari da rispettare e non so correre. Grazie.

18 pensieri su “L’autobus che credeva di essere un altro autobus

  1. Anche qua capita che gli autisti sbaglino strada, ma qui la gente schiamazza subito, anche se spesso e volentieri non è facile cambiare rotta e tornare sulla retta via. Eh sì, sono distrattelli…

  2. Per me è stato un trauma quando sono stato in Emilia a studiare per un anno, io che vengo da un piccolo paesino del sud… c’ho messo un casino per imparare una nuova realtà… io che per andare alle superiori passava solo uno e uno bus 😛 ti capisco, io stavo sempre in giro con le mappe 😀

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