Mai ‘na gioia

In una sola giornata il destino parla. Eccome se parla. Urla. E nel mio caso mi ha già fatto venire mal di testa. Nell’ordine:

Il portinaio della ASL a cui mostro il documento per ritirare dei referti mi fissa come se fossi un’aliena, poi sorride e mi dice cordialmente: “cambia fotografo”. Ora, ammetto che la foto appiccicata alla mia carta d’identità sia impresentabile. Ammetto di sembrare storpia e appena tornata dal fronte di guerra. Ma dico io, in un francobollo esposto alle intemperie, puntualmente piegato, sporcato, stropicciato, potrò mai avere una foto da velina in bikini? È risaputo che le fototessere sono così: sono la rappresentazione della nostra anima imbarazzante. Quindi tu, caro portinaio, ti perdono solo se la prossima volta mi mostri il tuo volto da Brad Pitt sul documento. In caso contrario, pazienza. Io vado dai fotografi low cost.

Esco per portare a spasso il cane a cui faccio da dogsitter. Un ragazzo nero che balbetta qualche parola in italiano mi sorride, e decide di iniziare una piacevole conversazione con me. Durata massima: mezzo minuto. “E quindi hai portato a spasso il cane?”, “Si”. Da qui il ragazzo ha avuto un crollo disastroso. “Ma sei giovane! Quanti anni hai? Dodici?”. Il sorriso cordiale che avevo stampato in faccia si trasforma in un ghigno da leonessa inferocita. Diciannove! Ne ho diciannove e sette mesi! Per di più tutti i ragazzi stranieri impiantati in Italia hanno sempre imparato per prima cosa due parole: ciao bella. Lui no. Lui ha imparato a darmi della dodicenne, quando mi sono anche sforzata di vestirmi carina nonostante andassi al parco con un cane.

Sulla via del ritorno un branco di muratori col giubbotto catarifrangente mi blocca la strada, perché hanno questa mania di girare a braccetto a passo di marcia. Dopo aver messo pressione al gruppo sgasando sui miei piedi, un cinquantenne con un sorriso viscido mi guarda: “fate passare la signorina”. E come una coreografia di danza classica i componenti della fila si voltano, perfettamente in sintonia, per guardare la suddetta signorina. E io sgaso, li supero e a mai più rivederci.

Almeno il cane ha apprezzato la passeggiata. Il cane sì che mi capisce. Mi dà gioie.

16 pensieri su “Mai ‘na gioia

  1. Ma dai, il ragazzo era straniero poverino, e i numeri sono difficili da imparare. Sono sicura che per “dodici” intendesse diciannove e sette mesi! Scherzi a parte, sai con l’inglese quanti si sbagliano tra twelve e twenty?

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