Lettera di in bocca al lupo per G.

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G., ci conosciamo abbastanza, circa, così si dice, probabilmente. Fino a poco tempo fa non lo avrei nemmeno saputo dire. Ti ho incontrata tre anni fa, credo, grazie a un’amicizia in comune che continuiamo a condividere. Hai un anno in meno rispetto a me, nove mesi per essere precise, ma non ho mai sentito alcuna differenza tra noi due. Sei una ragazza particolare, lo dico con affetto, perché in poco tempo ho imparato a volerti bene, e in questo poco tempo sei entrata in quel mio cerchio ristretto di persone amiche, che vorrei non sparissero mai. È vero, a volte ci scontriamo, o meglio io mi scontro con me stessa perché non ho voglia di litigare con te. La vediamo in maniera diversa su tante cose, come la politica, la musica, i viaggi, ed é normale, non si può certo pretendere di condividere tutto. A volte mi dici che non hai voglia di uscire, che preferisci stare a casa in pigiama a guardare una serie tv, oppure se usciamo guardi spesso l’orologio, e quando scatta l’ora corri come Cenerentola a mezzanotte: in questi momenti faccio fatica a capirti, e forse tu fai fatica a capire me. È normale. Ma tu hai riempito un buco in un’amicizia che ora è divenuta un trio, un trio inscindibile che a volte è anche un quartetto. Siete le mie migliori amiche, tu sei una delle mie migliori amiche. Non parliamo molto, noi due, forse suona strano dirlo, perché a dir la verità non so nemmeno cosa ti piace, non so se sai cosa piace a me. È assurdo, vero? Ma nonostante tutto condividiamo momenti, fotografie che ho appeso in camera, progetti per cui ci aspettiamo a vicenda. Recentemente mi hai detto che non parlo molto, ma quando faccio delle battute allora faccio morire dal ridere. È un pregio che non pensavo di avere, perché a volte mi guardo allo specchio e vedo una persona eccessivamente seria e preoccupata di ogni gesto, ma con te, con voi è diverso, è come se mi fosse consesso di cambiarmi d’abito, e di scherzare come se fossi da sola. Quando ridi alle mie battute, io sono felice. Perché mi rendo conto che non parlo molto, che sono timida cronica, che forse avresti voluto un’amica diversa da me, ma tutto quello che ti potevo dare io te l’ho dato. So ascoltare, so consigliare, so passeggiare, so proporre una serata tranquilla davanti ad un drink analcolico, perché siamo tutte mezze astemie. So divertirmi in discoteca, anche se il mio corpo è fisso come un palo. So far parte della tua vita nonostante le rare volte in cui abbiamo avuto bisogno l’una dell’altra. Ma in estate, quando tutti erano andati in vacanza, quando la città era deserta, tu c’eri. Io c’ero. Sono questi momenti, questi piccoli incontri furtivi che mi fanno ricordare di te. Come i regali che ci scambiamo al ritorno dai viaggi, soltanto noi quattro amiche inseparabili. Significa qualcosa, no? Che pensi a me ed io penso a te. Quest’anno avrai gli esami di maturità, quelli che ho superato dodici mesi fa, nella stessa scuola, nello stesso identico corridoio. Italiano, matematica, la terza prova, e poi l’orale. Io ci sarò, te l’ho già promesso. Ma sono certa che andrai bene, perché sei una delle persone più responsabili che io conosca, una delle più determinate, più mature e più sicure di sè, che davanti ad un problema non si fermano che un secondo, e soltanto per prendere la rincorsa e tornare a correre. So che studierai anche dalle pagine dei miei appunti. Mi fa piacere, perché le amiche servono anche a questo. Rivivrò con te quell’esame di maturità, come ho rivissuto l’ultimo anno del liceo, l’ultima foto di classe, l’ultima campanella, la farina e lo spumante. Emozioni che per te sono arrivate un anno dopo, ma intense come le mie. Ci siamo confrontate, hai detto di essere felice, di non vedere l’ora di cambiare, di essere all’università come me, come noi. Lo so. Ero come te, pensavo la stessa cosa, e non me ne pento. Voglio dirti che comunque vada, qualunque sia il voto della tua maturità, gli esiti degli scritti o le domande dell’orale, non importa. É una frase di circostanza che dicono tutti per farti stare tranquilla, ma è la verità. Conta ciò che sai, l’impegno che ci hai messo, la capacità che hai di affrontare le difficoltà, i momenti di paura, di panico, le attese. Conta il percorso che vuoi intraprendere: so che vuoi entrare a medicina, ed io non posso darti la certezza che il tuo sogno si realizzi, ma vedo che ci tieni tanto, che stai lavorando da mesi, che per non pesare sulla tua famiglia non sei disposta a trasferirti altrove, rinunceresti piuttosto alla facoltà che volevi perché fare la pendolare sarebbe improponibile. Se ci penso, se ci penso bene, io ti ammiro. Perché pensi agli altri così come pensi a te stessa, tutto insieme. Ma ora sto divagando. Ti ho scritto per farti il mio personale in bocca al lupo, che questa settimana ti conduca senza troppi timori e troppe ansie a questi esami, e che tu li possa ricordare un giorno con gioia ma anche con un velo sottile di malinconia. Perché anche io ero felice, credimi. Ma quando sarò lì dietro di te, durante il tuo orale, ripenserò a quando dodici mesi prima c’ero io. Com’è passato veloce, il tempo…

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. fulvialuna1 ha detto:

    In bocca al lupo a tutti i maturandi! Mia figlia compresa.

    1. Ehipenny ha detto:

      Allora per lei anche il post di domani mattina 😊 In bocca al lupo!

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