Chi siamo? Che cosa siamo? Quanti siamo?

C’è l’uno, la persona speciale, di cui tutti parlano ma che pochi hanno incontrato nella loro vita, la persona che piove come una goccia perfetta e si confonde sul terreno bagnato, ma soltanto tu sai che é lì, ancora viva e ancora forte, in quel centimetro quadrato davanti ai piedi.

Poi c’è il due, due persone che roteano in cerchio, e ti attanaglia il dubbio: a chi voglio più bene? Sono magari anche opposte, una bianca e una nera, due persone che volano su costellazioni diverse, ti capiscono a modo loro, e non capirai mai, forse, quale sia la risposta al tuo dubbio: a chi voglio più bene?

Da cosa nasce cosa: c’è il gruppo, quello della decina di persone, il gregge rumoroso, che invade le strade come una trottola impazzita, che canta in coro senza una voce intonata, che forma una squadra pronta a scendere in campo, come rondini a primavera dipingono il cielo di forme ondeggianti, onde nere.

C’è il gruppo che s’ingrandisce, si allarga, raccogliendo da terra i sassolini sfregiati, erosi dal tempo trascorso in attesa, l’attesa di trovare il posto giusto, e allora il gruppo li accoglie, creando un cerchio di protezione come un abbraccio materno, di due rami che si sfiorano.

Le forze attrattive si dispiegano in linee curve che dissipano energia, e che tracciano inarrivabili percorsi, distanze che soltanto un paio d’ali potrebbe colmare; qualcuno si distacca dal blocco di ghiaccio, come gocce invisibili di un cubetto steso al sole, che scivolano in silenzio lungo le vene del mondo e scompaiono.

Il gruppo perde chi nel tempo si disaffeziona, chi si lega indissolubilmente ad altri, chi non è mai riuscito a stringere forte la mano sulla fune di ferro, e con un piede è sempre rimasto a penzoloni sopra il dirupo; perde chi non ne ha mai fatto parte, come le stelle che circondano una costellazione, eppure alla sua bellezza non aggiungono alcuna perla, possono solo invidiarla nella sua unione, nella sua tenera armonia, nella sua pace.

Sarà la forza centrifuga, sarà il sistema di calamite che si respingono, sarà il complesso dei destini che s’incrociano, ad ogni bivio qualche birillo può crollare, e il gruppo immenso che un tempo si parlava, si capiva, si incontrava, potrebbe non esistere più.

Quanti, una volta adulti e accasati, fanno chiasso ad un tavolo di quaranta persone, al sabato sera, tenendosi la mano come per dire il Padre nostro? E’ un ricordo, e i legami saldi che neanche il tempo è stato in grado di abbattere, si ergono come ponti d’assi di legno, leggeri per una sola persona alla volta, per ritrovare un semplice “pochi”.

C’è dunque il “pochi”, una spuma di una meringa con la punta tenue, ricadente verso il basso, un mucchietto di poche pietre raccolte come un ricordo, che assieme hanno una forma, la forma di un colle.

C’è il “pochi” che dura per sempre, perché poche sono le persone che ci tengono davvero, e che nonostante tutti i casi della vita, nonostante le paure e le occasioni, donano in pezzo di sé agli altri, per costruire un saldo ponte da attraversare: sono i pochi che restano, anche per una telefonata, per un messaggio a Natale, i pochi che sai di poter chiamare, con cui sai di poter parlare, e che puoi dire in fondo di conoscere.

Nessuno è solo, anche se aspetta di poter trovare quei pochi, quelle pietre dalla forma particolare, dal colore emozionale, dal momento speciale, quei pochi da raccogliere e tenere in tasca, posandoci la mano.

Abbiamo un uno e un qualcuno, con cui condividere la vita.

Siamo una sfera di legami intricati, come orbite che s’intersecano, pianeti che si rallentano, e che abbagliati dagli stessi raggi del sole si fanno scudo, o si combattono tra le ombre con la pretesa di brillare.

Siamo un cielo, siamo stelle, siamo pezzi di costellazioni, riferimenti e illusioni, che danzano in cerchio cercando di sfiorarsi.

Siamo mondi, e non ci toglie nessuno la popolazione in contrasto, delle emozioni che ci sovrastano, nessuno ci toglie le direzioni intraprese, gli obiettivi primari, universali, ma l’atmosfera e la gravità eccezionale, ci trasportano alla deriva in un tempo di ventura.

Finiremo, soli o assieme.

Ma c’è l’uno, il due, il gruppo, e sopra tutto c’è l’io.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Vittorio Tatti ha detto:

    Solo: quanto mi piace questa parola…

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