Perché appena mi sveglio penso che sia un buon giorno?

Stimolata dall’ottimismo barbaro di Vittorio espresso nel suo post, e dalla sua proposta di scrivere un tema a riguardo, che probabilmente non pensava avrei colto seriamente, eccomi qui. A farvi un’omelia da prete sul perché ci si debba svegliare con il sorriso ogni mattina, anche se piove, anche se dobbiamo andare a lavorare, anche se i semafori sono rossi, anche se il mondo é popolato da idioti, anche se vorremmo ammazzare i vicini di casa e bruciare le bollette, anche se i politici ci riempiono la testa di spread e di bugie, anche se c’è il riscaldamento globale. Non sembra un bello spettacolo, descritto così. Ma io credo che ci si possa riuscire. Credo si possa migliorare.

In questo mondo noi siamo nati, insieme a tutte le imperfezioni che sono insite nel carattere, per cui c’è quello timido, quello nervoso, quello arrogante, quello orgoglioso, e nonostante questo nascono amicizie importanti, amori immortali, legami inscindibili. Non ci si ammazza per le imperfezioni. Si convive con le imperfezioni. Si impara ad apprezzare ogni imperfezione. Il mondo è un po’ come il riflesso di tutti noi, un agglomerato degli sbagli che ognuno vi riversa sopra, un ammasso di brutture che a volte fanno a botte, intralciano il percorso di un individuo più buono degli altri, e fanno male, sì, perché sono radici sporgenti nascoste da un tappeto di foglie. In questo mondo si inciampa, si cade, ci si fa male, si sanguina, si guarisce, si scorge ogni tanto una cicatrice, si ricade, e il ciclo ricomincia. Sarebbe bello non cadere più. Ma forse ci sfugge che in tutto c’è un momento da attraversare, quello in cui siamo soli davanti ad un gradino, e dobbiamo imparare a salirvi sopra. Succede sempre, anche dopo cinquant’anni di vita. Si può sempre cadere e farsi male. Sembra sciocco, ma spesso ci si vergogna di quelle cicatrici fresche, come se in qualche modo fosse stupido non saper vivere, ma la verità è che il mondo é pieno di radici sporgenti, quelle radici che ci fanno detestare la strada, desiderare di fermarsi e non proseguire più. Ne vale la pena? Forse. Perché dopo un po’ una persona si stanca di essere sempre dolorante, ferita, abbattuta, china con la testa a terra e la prospettiva di tanti altri passi faticosi. Dopo un po’ si perde quella fiducia dei bambini, che credono sempre all’oro alla fine dell’arcobaleno. Dopo un po’ non si vedono più nemmeno i colori del cielo. E allora sembra quasi valerne la pena, sedersi sul ciglio della strada, guarire una volta per tutte e fermarsi così. Ma sappiamo davvero che cosa si perde? Quanta ricchezza ci sfugge? Quella strada che chiamiamo vita, costellata di trappole e di radici insidiose, quella strada che ci fa tanto male e che ad ogni bivio ci lascia interdetti, perché trovare ogni volta il coraggio di buttarsi nel buio, senza sapere dove questo si esaurisca, é difficile, questa stessa strada è la vita fatta di sorprese, gioie, regali, meraviglie, sorrisi. Una giornata primaverile, quando tutto brilla e il sole splende alto nel cielo, gli uccellini cantano in faccia a noi, magari tristi, e i fiori sbocciano, nonostante le morti, una giornata così é speranza, è fiducia, é vita. Un bel libro, un film, un quadro, una scultura, un monumento, una città da visitare, l’arte non è che la rappresentazione di quelle sensazioni che non ci sappiamo spiegare, ma che riconosciamo quando giacciono davanti a noi, lì per essere accarezzate, bellissime e luminose, e quella stessa arte è emozione, è confusione, è vita. I temporali, che da bambini ci facevano una tal paura, che fanno rumore, e borbottano con dei boati minacciosi, scatenando in terra tutta la furia di una bestia violenta ed arrabbiata, quei temporali sono forza, sono collera, sono vita. La notte, a volte stellata, a volte oscura, silenziosa e addormentata come un corpo esangue, imponente davanti alla nostra infima piccolezza di poco più di un metro e mezzo, quella notte è paura, è riverenza, è vita. La famiglia, quella che ci ha cresciuti, ci ha visti crescere, augurandosi che i nostri giorni non fossero troppo duri, le persone che ci hanno trasmesso, una lezione dopo l’altra, il modo giusto di affrontare le cose, o forse non giusto, ma che funziona, una famiglia così è affetto, è ricordo, è vita. Un abbraccio amico, di una persona che ci guarda finalmente negli occhi, ci asciuga le lacrime con le mani nude, e poi ci stringe con tutta forza che ha in corpo, fino a farci un male talmente piacevole da non poter essere decritto, un abbraccio così è amicizia, è bene, è vita. Il bacio di una persona amata, che ci infonde calore con uno sguardo, e poi socchiusi gli occhi ci sfiora le labbra irradiando un turbine di emozioni confuse, ma bellissime, un bacio così é serenità, è amore, è vita. Gli incubi e i sogni, improvvisi mentre dormiamo, che sono come animaletti indisturbati sulla pelle, a volte leggeri e morbidi, altre volte pesanti e pungenti, quegl’incubi e quei sogni che ci fanno svegliare con la sensazione di aver vissuto in un altro corpo e universo, sono la rappresentazione della vita, sono vita. Non si smette mai di incontrare lungo la strada i motivi per cui fermarsi, smettere di vivere, chiudere gli occhi e le orecchie ai suoni, alle immagini, ai profumi della vita. Ma non si smette nemmeno di ascoltare, vedere e respirare una vita bellissima, che naviga in mezzo alle radici sporgenti di un mondo imperfetto, difficile, a tratti impossibile, e alle pozzanghere di fango delle vergogne che porta addosso, eppure quella vita bellissima ci dona ogni giorno dei momenti speciali, delle persone importanti, dei regali unici e dei ricordi immortali.

La domanda era: perché appena mi sveglio penso che sia un buon giorno? Per tutto questo. Perché penso che questo giorno possa darmi quei momenti, quelle persone, quei regali e quei ricordi, penso che questo giorno non sarà memorabile, magari piangerò o mi arrabbierò con qualcuno, magari litigherò o cadrò dalle scale, magari riceverò una brutta notizia o uno schiaffo, ma nonostante tutto, anche se sembra umanamente impossibile, troverò lungo la strada la voglia di andare avanti, saltellando come Heidi, per cercare l’oro alla fine dell’arcobaleno. Penso che sia un buon giorno perché non lo so come sarà, ma nessuno mi può costringere ad odiarlo, a non viverlo, o a non fidarmi di lui.

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. Buongiorno Penny 😘
    Sono ottimista di natura, ma ti assicuro che anche io ho i miei piccoli momenti no. Se inizio la giornata con un sorriso va tutto per il meglio!

    1. Ehipenny ha detto:

      Oh anche io li ho, eccome… è umano :))

      1. Come quando arrivo alla fermata saluto e nessuno mi risponde 😅🤔

      2. Ehipenny ha detto:

        Terribile!

    1. Ehipenny ha detto:

      Grazie mille! 😘

  2. Vittorio Tatti ha detto:

    Il tema, in sé, è bello, anche se fatico a condividere il messaggio.
    Comunque mi sforzerò di essere ottimista: hai ancora tanti anni di tempo, per diventare stronza, acida e cinica 😀

    1. Ehipenny ha detto:

      Questo é sicuro, ti terrò aggiornato sull’evoluzione del mio livello di cinismo 😁😊

  3. silvia ha detto:

    Brava Penny, meglio di così non potevi spiegarlo, e poi diciamolo….se iniziamo il giorno imbronciati sicuri che il giorno faccia schifo al 90% sarà proprio così, quindi meglio evitare 😉

    1. Ehipenny ha detto:

      Grazie mille! Esattamente ciò che penso, non si può evitare che faccia schifo ma bisogna dargli una possibilità :))

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