Storia di come non l’ho presa per i capelli e non le ho infilato un tergicristallo nel deretano

Ho da poco scoperto che la domenica mattina è il momento ideale per fare incontri snervanti con gli automobilisti cittadini. Sì. La domenica mattina è un tripudio di incapaci gravi, un tornado rotante di pericoli pubblici, un cielo stellato di macchine impazzite che zigzagano, suonano, sorpassano a destra, in curva, in rotonda, mettono la freccia a sinistra e vanno dalla parte opposta, frenano in mezzo alla strada, si fermano al segnale di precedenza e aspettano proprio te per ripartire davanti al tuo muso. La domenica mattina. È proprio di domenica mattina che per l’appunto è accaduto il fatto.

Un fatto insignificante, ora che ci penso, un fatto che forse per qualcuno è quasi all’ordine del giorno, vista la fauna variegata e a tratti isterica con cui siamo abituati a convivere. Il fatto risale a circa le ore undici del mattino, quando stavo pacificamente guidando con mio padre, e il gelato artigianale da portare a casa. Difficile descrivere la strada, posso solo dirvi che il mio percorso prevedeva dritto – svolta a sinistra – svolta a destra in una sequenza ravvicinata, con un gioco di frecce che pareva un flipper. Durante la fase dritto mi sposto a modo sulla destra, sapendo che pochi metri più avanti dovrò curvare. Un macchinone minaccioso si affianca alla mia modesta twingo, nonostante la musica e i finestrini abbassati le diano una buona dose di dignità e una parvenza di cattiveria. Sul macchinone noto una coppia di fidanzati che non avranno trent’anni, lui alla guida e lei passeggera. Scatta il verde del semaforo e le due colonne di macchine compiono la svolta obbligata a sinistra. A questo punto mi illudo di nuovo, questa volta di poter girare a destra come da programma, con tanto di freccia. Ma il macchinone prova a tagliarmi la strada dalla sinistra in cui si trovava, salvo poi fermarsi notando il rischio di graffiare il paraurti contro una pezzente utilitaria. Io forse sgrano gli occhi, forse nemmeno, non saprei. Sono ormai avvezza alle deficienze della strada. Ma la ragazza in un nanosecondo abbassa il suo finestrino, e in quello stesso nanosecondo ci guardiamo, a distanza di uno sportello, io incosciente e bonaria. Ma lei mi urla con la mano di fuori: MA COME CAZZO GUIDI! Da qui, il buio pesto. Accecata di rabbia ingrano la prima, la seconda, e la mia utilitaria lascia mezzo copertone sull’asfalto e i segni neri della sgommata, mentre con il finestrino abbassato a mia volta le rispondo a tono, recitando appassionata il codice della strada. PER SVOLTARE A DESTRA BISOGNA STARE SULLA DESTRA, CRETINA! Il macchinone mi segue, a debita distanza, per un paio di chilometri. Poi l’auto davanti a me inchioda, senza frecce, braccia o altro tipo di segnalazione, si infila in un parcheggio, sempre nel suo invisibile silenzio, e il macchinone si decide a sorpassarmi ai sessanta mostrando ancora il braccio all’aria della ragazza adirata.

Fine della storia.

Non credo ci sia una vera e propria morale della favola, perché ho la patente da più di un anno e ho già ricevuto strombazzate di clacson, sguardi omicidi, mani che mandano a quel paese, pur avendo io ragione. Sono sincera quando dico che sono ormai abituata. Ma la molla dell’odio mi è scattata, come quando l’elastico si spezza e ti frusta la mano. Forse perché poteva essere perfino una mia coetanea, forse perché non era nemmeno lei che guidava, forse perché mi ha urlato dal finestrino, forse perché avevo palesemente ragione, ma certi proprietari di macchinoni pensano d’essere i padroni della strada. Non lo so perché. Ma se avessi chiuso gli occhi per un secondo, mi sarei immaginata…

Io che accosto con la macchina in mezzo alla strada, storta, e il macchinone incarognito perché non riesce a passare. Scendo, mollando in primis una sportellata violenta che lascia il solco nella poriera. Mi avvicino al finestrino abbassato, da cui ancora emerge la mano gesticolante, e me la metto tra i denti fino a sentire il duro delle falangi. Le prendo i capelli e la estraggo dal finestrino stesso come fosse un tiro alla fune. Per ultimo, stacco il tergicristallo del macchinone a mani nude, conservandone uno, il più lungo, da piantare nel deretano della tizia in perpendicolare.

Magari!

Invece ho urlato come un’assatanata sovrastando perfino la musica dello stereo, senza nemmeno sapere se la ragazza mi stesse ascoltando. E niente, non si fa. Non va bene. Perché se davvero ci facessimo venire il sangue amaro per tutte le persone deficienti del mondo, passeremmo tutta la vita a gridare. Non é sempre facile mantenere la calma, e a volte vorremmo semplicemente prendere il volante, scardinarlo e infilarci la testa dell’altra persona. Viene spesso da commentare: ma come cazzo guidi! Ma non lo faccio. Non abbasso il finestrino. Non urlo. A mala pena suono il clacson. Faccio perfino attraversare qualche pedone alle strisce, vi sfido a trovare un altro automobilista così buono.

Forse dovrei comprare anch’io un macchinone, cominciare ad asfaltare pedoni e utilitarie, zigzagare senza frecce da una parte all’altra della strada, e pretendere di avere ragione a suon di grida isteriche con i finestrini abbassati.

Ma mi ci vedete?

Perché io se abbasso i finestrini, abbasso anche il volume della musica per paura che qualcuno mi possa sentire.

25 commenti Aggiungi il tuo

  1. Vittorio Tatti ha detto:

    Sono contento di non aver mai preso la patente: a quest’ora starei ancora scontando l’ergastolo.

    1. Paola ha detto:

      Mi fai morire tu

      1. Vittorio Tatti ha detto:

        Beh, è la verità 😛

      2. Paola ha detto:

        Troppo forte

      3. Ah ah ah Vittorio sei troppo forte!

      4. Paola ha detto:

        Si lo è

    2. Ehipenny ha detto:

      😂😂 Dillo che non hai superato i test psicologici

      1. Vittorio Tatti ha detto:

        Se l’avessi sostenuto, ovviamente avrei risposto come tutti quelli che sono stati promossi 😛

      2. Ehipenny ha detto:

        Allora… test superato 😅

  2. Paola ha detto:

    Come ti capisco

    1. Ehipenny ha detto:

      Grazie! Mi sento meno sola 😅

  3. Mi sono trovata in tangenziale nell’ ora di punta..se non sai guidare è la volta che impari…se ne vuoi uscire viva.
    Detesto il traffico!

    1. Ehipenny ha detto:

      La tangenziale è insieme alle rotonde il momento di delirio… l’ultima volta non ero io a guidare ma una signora davanti a me stava circolando sopra la linea continua a destra, vicino al guardrail, ai 30, scrivendo al cellulare e zigzagando… su una strada con limite 90 si rischia l’incidente…

  4. Laura Parise ha detto:

    I classici guidatori della domenica 😂😂😂

    1. Ehipenny ha detto:

      E suppongo anche durante la settimana 😂

  5. Kikkakonekka ha detto:

    Io un paio di anni fa ho volutamente fatto incazzare un tipo che voleva per forza superarmi a destra perché “aveva fretta”.
    Io ovviamente quando vedo ‘sti idioti reagisco… ma con arguzia.
    La strada proseguiva stretta con il limite 50, io ho tarato il “cruise control” esattamente a 50 km/h e me lo son tenuto dietro per 2 km e mezzo, con lui che andava fuori di testa. Alla fine, giunti alla strada principale, lui ha sgommato per superarmi, ma ho sgommato anch’io…

    1. Ehipenny ha detto:

      Hai fatto bene! Benissimo! Che poi non sopporto quelli che hanno così fretta, ho un’auto con poca ripresa e io non aiuto perché non mi piace sgommare… ma appena scatta il verde la mandria di jeep e range rover si lancia… ma dove volete anda’? 😅

  6. Aida ha detto:

    Sono undici anni che guido e certe volte torno a casa con le lacrime agli occhi per la strafottenza che hanno certe persone. A volte li sfido ad urtarmi, perché se hanno torto devono pagarmi, altre volte evito proprio la lite, perché se dovessi dire anche solo “va a cagare” mi ritroverei indagata per ingiuria.
    Detto ciò, categorie di donne del genere sminuiscono le tante donne dotate di intelligenza, senso del dovere e buon senso: il che ancor di più discrimina il gentil sesso. Perché femmine del genere, che si ergono a sapientone di sto cazzo all’interno del bolide del proprio uomo sono meno di nulla, con tutto rispetto parlando per il nulla.
    Passeggio spesso con mamma ed un giorno si mise a piovere. Si formò una pozzanghera sul ciglio della strada e le macchine accuratamente evitavano di prenderla per non bagnare i pedoni. Lo stronzo di turno la prende in pieno apposta, e come se non bastasse noto la passeggera che se la ride a crepapelle. Il fastidio non è stato per lui, ma per la tizia: dico, no, siamo tra donne, io sono donna e mia madre donna, che cazzo ti ridi se il tuo uomo ci bagna? oggi ha fatto un dispetto a me, domani ti menerà, perché chi non ha rispetto per gli altri figuriamoci per i prossimi congiunti.

    Per la cronaca, dalle mie parti vige l’idea che le persone scelgono la grandezza del suv in maniera inversamente proporzionale alle dimensioni del proprio membro. La tizia della tua vicenda non deve essere molto contenta se spara “cazzi” ogni due per tre.

    1. Ehipenny ha detto:

      Quoto tutto il commento, automobilisti che ti bagnano di proposito? Ne conosco infiniti, la via in cui abito alle prime piogge diventa un fiume, per rientrare ogni volta é un tentar la sorte… la grandezza del suv è sempre inversamente proporzionale alle dimensioni del membro e anche dell’encefalo 🙂

  7. loredana ha detto:

    Opps… All’inizio non ti riconoscevo. Poi è venuta fuori la vera Penny 😊

    1. Ehipenny ha detto:

      Eh eh mi nascondo ma ci sono sempre 😆

  8. fulvialuna1 ha detto:

    Ho vissuto a Roma quindi immagina che cosa potrei raccontartisugli automobilisti…ma sono un tipo abbastanza freddo quando guido, per fortuna, altrimenti altro che omicidio! 😀

    1. Ehipenny ha detto:

      Meno male! Penso che al posto tuo avrei un esaurimento nervoso 😂

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