My world award – Tag

Nominata da  Una vita non basta , ritorno in auge con un nuovo Tag-intervista e domande a cui ho già spesso risposto. Quindi…

Ecco le regole del TAG:

  • Nominare chi ti ha nominato
  • Rispondere alle domane
  • Rilanciare la sfida ad altri 10 blogger ( e metterli al corrente)

E potrei mai io annoiarvi e annoiarmi senza reinterpretare questo Tag a modo mio? Ho deciso arbitrariamente di riscrivere le domande, con le aggiunte poste tra parentesi, e se vorrete venirmi a cercare con una volante e le sirene accese, prego, faccio strada.

Un ricordo improvviso che (non) riaffiora nella tua mente?

Ricordo pochissimo di mia nonna, madre di mio padre, che se n’è andata quando avevo sette otto anni. Ricordo talmente poco che tutto si riassume in un episodio solo: in una mattina d’estate mio padre mi aveva portata a casa sua, ed io avevo dimenticato un gioco per me fondamentale, indispensabile, e piangevo disperata, abbracciata al mio peluche a forma di papera rosa. Mia nonna quel giorno mi comprò un altro gioco, nuovo nuovo, per farmi tornare il sorriso. Ecco, è la sola cosa che io ricordi così chiaramente, come se fosse successa ieri. Nient’altro, tranne mia madre che mi dice, nel lettone, che purtroppo Nonna non c’è più.

Un complimento (anzi, no, un insulto) che hai particolarmente apprezzato (o detestato) nella tua vita?

Mi è stato detto che avevo i capelli unti, che non mi cambiavo i vestiti, che mi grattavo le parti intime negli spigoli dei banchi, ma la cosa peggiore, la sola che mi abbia veramente fatto quasi piangere, me l’ha detta una ragazza alle scuole medie, ad un palmo dal mio naso e senza guardarmi nemmeno in faccia: sei sempre in mezzo. Mi sono seriamene chiesta che cosa fosse successo, che cosa io avessi fatto, per poi giungere dopo anni alla conclusione che a certi insulti non c’è semplicemente motivo. Se la rivedessi per strada, penso che cercherei uno scontro diretto, un pestone nel piede, uno sgambetto innocente, per poterle soltanto dire guardando in aria “E’ sempre in mezzo, questa!”.

La cosa più improponibile e divertente che hai fatto da ubriaco (no, scherzo, da sobrio)?

Tante. Di plateali sono famose le mie cadute. La prima, sulle scale di scuola, poco prima del suono della campanella: con un vano e impacciato tentativo di sembrare salda sui miei piedi, sono scivolata sul gradino e atterrata con il sedere, mettendomi poi a ridere completamente da sola. Seconda, all’uscita da una mostra che dava direttamente sulla piazza, io per ultima, ad aspettarmi una cinquantina di persone, professori compresi: non vedo il gradino, sobbalzo e a falcate da dinosauro cerco di ritrovare un equilibrio, con la faccia pericolosamente a portata di marciapiede. Il mio professore di lettere è stato colto da un principio di infarto, e mi hanno raccontato di averlo visto con le braccia tese come per dire il Padre Nostro.

La scala di (non-)priorità che ti sei dato e sulla quale (non) basi la tua vita?

Non è una mia priorità diventar famosa, non lo è mai stata, e non sarei per niente a mio agio. Non è una mia priorità trovare a tutti costi un equilibrio, accontentandomi di ciò che invece potrei migliorare, cambiare, rifiutare. Non è una mia priorità arrendermi se le cose diventano difficili, o rinunciare ai miei sogni soltanto perché qualcuno me lo ha consigliato. Non è una mia priorità sforzarmi di non perdere quelle persone che non mi cercano mai, e che continuo a vedere solo perché sono terribilmente affezionata. Non è una mia priorità soggiornare in alberghi cinque stelle, perché a me basta poter viaggiare. Non è una mia priorità essere lo zerbino di chi non mi dà niente in cambio, ma per le persone amiche è una mia priorità fare qualunque cosa, e tirarle fuori dai guai. Non è una priorità seguire la massa, omologarmi a tutti gli altri, ed anche se a volte da fuori ci assomiglio, è una mia importantissima priorità essere sempre me stessa, e coltivare ogni mio interesse con la consapevolezza che potrebbe anche essere unico.

Il tuo senso preferito (no, il meno amato)?

Forse ad esclusione direi il gusto. Con il gusto non puoi vedere i colori, le espressioni dei volti, i panorami, non puoi ascoltare una melodia, una canzone, un discorso al microfono, non puoi abbracciare, baciare, stringere la mano, non puoi sentire il profumo dei fiori, della persona amata, o della ciambella che cuoce in forno. Con il gusto apprezzi cose materiali, ma le idee, i sentimenti, le emozioni sono più flebili, gli appartengono meno.

Una parola preferita (no, che odi)?

Odio. E’ una parola terribile. Non lascia spazio al perdono, nessuna possibilità per fare la pace. L’odio porta alla guerra, o ai silenzi glaciali che a volte fanno ancora più male.

Un Sogno nel cassetto (di quando eri piccola)?

Imparare ad andare a cavallo, e trasferirmi in campagna in un non ben definito paesino, con le stalle nel cortile ed una enorme famiglia, e poi aprire una scuola, sì, di equitazione, in cui lavorassero tutti i miei familiari. Ero una bambina ambiziosa, che amava le serie televisive sui cowboy e l’imprenditoria.

La cosa che più vi annoia (ispira) di una persona (che non conoscete)?

Il suo sguardo e il suo sorriso, in sintesi il suo volto. Non nego di guardare molto alle apparenze, nei primi dieci secondi di visuale. Ma lo sguardo dice tanto, di una persona, lo sguardo è come un flusso di coscienza incontrollabile e totalmente sincero.

In questo periodo (da quando sei nata) ti sei resa conto di aver perso?

Tante persone, purtroppo. Amici di scuola, amici di famiglia, amici di amici, che non ho avuto forse il coraggio di continuare a cercare, e che non hanno mai pensato di venire a cercare me. Ho perso abitudini, orari, pezzi di quotidianità, come i programmi in televisione ogni pomeriggio, o le lezioni alle otto tutte le mattine. Ho perso certezze, inesperienza, ignoranza, e per fortuna!, perché il mondo si è rinnovato davanti ai miei occhi ogni giorno di più. Ho perso legami profondi con i miei parenti, perché crescendo ci si capisce forse di meno, o semplicemente i tempi cambiano, e cambiano le priorità. Ma ho guadagnato anche tanto, nuove persone, nuove abitudini, nuove esperienze, che non cambierei con nient’altro al mondo mai.

 

Non avendo rispettato la seconda regola, penso sia giunto il momento di non rispettare nemmeno la terza. Nomino quindi chi avrà voglia di provarci, e di rispondere alle domande originali o alle mie. Si faccia avanti chi, come me, viene dimenticato dagli autori dei Tag perché puntualmente disattende le regole, chi è anticonvenzionale, chi ama l’inventiva.

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. SognidiRnR ha detto:

    Reinventare ha reso la cosa interessante 😉

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie! Allora sono stata brava 😁

  2. caterina rotondi ha detto:

    Sei proprio una brava figlia 😊

    1. ehipenny ha detto:

      Ma grazie! Troppo buona 😍

  3. AsiaJackson ha detto:

    La tua idea mi è piaciuta tantissimo!😜 e mi ha molto colpito il tuo pensiero sulla parola “odio”.. in effetti non lascia spazio al perdono e porta solo a cose estremamente negative.
    Ciao Penny❤

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie mille! Un abbraccio 😘

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