Questione di comunicazione 

Se solo parlassimo, dicessimo quello che sentiamo, le cose andrebbero meglio

(Charles Bukowski)

E invece nascondiamo tutto in un cassetto, con la paura di aprirci agli altri ed essere schiacciati da chi ha più coraggio di noi, ingoiamo le nostre parole con il timore che siano sbagliate, magari inopportune, pensiamo che non sia il momento, e aspettiamo che il momento arrivi senza vederlo mai. Sapete che cosa diceva Artur Bloch? “È semplice rendere le cose complicate…ma é complicato renderle semplici“. Perché ci si inganna da soli, ci si tradisce con la convinzione di doversi adeguare agli altri, come se la vita dipendesse dalle decisioni altrui, dalle parole altrui. Quante cose rimandiamo ripetendo che forse non è il caso, che non é il momento giusto, che non ci sono le condizioni adatte, aspettiamo che tutto sia in un equilibrio perfetto, ma non sappiamo mai farci ascoltare come si deve. È come se ci insegnassero che anche tra gli uomini vince il prepotente, quello che sa farsi spazio nella vita, quello che non ha paura dell’oceano, dei tuffi ad alta quota, vince chi non aspetta, chi non seleziona la sua compagnia ma si rivolge al mondo come una voce fuoricampo, perché tutti ascoltano chi ha potere, magari un poco di fortuna, e la capacità di sfruttare ogni istante per apparire sempre di più. Non per essere. Apparire. E per apparire non basta essere sinceri, onesti, buone persone, cittadini normali, perché quelli se li dimenticano tutti. Ma ci vuole coraggio per essere veramente qualcuno, al buio della discrezione, nell’ombra di quella parte di mondo illuminata soltanto dalla luna, ci vuole coraggio per trovare la propria strada e inseguire la propria persona così come essa è, senza cambiarla o plasmarla in funzione di ciò che è l’universo. Sarebbe comodo parlare come tutti, agire come tutti, apparire come tutti, lasciarsi andare nel gran mare della vita e combattere come tutti, con i pugni arrossati dalla violenza e il sangue che corre veloce, a rubarsi i tuoi anni di possibilità. 

La ragione non urla. La ragione si siede e aspetta

(Susan Randall)

E non la vedi, perché si confonde con ciò che non appare, con i contorni di un minuscolo gesto dipinto sulla parete, non la vedi perché spesso la ragione si percepisce, un po’ come una carezza leggera. Si tratta di parlare, di dire la nostra verità, senza rubare le parole ai grandi personaggi della storia, senza fingere di essere più colti, più bravi, più illustri di quanto siamo in realtà, perché si vede tutto, tutto tranne la ragione appena sussurrata. Ogni parola leggera, lasciata nell’aria come una piuma, giunge soltanto alle orecchie predisposte all’ascolto. È un dato di fatto, e forse è per questo che le grida hanno portato solamente battaglie, si è persa la pace dietro una verità sbattuta contro i muri, sfregiata dai colpi di bastone, insanguinata da ferite ingiuste, ma la verità, la ragione, non é questa. 

Parla in modo che gli altri amino ascoltarti. Ascolta in modo che gli altri amino parlarti“, diceva Somebliss. La comunicazione dev’essere uno scambio reciproco, una fiducia che risponde alla fiducia, come una stretta di mano, dev’essere condivisione, confronto, donare e ricevere assieme, crescere grazie alle parole dell’altro, anche quando negano le nostre certezze, quando ci fanno dubitare, quando ci portano a scegliere tra noi e gli altri. Forse la cosa più importante, e che troppo spesso dimentichiamo, è che ogni discorso è fatto per essere compreso. Non è sempre per noi che costruiamo frasi e orazioni splendide, scriviamo libri e articoli di giornali, lo facciamo per il pubblico, e tante volte nascondiamo i nostri pensieri, li leghiamo al decoro, alla comodità, alla strada più semplice da percorrere, e li lasciamo lì, abbandonati tra la polvere che avvolge nell’oblio. Abbiamo paura di esprimere, perché tutto si cela dietro le maschere, e più ne possiedi, più, paradossalmente, sei in grado di dominare. Se mostri il volto, ti possono sfregiare. Questo si impara. 

La nostra mente può fare di un inferno un paradiso e di un paradiso un inferno

(John Milton)

Dipende tutto da noi, dalle priorità che ci imponiamo, dipende che cosa scegliamo di fare, se essere o apparire, dipende se cerchiamo il sole, o le tempeste sottomarine. C’è chi non si accontenta delle poche persone speciali, c’è chi non è capace, forse, di stare solo con sè stesso, e mente per arrivare in alto, per trovare sempre una strada migliore, per afferrare il braccio di un passante e lasciarsi trascinare. É pieno di bugiardi, di falsi amici che ti cercano nel momento del bisogno e poi ti lasciano per strada, riempiendoti la bocca ancora aperta con la polvere delle loro scarpe, perché sono bravi tutti a scappare, a non guardare negli occhi nessuno. Ma c’è anche chi riconosce gli sguardi onesti, e si circonda della propria famiglia in grado di essere veramente felice. “La solitudine non è altro che la condizione perfetta per capire cosa tenere e cosa serve buttare“, dice Chiara Sandra Trevisan. Ma per farlo ci vuole coraggio. Il coraggio di guardarsi allo specchio, mettersi in discussione, riconoscere i propri errori e cercare sempre di migliorarsi. Il coraggio anche di rinunciare a certe discese, perché sarebbe facile posarsi sulle spalle degli altri, ma i veri traguardi vanno attraversati sulle proprie gambe. Ci sembrerà a volte di non essere compresi, ascoltati o guardati da nessuno, ci sembrerà di essere soli e vittime del tempo, ci sembrerà magari di perdere fiato, ma ecco, la felicità è sempre dietro la verità. Chi mente, riceverà solamente bugie. Chi si inventa, chi si racconta come una favola, riceverà solamente inconsistenti risposte. Ma chi si impegna per essere, per crescere dentro, per costruire la propria casa in un angolo di mondo, sarà illuminato da sole, galleggerà sopra l’oceano, sopra le battaglie dei più meschini, e approderà sulle spiagge più luminose. La felicità non è un fuoco d’artificio nella notte scura, la felicità è una goccia d’acqua in un mare sconfinato. E per coglierla ci vuole lo sguardo giusto.

16 commenti Aggiungi il tuo

  1. Il Signore dei Mici del Web ha detto:

    Non siamo tutti così. Non generalizzare. Ci sono tante persone espansive ed aperte tipo me 😁😁😁😼

    1. ehipenny ha detto:

      Non generalizzo, lo so :))

  2. pikaciccio ha detto:

    se ce ne fossero di più sarebbe più facile per tutti

  3. Neogrigio ha detto:

    bukowski è un mito

    1. ehipenny ha detto:

      Verissimo amo le sue massime, voglio leggere anche i libri 🙂

      1. Neogrigio ha detto:

        proprio oggi ho pubblicato una recensione su di lui…guarda un pò il caso

  4. Emozioni ha detto:

    Ora, grazie a Dio, possiedo coraggio.
    Ne vado fiera.
    Di essere. Non di apparire.
    Di esporre il mio pensiero. Non far silenzio per paura del giudizio altrui.
    Di portare la croce in bella vista. Non nascosta sotto la maglia.
    Di esser coerente. Non compiacente.
    Di fermarmi. Quando tutti vogliono correre.
    Di continuare a camminare. Quando altri desiderano rinunciare al viaggio, perché faticoso.
    Nessuna maschera. Le ho bruciate tutte, anni fa…
    Grazie per la riflessione!
    Un bacione, cara Penny❤️

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie a te per essere un esempio speciale 😘

  5. Emozioni ha detto:

    Anche tu, non scherzi però ❤️

  6. fulvialuna1 ha detto:

    Non sempre è facile, non per tutti è facile esprimersi.

    1. ehipenny ha detto:

      Ne so qualcosa 😁

      1. fulvialuna1 ha detto:

        Anche mia figlia.

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