Il destino ha un bidone dell’immondizia al posto del cuore

Sì.

E ci sarebbero talmente tanti motivi che potrei parlare fino al mio quarantesimo compleanno. Innanzitutto il fatto che il mio ultimo successo in ambito amoroso risalga alla quinta elementare, quando io e un’altra bambina litigammo per Diego, il bello della classe, chiedendogli chiaramente di scegliere la sua preferita: mi sentii Cenerentola quando fece il mio nome, fu meglio di una promessa di matrimonio. Ovviamente questo Diego mi ha sempre solo fatto qualche sorriso, nessun contatto fisico, nemmeno una carta dei Pokémon in regalo. Alle medie mi piacque un ragazzo, biondo con gli occhi azzurri, timidissimo, che mi chiamava ogni sera con la scusa dei compiti per poter chiacchierare. C’è stata perfino l’occasione, un pomeriggio a casa mia: guardavamo un film, l’uno accanto all’altra, e mi sarebbe bastato rompere il silenzio, come fanno nei film, con quelle frasi ad effetto del tipo “Sto bene con te”, “Ti amo”. Ma niente. Io impalata come una colonna greca, gli ho offerto un fazzoletto per spolverare lo schermo del computer. Una romantica nata. Gli africani che vendono le rose in strada hanno più classe di me. Al liceo, il vuoto più totale, mi sono ritrovata in una classe di primati e di casi psichiatrici. Non sono piaciuta a nessuno, nessuno è piaciuto a me. Nel mentre si formavano le coppie più impensabili, il più brutto con mille donne attorno, quello con l’alito velenoso fidanzato, quelli carini e simpatici finiti in altre scuole. L’apice é stato raggiunto durante il viaggio di maturità, nell’isola greca di Zante. Eravamo otto ragazze guardabili, alcune più che guardabili, io mi astengo dal giudicare me stessa per parzialità, ma mi sono impegnata a vestirmi bene, a sorridere, a truccarmi, ad abbronzarmi senza chiazze strane. E niente, in discoteca passa un Di Caprio con gli occhi celesti e i capelli scuri, altezza media, gran bel viso, ci squadra una dopo l’altra, e poi si fionda sul porcellino d’india col fondotinta arancione, con le spalle curve a C, con dei pantaloncini verdi fluorescenti e un top in prestito da un’amica. E si baciano. Nel tempo che io ci ho messo per realizzare che lei era lei e lui era lui, si erano già scambiati i numeri di telefono, chiesta l’amicizia su Facebook, e avevano già cominciato a parlare. Io, in discoteca, ho incontrato soltanto due generi di persone: i trentacinquenni incartapecoriti, che palpano i sederi a portata di mano come fossero cuscini da provare per la cervicale, e i cosiddetti “morti di figa” che sbavano dietro le ragazze in bikini a dicembre, ed io che mi avvolgo nei maglioni neri e nelle sciarpe nere vengo scavalcata con irruenza, con i gomiti sulla mia testa, e le ginocchia contro i miei fianchi. Quella stessa sera mi si è incollato addosso un ragazzo, basso, con il cavallo dei pantaloni alle caviglie, con degli occhiali da Galileo Galilei, i capelli che parevano un parrucchino, e due mani a tentacolo di medusa che non mi lasciavano stare. E penserete che sono io, il problema. Che avrei dovuto lasciarlo fare. Ma accanto a me, la mia migliore amica stava baciando un Jonny Depp spaziale, che brillava di luce propria. In una successiva uscita in discoteca mi sono lasciata baciare da un ragazzo bello, ma stronzo dentro, così, per vedere che cosa si provasse. Poi da incoerente cronica l’ho mandato a quel paese e ho continuato a ballare per i fatti miei. Nel tempo si sono fidanzate e sfidanzate molte persone, c’è anche chi ha cambiato ragazzo come si cambia un paio di mutande, chi è uscita di casa e si è trovata le rose rosse sullo zerbino, quando io mi ritrovo la multa da ritirare in posta perché in casa non c’era nessuno, c’è chi ha incontrato l’amore della sua vita grazie agli amici degli amici, mentre io grazie agli amici conosco solo i loro genitori (e la nonna che mi dice che sono bella. Grazie nonna). Di recente una ragazza che ho conosciuto all’università è venuta a casa mia, e aspettando invano l’autobus scomparso per via della partita di calcio allo stadio, in pigiama, struccata, svegliata all’una e mezza di pomeriggio, ha incontrato l’uomo dei suoi sogni, ci ha parlato, e si sono già promessi di vedersi per un caffè. Io a quella fermata ho incontrato nell’ordine: due ubriachi, una senzatetto, un dipendente del supermercato in pausa sigaretta, una vecchietta isterica, un padre coi due figli iperattivi, un rottweiler, degli studenti di ingegneria robotici con lo sguardo perso in un altra dimensione, mia madre, il mio vicino di casa autistico, bande di amici chiassosi che non mi vedono come non vedono i gradini, bambini del 2005 che si atteggiano da ventenni, e a volte, solo a volte, le mie amiche con cui ho appuntamento sul posto. E comunque l’autobus non arriva mai. Per fare un altro confronto, una mia lontana cugina è salita sul treno regionale per Torino, quello che normalmente ci mette un’ora e mezza solo per partire, e ha incontrato, seduto accanto a lei, l’uomo della sua vita con cui a breve andrà a convivere. Così. In treno. Io in treno ho incontrato gente che dormiva, gente che russava, gente che leggeva, gente che bestemmiava al telefono, gente che ascoltava la musica con volume novecento per farla sentire a tutta la carrozza, gente che mangiava porchetta e lasagne direttamente sui tavolini di plastica, gente che apriva la valigia tre metri per tre in cerca di qualche oggetto non ben identificato, gente che correva lungo il treno come se fosse inseguita da Jack lo squartatore. Bello. Mi chiedo che ho fatto di sbagliato, che faccio di sbagliato, perché non è vero che non conosco ragazzi, non è vero che non ci parlo. C’è stato addirittura chi ci ha provato, come quel tizio all’università che per cominciare un discorso ha commentato entusiasta la lezione, come se avesse appena visto un film candidato agli Oscar. No! Forse è questo, forse sono troppo acida e selettiva. Ma non voglio i casi umani. Voglio un ragazzo carino e gentile. Voglio un ragazzo che non giri con uno zaino arancione catarifrangente. Voglio un ragazzo che non si infili la mano nelle mutande durante le lezioni. Voglio un ragazzo che non bestemmi come uno scaricatore di porto. Voglio un ragazzo con quale pelo sul corpo, e non la pelle liscia come il culetto di un neonato. È chiedere troppo?

Mai ‘na gioia può accompagnare solo.

16 commenti Aggiungi il tuo

  1. Antonella ha detto:

    Molto divertente 🙂 non rido di te. Tu sei Bellissima! Meglio soli che male accompagnati! Davvero! E meglio liberi! W la libertà! Non fartela mai portare via!

    1. ehipenny ha detto:

      Mi fa piacere, volevo appunto far divertire, oltre che divertirmi io 😁 Prendo volentieri questo inno alla libertà 😅

  2. tutte richieste sane e lecite… mai accontentarsi….secondo me anche il tuo lui si starà ponendo le stesse domande…lascia fare al destino…arriverà quando non lo cercherai… fidati ♥ kisssssss

    1. ehipenny ha detto:

      Confido in lui allora, speriamo non ritardi troppo 😅
      Baci 😘

  3. Gintoki ha detto:

    Occhiali da Galileo 😀

    1. ehipenny ha detto:

      Affascinante. 😂

  4. SaraTricoli ha detto:

    Cosa dire… un resoconto tragicomico… io che il primo vero ragazzo l’ho incontrato a 18 anni e poi l’ho sposato… a volte mi chiedo quanto sono io e quanto è lui…
    sono ancora innamorata.
    Sto ancora bene con lui, ma a volte mi chiedo: se non l’avessi incontrato? Chi sarei? E se fossi sola, quanto di me potrei essere?
    Come vedi le domande sono infinite per tutti!
    Una sola risposta è giusta: mai accontentarsi!

    1. ehipenny ha detto:

      Però, che bello che stiate ancora così bene insieme! Che dire, forse davvero ognuno ha i suoi tempi, le coincidenze della vita…
      Mai accontentarsi assolutamente, questa è una grande verità 🙂

  5. Troppo simpatica..mi hai fatto sorridere
    Sei brava a scrivere sai coinvolgere!!
    Sono certa che prima o poi arriverà il tuo principe azzurro…e forse non è troppo lontano. … sta dietro l angolo 😉😉

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie mille! Allora guarderò gli angoli per bene 😅

  6. Kikkakonekka ha detto:

    Io la prima ‘morosa’ seria l’ho avuta a 21 anni, se non erro. Sono partito dunque un po’ tardino.
    Ma mi sono sempre innamorato con tutto il cuore, ho sempre vissuto l’innamoramento con pienezza.

    1. ehipenny ha detto:

      E allora è giusto così, non dirlo a me, allora partirò tardino anche io 😁

  7. loredana ha detto:

    Abbi pazienza… Arriverà, sei troppo intelligente e carina e forse questo mette in soggezione i maschietti 😉😘

    1. ehipenny ha detto:

      Ma grazie! Speriamo sia questo 😅😘

  8. fulvialuna1 ha detto:

    E come il solito mi fai morire per la tua ironica simpatia.
    Che nasconde molte verità.

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie mille! Almeno questo 😂😂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...