Prima guida in autostrada

Sembrano i tempi della scuola guida, il mio puntuale resoconto sulle sensazioni con la mia auto. E invece ho la patente da un anno e qualche giorno, ho ancora tanto da imparare, tanto da ringraziare, tante persone da caricare sotto la mia sola responsabilità. Ho rivisto la mia insegnante, ci siamo salutate, ci siamo chieste un come va? informale, perché in fondo non c’è motivo per comportarci da sconosciute. In questo anno sono migliorata tanto, ho guidato sui colli, ho guidato nel traffico intasato della sera, ho guidato in piena notte, ho guidato sotto la neve, ho guidato nel temporale, ho guidato in ritardo la mattina, ho guidato nelle stradine strette della campagna, ho guidato in tangenziale, ho guidato in tutti i mesi dell’anno. Io ho sempre tante incertezze, sempre con un passo indietro per paura di lasciare il mio percorso, ma so una cosa, ed è che in fondo sono migliorata tantissimo. L’ho negato, ma all’inizio un po’ di paura l’avevo. Oggi sento di avere una sicurezza diversa, una fiducia nelle mie capacità che prima mi mancava, anche quando mia madre mi chiede di andare più piano, anche se nel profondo so che il pericolo é sempre dietro l’angolo. Nonostante mi piaccia guidare, non ero mai stata in autostrada. Probabilmente sarò rimasta una delle poche a non aver mai sfrecciato oltre i cento chilometri orari, una delle poche a non aver mai guidato fino a Riccione, una delle poche ad aspettare che mio padre venisse con me. La mia prima guida in autostrada l’ho fatta con lui, il giorno di Pasquetta, in direzione Parma. Non ho mai voluto rischiare la vita degli altri, consapevole di non aver fatto il possibile per prepararmi ad un diverso tipo di imprevisto. Perché al casello dovevo avvicinarmi, e non dovermi arrampicare dal finestrino con un braccio allungabile, perché ci sono gli incivili che sorpassano a destra sfiorando i duecento, perché ci sono anche gli insicuri che si piazzano a sinistra ai novanta, ed io tutto questo non lo avevo mai sperimentato. Non posso dire che l’autostrada sia bella, o minimamente comparabile ai panorami dei colli, dei tornanti, dei prati e degli spazi aperti baciati dal sole. Non posso dirlo, ma è in autostrada che si raggiungono più in fretta certi luoghi ancor più magici. A volte è stato come volare, con la mia musica preferita in sottofondo e il rombo del motore in quinta marcia, è stato come attraversare un pezzo di mondo con le mie gambe, in un modo del tutto nuovo. Poi c’era la consapevolezza che a quella velocità non sia concesso niente. Mi sono accorta pensandoci che basta un battito di ciglia, il gesto della mano che cambia canzone, lo sguardo gettato ai lati per seguire il sole, bastano queste sole insignificanti piccolezze, e qualche macchina potrebbe ritrovarsi schiacciata, maciullata, polverizzata, ridotta ad un ammasso incastrato di lamiere, e i corpi spezzati, tagliati, sfregiati, morti. E’ inevitabile riflettere su questo, o forse vale soltanto per me, io che prima di ogni cosa penso, penso, ripenso, all’infinito. Non posso dire di aver imparato in due ore, sono ancora giovane, con una mamma che da dietro mi domanda di rallentare, e con un papà che ad ogni occasione dispensa consigli, e cerca ancora di aiutarmi a gesti per parcheggiare. Ma so che si fidano. So che tutti coloro che sono saliti sulla mia auto si fidano. Perfino quell’amica che ho accompagnato per mesi a lezione con me, all’università. Perfino lei, che ho caricato sotto casa alle sette e mezza del mattino, e nel traffico dei lavoratori indisciplinati, dei vagabondi, dei mezzi addormentati, ho guidato, e ho rischiato a volte di colpire qualcuno, o di investire una bicicletta che si è lanciata in mezzo alla strada, ma questo è. Questa è guida. E’ responsabilità, prima di tutto, e di tutti. Responsabilità anche se quel ciclista aveva torto, perché la mia insegnante me lo ha sempre detto, dalle biciclette devi starci lontana. Solo che in autostrada guido ai centotrenta chilometri orari, e quella bicicletta l’avrei abbattuta come un birillo di plastica. Sono tante le sfaccettature della guida, e in un anno di patente le ho affrontate, una dopo l’altra, con la mia auto e mio padre. Ho le mie preferenze, corro anche i miei rischi, e lo so che tutto dipende da me. Ma se guido non bevo una goccia di alcol, non lo respiro nemmeno. Se guido non voglio avere sonno, non posso. Se guido devo stare attenta alla strada, e non rispondo ai messaggi. Se guido, guido e basta. Non voglio capirlo alle spese di qualcuno, e se i miei genitori hanno fiducia in me, voglio avere anch’io fiducia in me stessa. Forse potrò portare le amiche al mare, a Riccione. E un giorno non avrò timore a staccare per un istante una mano dal volante, per bere un sorso d’acqua, non preferirò tenermi la sete per continuare a guardare la strada, non mi dovrò arrampicare fuori dal finestrino per inserire le banconote al casello, e sì, saprò anche raggiungere casa una volta uscita, perché ora come ora, no, non lo so. Ve l’ho già detto che mi perdo? Che un tempo usavo il navigatore satellitare ogni volta che uscivo? Anche per andare dai nonni o dalla zia? E che mi sono persa per la presunzione di sapere la strada? Ho imparato a non vergognarmi nemmeno di questo. Io non saprei nemmeno se andare a destra o a sinistra.

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. SaraTricoli ha detto:

    Mi hai fatto fare un tuffo nel passato… le prime emozioni al volante… e soprattutto le prime guide da soli 👍
    grazie 😘

    1. ehipenny ha detto:

      Mi fa piacere, grazie a te! 😘

  2. Anche per me la guida è sinonimo di tante cose, della vita. Ho la patente da quasi due anni, ma solo da qualche mese ho ripreso a riavvicinarmi al volante. Ho guidato in autostrada con la mia istruttrice e la prima volta avevo una paura che non ti dico, poi ho capito che se la ascoltavo e mi concentravo per bene senza dare ascolto alle mie paure potevo farcela. Ne ho fatte quattro o cinque di guide in autostrada e ho conquistato la sua totale fiducia (oltre che quella in me stessa)
    Poi il tratto Ortona-Pescara è uno dei più belli. Fino a Chieti in autobus tutte le mattine, lo conosco a memoria.
    Ad un certo punto Gran Sasso di fronte, Maiella a sinistra e Adriatico a destra.

    1. ehipenny ha detto:

      Io con la scuola guida non le ho mai fatte, sono andata solo in tangenziale una volta, 90 chilometri orari di limite…
      L’autostrada non mi fa più così paura ma preferisco altre strade, come quelle di montagna 😀

      1. Coraggiosa Penny! Il solo pensiero di andare in montagna mi fa venire la nausea, non oso immaginare guidare con tutte quelle curve 😂

      2. ehipenny ha detto:

        È divertente! Anche se preferisco salire che scendere 😁

  3. Il Signore dei Mici del Web ha detto:

    Si salvi chi può, arriva la Pennyyyyy

  4. Kikkakonekka ha detto:

    Io uso molto spesso il navigatore ancora oggi, non ci vedo nulla di male dato che ho un pessimo senso dell’orientamento…

    1. ehipenny ha detto:

      Oh il mio è terribile, mi perdo nei parcheggi 😂

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