Mi dispiace, nonno, ma

Sono una nipote obiettiva, forse troppo, forse non dovrei, forse dovrei solo volerti bene. Ma da quando nonna se n’è andata non ci vediamo quasi mai. È che forse non ci capiamo, veniamo da due mondi opposti, tu dalla campagna, operaio fino a quarant’anni e poi in pensione, io dalla città, che ancora studio nella speranza di trovare un lavoro. Le tue stesse figlie ti vogliono bene, ma non ti capiscono. Mio padre ti vuole bene, ma non ti capisce. Hai sempre avuto un modo di porti tutto tuo, come se ogni intelocutore fosse dentro la tua testa, dentro il tuo corpo, un tuo gemello siamese. Ricordo quando ero bambina, e tu mi interrogavi in storia perché quella era la tua passione, ed eri convinto che fosse anche la mia. Non ho mai avuto il coraggio di dirti che la odiavo, e che ho preso il mio primo quattro già in quarta elementare. Ricordo quando andavamo al parco insieme, e giocavamo con il pallone: ero piccola, ma tu ti sei arrabbiato perché un giorno lo calciavo lontano, e tu dovevi sempre andarlo a riprendere. Ha sempre vinto uno strano timore reverenziale, perché tu eri quello più grande, quello che non potevo raggiungere. Eppure ci siamo voluti bene, ogni estate venivo da te con i miei giochi, pronta a insegnartene di nuovi, e tu mi accompagnavi al parco e poi a prendere il gelato, sempre insieme. Poi sono cresciuta, e di tutto questo non è rimasto che un ricordo. A casa era nonna che faceva tutto, il supereroe mascherato, cucinava, puliva, lavava, stirava, andava a fare la spesa, a comprare il giornale, e non si fermava mai, se mia madre aveva bisogno lei c’era, se io avevo bisogno lei c’era, sempre. E pensare che a volte ho desiderato che mi lasciasse in pace, nelle mie stupide pretese di essere grande abbastanza. Ma era un punto di riferimento importante, per tutti. Tu, nonno, sei rimasto da solo, e noi ti abbiamo promesso che ci saremmo stati, che non ti avremmo abbandonato. Ricordo il giorno del funerale, quando mi hai presa per una spalla e mi hai detto che nonna viveva per me, per vedermi un giorno laureata, con un lavoro, una famiglia, e invece è finito tutto così. Ho pianto, abbracciata a te. È stata la nostra abbracciatona, perché tu hai sempre saputo quando io odiassi i bacini. Con me sei sempre stato buono, ed io non giudico, non potrei mai farlo. Non ti giudico se non pensi più tanto a me, se quando vengo non mi dai più una banconota come faceva nonna, non mi offri più un cioccolatino da portare a casa come faceva nonna, non parli con me come faceva nonna. Non parliamo mai, come se non ci fosse più niente da dire. Lo so, non sono facile da coinvolgere, e a volte ti ascolto e basta, con gli occhi ammirati, perché tu racconti della guerra e della tua giovinezza, ed io sono profondamente ignara di tutto questo. Altre volte, ed io non lo capisco, prevale quel tuo lato egoista che la nonna ha per anni amato. Hai vissuto come un re, con una donna speciale, che ti ha coccolato fino all’ultimo giorno della tua vita, e che ha dato l’anima per te, amando anche i tuoi difetti, le tue brutte abitudini, le tue follie. Oggi siamo tutti qui, le tue due figlie, le loro famiglie, io, tua nipote, siamo qui per aiutarti. Ogni tanto cuciniamo anche per te, e se ci avanza una porzione te la portiamo di corsa, anche se tu hai detto che il riso era scotto, che la carne faceva un odore un po’ strano, anche se hai restituito una scodella perché non ti piaceva il profumo. Veniamo da te per farti le lavatrici, e aiutarti a trovare quei vestiti che nonna aveva stirato prima di andarsene via. Durante le feste apparecchiamo la tua tavola e stiamo insieme, nel tentativo di rendere quei giorni un po’ più felici. E non ti diciamo che il caffè sa di bruciato, perché è la sola cosa che offri col cuore a tutti, orgoglioso. Mia madre viene a trovarti ogni settimana, mia zia si è trasferita nell’appartamento accanto al tuo, e lo capisco, ti senti solo comunque. Ma non si può colmare il vuoto che nonna ha lasciato. Ti lasci troppo andare, anche davanti a quei piccoli acciacchi che alla tua età sono solo normali, vai dal medico se hai un minuscolo dolore, ti racconti come un malato terminale, e lo vedo, sei triste. Ma nonostante i tuoi anni sei forte e sei vivo. Purtroppo nonna si è ammalata davvero, e non ha avuto nemmeno il tempo per piangere il proprio male. Ma tu… Vorrei che fossi un po’ meno egoista, che non stravolgessi le nostre vite facendoci preoccupare, precipitare con te al pronto soccorso, nel cuore della notte, per sentire soltanto le conferme degli stessi dottori. Vorrei che non ti descrivessi come un malato solo e abbandonato, perché tu non sei questo. Ci siamo tutti. Anche nonna. Sì, proprio lei, che di te conosceva tutto, e che a differenza tua, dal letto d’ospedale, ha tolto i tubi e la mascherina solo per poter dire ai dottori che mia madre doveva andare al lavoro. Lei era semplicemente diversa. Manca. Lo so. Ma non tornerà indietro, per dirti di non rompere le scatole, di essere fiero della tua salute di ferro, di sorridere di più. Così te lo dico io, a distanza, che aspetto ancora di trovare un argomento di conversazione con te, e che probabilmente non capisco questo voler rinunciare alla vita, perché nonna non lo avrebbe voluto. Io la sento ancora, la vedo ancora, e so che anche tu la senti, la vedi. E allora chiediglielo. Chiedile un po’ di forza, di quella che lei aveva da vendere, e che ha usato ogni giorno fino alla sua ultima ora per nascondere il male, la sofferenza, la morte. Perché tu stai dannatamente bene, ma ci vorrebbe nonna in grado di fartelo capire. Solo che non c’è.

15 commenti Aggiungi il tuo

  1. Emozioni ha detto:

    Purtroppo, ci son persone, indifferentemente dalla loro età, che si lamentano, si piangono addosso.
    Non hanno il senso della gratitudine.
    E così facendo, non si rendono conto che allontanano le persone, le respingono inconsapevolmente.
    Mi spiace tanto.
    Prima che si apra una voragine, prova a parlare con lui. Digli che lo ami ma, così facendo, diventa difficile riuscire a comprendere il suo dolore.
    Prova Penny. Le lancette dell’orologio viaggiano veloci…

    1. ehipenny ha detto:

      È vero, è così…
      Tra di noi non c’è questo rapporto intimo purtroppo, e non c’è il coraggio da parte delle sue due figlie di parlare chiaramente con lui… si rischia sempre di sbagliare in questi casi… poi se ci mettiamo i tempi biblici per le operazioni e le code di mezze giornate al pronto soccorso, le persone si allontanano ancora di più…

      1. Emozioni ha detto:

        È un peccato, cara Penny.
        È un vero peccato…

      2. ehipenny ha detto:

        Lo so… però riconosco di dover migliorare sui miei slanci di affetto 😅

  2. È una bella lettera…il tuo nonno dovrebbe leggerla!!

    1. ehipenny ha detto:

      Lo so… è che sono così, io mi apro a fatica con le persone, mentre davanti al bianco esterno tutto… mi dicono in tanti che dovrei consegnare le mie lettere 🙂

  3. fulvialuna1 ha detto:

    Io vivo in questo momento una situazione simile, anche se non così drastica, con mia mamma. Mi sta logorando l’anima. tutta la colpa non l’ha, è anche la sua salute che procura dei problemi, ma sinceramente mai avrei pensato che mia mamma avesse preso determinati atteggiamenti.
    Stai comunque vicino a tuo nonno, loro vanno verso il tramonto.

    1. ehipenny ha detto:

      Forse sarà anche il dolore, o la sensazione che siano gli ultimi periodi da trascorrere con i figli… non lo so…
      Starò vicino a mio nonno, come posso, e a mia mamma sempre..

  4. Kikkakonekka ha detto:

    Potrebbe anche soffrire di depressione, per esempio. Io vedo mio padre, che avrà l’età di tuo nonno, in difficoltà ora che è rimasto solo.
    Bisogna capirli e voler loro bene così, senza porsi troppe domande.

    1. ehipenny ha detto:

      Lo so tu hai ragione, e io gli voglio bene davvero… non sono medico, ma depressione non credo, prima di questo problema usciva spesso, andava al centro anziani a vedere tutte le partite di calcio, incontrava qualche amico… ed eravamo tutti felici per lui, dovrebbe solo ritrovare quella voglia lì..

      1. Kikkakonekka ha detto:

        Allora potrebbe essere proprio depressione, no?
        Mio padre ci ha messo un anno prima di tornare a giocare a carte in patronato con gli amici.

      2. ehipenny ha detto:

        Ma lui usciva fino alla settimana scorsa, anche lui ha ricominciato circa dopo un anno dalla scomparsa di nonna… però aveva ricominciato

  5. Diemme ha detto:

    “che ti ha coccolato fino all’ultimo giorno della SUA vita”: non è facile sopravvivere alla morte di una persona tanto presente e tanto forte, ci si prova, a volte sembra anche di esserci riuscitii, ma non è così.

    Comunque un nonno che ti racconta le esperienze della propria vita è un patrimonio, approfittane più che puoi!

    1. ehipenny ha detto:

      Hai ragione…
      Ne approfitto, sono momenti magici :))

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