Alice

Alice è una ragazza strana, tutta particolare. Bassina, con i capelli un poco elettrici, un posteriore pronunciato, i denti sul giallo. Veste come una bimba, con la felpona dei Minions e i pantaloni che al polpaccio finiscono. Le scarpe fucsia sembrano quelle ortopediche. I guanti variopinti con la faccia del topo, erano inimmaginabili. Cammina ondeggiando in un moto alternato. Porta sulle spalle uno zaino da campeggio, con tre calcolatrici e una decina di quaderni, una scatola di spilli, una borsa color canarino. A volte dice cose strane, imbarazzanti, o le si incastra la lingua e allora comincia ad emettere suoni. Spesso la saliva giace all’angolo della bocca, pronta ad uscire al primo boccone di cibo. Un tempo era la ragazza che tutti prendevano in giro, quella in cui mi sono sempre rivista, bambina delle medie, sola. Per cinque anni ho pensato che non avrebbe mai potuto trovare il suo posto nel mondo. Per cinque anni è stata la ragazza che non ha mai preso un cinque, non si è mai distratta a lezione, non è mai uscita di sera, non hai mai avuto un fidanzato. Ero io. Ho odiato tutto questo, odiavo vederla e pensare che fossi così. Odiavo trovarmi dall’altra parte, a guardare la crudeltà della gente. Ma Alice non é mai cambiata per loro, non ha mai stravolto sé stessa, non ha indossato maschere di cartone per nascondere la faccia. Oggi siamo all’università. È cambiato tutto, e non dovrei certo odiarla, lo so. È sempre stata infinitamente buona, infinitamente amica. È anche con lei che ho trascorso i momenti migliori, perché noi anime buone l’abbiamo coinvolta, l’abbiamo portata là dove rifiutava di andare, fino a quella discoteca a Zante, dove un ragazzo ha chiesto di ballare con lei. Lo so, è infantile, è tremendamente brutto e irrazionale, ma sono invidiosa di lei. Si può chiamare così? Pensavo non avesse niente, e invece quelle maledette instagram stories mostrano lei con tanti amici, in un pub di sera. Mi ferisce, perché mi rendo conto di essermi sbagliata. Ma non è solo questo. Pensavo ingenuamente che esistessero persone migliori e persone peggiori, persone con un destino già scritto, sole per sempre, e persone piene di amici e di ragazzi bavosi. Ma al suo diciottesimo, chi è rimasto io non lo conoscevo. Ha sempre avuto una vita migliore fuori da scuola, mentre io ho sempre lottato per trascinare quella mia vita tra i banchi fuori dalle mura. Alice doveva essere la me passata. Ed oggi sembra aver superato la maestra. Non so spiegare perché mi faccia male, vederla così. Non ha senso per nessuno. È come se improvvisamente tutto fosse cambiato, ed io avessi perso per pochi minuti ogni genere di sicurezza, ogni possibilità di previsione. Mi chiedo: allora c’è qualcuno che non guarda all’aspetto fisico? C’è qualcuno che non considera minimamente l’accozzaglia di colori del suo guardaroba? C’è qualcuno che in macchina sopporta un silenzio tombale, perché Alice non apre bocca neanche per commentare il tempo? Sono io che sbaglio, io che non ci riesco? Non lo so. Perché mi arrabbio con una persona che non vedo da mesi, e mi torna in mente ogni volta quella paura di essere presa in giro con lei. Alice è sempre stata più sicura, più forte di me. Ha sempre avuto un coraggio sfacciato, e mentre io combattevo con la trasparenza per non essere notata, lei ha sempre navigato sotto la luce del sole. Sono invidiosa di questo? Dovrei essere felice, Dio lo vorrebbe. Ma è come se una foto mi dicesse: io ho qualcosa che tu non hai. Quel pub di sera. Io non ce l’ho. Ho tanto altro, ma Alice è come uno specchio appannato, in cui ancora vagamente distinguo una figura brutta, gobba, macchiata d’inchiostro sul naso, con la matita da rosicchiare tra i denti, e i brufoli sulla faccia. Non riesco a non pensarci: perché lei? È la domanda che i bambini invidiosi fanno, e in questo momento è questo che sono. Ma perché lei? Io che ho sempre sputato sangue per farmi spazio tra la folla di tori, io ero in quella discoteca di Zante, ma quel ragazzo non mi ha nemmeno guardata. Io ho sempre fatto di tutto per migliorare, e allora perché lei?

È brutto ritrovarsi a pensare che forse, preferirei non vederla mai più. Ma ecco, è l’istinto, quello che emana le sensazioni più violente e le spinge nel sangue, lo stesso istinto che spesso giudica prima di conoscere, e che sbaglia, certo, perché è infantile. Vorrei chiedere scusa ad Alice. Non sono mai stata giusta con lei. Perché quella che indossava la maschera di cartone, in quel caso, ero io.

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Il Signore dei Mici del Web ha detto:

    Alice nel paese delle Penny 😀

  2. Il segreto è farsi meno problemi possibile. Mi sto rendendo conto di avere una mente analitica, ma si vive molto meglio “alla giornata”

    1. ehipenny ha detto:

      E tu hai ragione! Ma come si fa? 😂

      1. Non ci si pensa, ci si passa sopra.

      2. ehipenny ha detto:

        Ci proverò 😊

  3. etiliyle ha detto:

    Spesso la maggior parte dei problemi siamo noi stessi a crearceli. L’aspetto esteriore conta fino a un certo ed è quasi sempre frutto della nostra interiorità. È quella che dobbiamo coltivare. Un bacio

    1. ehipenny ha detto:

      Hai ragionissimo, gran parte delle nostre paranoie ci limitano, anche se pensiamo di essercene liberati… fa parte dell’interiorità che a volte è fragile, e cerca il confronto con gli altri…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...