Breve storia vera con lieto fine

C’era una volta una ragazza di (sopran)nome Penny, che desiderava andare in discoteca con le amiche dell’università. Decise che avrebbe preso la macchina e caricato cinque persone sulla scatolina che è la Twingo. Decise di vestirsi comoda, con un top e un paio di jeans, perché tutti dicono che a ballare si fa fatica, si suda, ci si dimena con braccia e gambe. Penny non lo sapeva, non si era mai dimenata. Decise anche di andare in bagno per l’ultima volta, prima di uscire di casa, e qui ricevette il primo chiaro segnale del Destino con la D maiuscola: un tonfo sordo con schizzi d’acqua raggiunse le sue orecchie, in un quarto di secondo si voltò di scatto, sobbalzò, vide il cellulare a testa in giù nel water, e senza pietà per germi e batteri lo raccolse, lo smontò, lo coccolò nell’asciugamano, e insultò a vanvera i muri. Fortunatamente il cellulare sopravvisse al naufragio, e la serata poté proseguire. Secondo segnale del destino con la D maiuscola, il dover aspettare dalle dieci e mezza all’una, usurpando dei divanetti prenotati da altri, per le nostre braccia più corte dei genovesi e il non voler pagare l’entrata. Ingresso gratis, buffet di cibo gratis, divanetti a modo nostro gratis, acqua gratis, guardaroba gratis (alias la mia Twingo portaoggetti e spostapersone), cosa si vuole di più? Peccato che il Destino con la D maiuscola abbia mandato a Penny un subumano barbuto, armato di vodka lemon oscillante, più alto di lei di due teste, che parlava una lingua tra l’arabo, il giapponese, l’italiano, e lo slang dialettale, per disturbare la sua cosiddetta quiete. Costui per una buona mezz’ora si è dimenato con braccia e gambe dietro di Penny, secondo le regole del bon ton da discoteca. E Penny, secondo il bon ton delle belle e brave signorine, ha piantato il gomito nella sua schiena per una ventina di volte, immaginando fossero pugnalate mortali. Inspiegabilmente funzionò. Penny & co. chiesero a un tizio di scattare loro una foto, e dopo un primo fermo immagine, per un momento di pazzia fulminea, il tizio si volta e si scatta un selfie da solo, con il telefono non suo e il suo faccione in primo piano. Forse un segno del Destino con la D maiuscola, o forse semplicemente un membro disturbato dell’umanità. Da ultimo, al termine di una serata di complicazioni mentali di Penny, di tentativi di sciogliersi come un’anguilla all’amo, di dimenarsi e per di più con grazia e con galanteria, nonostante davanti agli occhi avesse due pinguine in costume intero tinteggiato alla Wonder Woman, ecco, al termine di tutto ciò, la polizia. La polizia che non si fida, e fa bene. La polizia che ferma ogni macchina all’uscita dalla discoteca, Penny compresa. Ma Penny sa che le regole vanno rispettate, Penny non ha nemmeno annusato un goccio d’alcol, e soffia nel macchinino con la spavalderia di chi conosce la lezione a memoria. Era la prima volta che la polizia fermava Penny. Il controllo è durato quaranta secondi, e Penny avrebbe potuto anche non avere la patente, o guidare un’auto rubata, perché il classico “patente e libretto” nessuno l’ha sentito. Meglio così. La serata è cominciata nel water di casa, ed è per forza di cose migliorata. Un lieto fine, no? Ah, già: i semafori li ho presi tutti rossi.

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Neda ha detto:

    Non ci credo che sei passata con il rosso.

    1. ehipenny ha detto:

      No no, intendevo che mi sono dovuta fermare a tutti i semafori 😅

      1. Neda ha detto:

        Meno male.

  2. Carinissimo come ci hai presentato la tua serata 😉

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie mille! Ci vuole un po’ di originalità 😆

  3. fulvialuna1 ha detto:

    E’ un classico il semaforo roso a ripetizione 😀

    1. ehipenny ha detto:

      Ho notato… o l’arancione che ti lascia in dubbio se accelerare rischiando sia controllato e ti spari una multa o se inchiodare bruciando freni e copertoni 😅

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