Qualcosa di strano

C’è qualcosa di strano, in me. Un meccanismo che s’inceppa, quando tutto ruota alla perfezione, fa bloccare il circuito e mi catapulta lontano, bloccata dalle manette dei sentimenti più ostili. Vorrei conoscermi, per potermi affrontare, ma a volte non capisco cosa ci sia di tanto sbagliato. La testa ragiona, la testa capisce, la testa sa che cosa vuole e che cosa vuole difendere. Il cuore, non lo so. È qualcosa di strano che mi fa sentire l’anello più debole, l’ultimo della catena, quello che se si perde non lo vede nessuno, quello che serve per riempire la squadra, ma alla fine la palla non la tocca quasi mai. Non sono questa, non voglio esserlo. Ma a volte mi sento talmente felice che rimango inebetita a contemplarmi da fuori, e mi dimentico di vivere. C’è qualcosa di strano in me, ecco. Qualcosa che forse nessuno ha, un raro difetto di fabbrica che da quando sono nata mi tormenta: la paura di vedere i bei sogni precipitare, infrangersi contro il primo muro, rimanere da sola senza più il mondo che prima conoscevo. Mi terrorizza la possibilità di poter perdere tutto. Mi paralizza il pensiero che potrei essere io a rovinare il bel sogno. È una cosa strana, lo so: è folle. Ma se c’è qualcosa che non va, io lo riconosco, e giuro che ci sto lavorando. É come un progetto da rielaborare, ci vorrà tempo, pazienza, fiducia, il sostegno degli altri, una spinta dietro la schiena. Vorrei smetterla di sprecare le occasioni, perché quelle non tornano. Le occasioni sfumano, ed io, quella strana, sono una statua di cera esposta al sole, una candela che si scioglie senza essere mai veramente una candela. Mi interessano le persone. Perché sembra che non sia così? Perché da fuori sembro un totem di legno? Un manichino da vetrina? Mi guardo da fuori, e mi prenderei a sberle per tutti quei silenzi lasciati morire, quei momenti in cui lo sguardo mi chiedeva “E tu?”, io?, io sono quella strana, lasciatemi stare. In passato mi hanno fatto sentire esattamente così, e nella mia timidezza di carattere, quella che non si toglie nemmeno con un getto d’acido, è rimasta intrinseca la paura. Quando dico che c’è qualcosa di strano, ecco, dico questo: per il timore di rovinare tutto, finisco per perdermi questo tutto per strada. Ci sono e non ci sono. Raccolgo le briciole, ma non ricordo nemmeno io il suono della mia voce. Quando ci ripenso la mia testa elabora, elabora tutte quelle frasi e quelle risposte che non sono mai uscite, rimaste impiccate alle corde vocali in sciopero, e mentre elabora mi flagella con i sensi di colpa, con le profezie di un futuro mostruoso, con gli sguardi allo specchio. C’è qualcosa di strano in me, che non ho trovato in nessun altro. Con le persone che incontro per la prima volta, sono un libro aperto pronto per essere letto. Ma dopo le prime pagine mi richiudo, stretto stretto nella copertina, con il titolo cancellato dalla polvere, e il desiderio che qualcuno mi prenda e mi scruti, pagina dopo pagina, portandomi alla luce. Chiedo troppo? Eppure a qualche persona ho dato tutto, quasi tutto, tutto al novanta per cento. Ne sono capace, il problema è che ho paura. E questa paura è come un muro presidiato dall’esercito in divisa: difficilmente valicabile, se non si ha in mano l’arma più forte. Ma anche questa potrebbe risultare essere una cosa strana.

13 commenti Aggiungi il tuo

  1. Il Signore dei Mici del Web ha detto:

    Beh, tu sei la Penny. 😁😁

      1. Il Signore dei Mici del Web ha detto:

        👍👍👍

  2. Petunia Bones ha detto:

    Tu sei Pennina sempre😚

    1. ehipenny ha detto:

      Questo è poco ma sicuro 😆

  3. Mariantonietta ha detto:

    forse non è timidezza ma riservatezza. Ti stai, appunto, riservando per qualcuno che valga la pena.

    1. ehipenny ha detto:

      Forse è così, forse un giorno lo capirò… sarà lo stesso giorno in cui mi aprirò a 360 gradi… forse 😁

  4. Erik ha detto:

    prova, guardandoti da fuori, a vedere quello che invece c’è di bello in quel qualcosa di strano che vedi in te… prova a pensare che magari altre persone vedono in se stesse qualcosa di strano e non permettono di vederlo agli altri, e prova a pensare a quando invece tu riesci a vederlo in ogni caso anche se loro credono sia impossibile… quando ci riesci o ti sembra di riuscirci probabilmente è proprio grazie a quel qualcosa di strano che senti di avere…
    ovviamente noi non ci conosciamo di persona e ciò che so di te è quello che ho letto nel corso del tempo e diciamo che hai scritto parecchio… quel qualcosa di strano ti rende un pò speciale e io non sarei convinto di volerlo cambiare e arginare per rischiare di conformarmi con la massa… è vero certe caratteristiche comportano qualche rinuncia, ma molto spesso il bello della vita sta nelle differenze….

    1. ehipenny ha detto:

      Hai trasformato tutto in una cosa bella, e ti ringrazio tanto per questo! Forse ognuno si guarda e non vede quello che vedono gli altri, c’è chi vede di più e chi di meno… non voglio conformarmi alla massa, anche se ci sono momenti in cui lo desidero in modo quasi automatico, perché conformarsi renderebbe tutto più semplice… ma dici bene che il bello sta nelle differenze :))

      1. Erik ha detto:

        🙂 un abbraccio 🙂

      2. ehipenny ha detto:

        Un abbraccio!

  5. massimolegnani ha detto:

    Mi sembra una “stranezza” assai diffusa. Naturalmente non la considero una stranezza ma un tratto del carattere che porta da una parte a guardarsi con severita’ e dall’altra a bloccarsi quando si dovrebbe esternare la propria vivacita’ intellettuale. Ti segnalo un blog di autoanalisi e autosostegno di un gruppo di ragazze che lamentano il tuo stesso atteggiamento. La promotrice e’ ilblogsenzafaccia.wordpress.com. Li’ troverai i riferimenti al sito che ti dicevo. Quanto meno ti accorgerai di non essere affatto “strana”
    🙂
    ml

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie mille! Hai colto ciò che intento perfettamente, e sicuramente io la chiamo stranezza perché la vivo, come chiunque critico verso di sè… farò un salto nel blog che mi hai detto, volentieri 😉

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